“Intervista” Staderini: «Col SuperInps risparmi zero»

11/06/2007
    lunedì 11 giugno 2007

    Pagina 25 – Economia &Finanza

      Intervista
      Marco Staderini – presidente Inpdap

        “Col SuperInps
        risparmi zero”

          ROSARIA TALARICO

          ROMA

          No all’ente previdenziale unico. Marco Staderini, presidente dell’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica, oltre che esponente dell’Udc, boccia il progettato SuperInps, e contropropone sinergie tra i diversi istituti per abbattere i costi.

          Presidente, dica la verità, ha paura che qualcuno le sfili via la poltrona?

            «Io e i presidenti degli altri enti, non difendiamo la nostra posizione. Siamo in una fortunata coincidenza: a dicembre il nostro mandato scade. Per cui è davvero per convinzione che ritengo inutile e dannosa una fusione di così grandi proporzioni».

            Ci spieghi perché.

              «Innanzitutto, il SuperInps di cui si parla determinerebbe una destabilizzazione degli enti compromettendone il funzionamento. Nell’immediato, anziché una riduzione dei costi, si avrebbe un aumento: ad esempio, l’allineamento retributivo del personale dei vari enti (che operano con diversi regimi) sarebbe naturalmente verso l’alto. Inoltre, trattandosi del settore pubblico, non sarebbe contemplata la possibilità di ridurre il personale in esubero in seguito alla fusione».

              Le cifre circolate parlano però di un risparmio consistente, nell’ordine dei miliardi di euro.

                «Sono numeri fantasiosi, non confermati e supportati da serie verifiche. Per ora sono voci. Si oscilla tra 1,5 e 3 miliardi di euro. C’è stato un effetto annuncio a livello governativo, ma poi non ci sono all’orizzonte progetti reali e dati con una base logica. A livello parlamentare se ne sta interessando più concretamente Elena Cordoni, la presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali che ha iniziato a sentire i vari enti. Bisogna pensare che il primo obiettivo non è economico, ma mettere al centro il servizio da offrire ai cittadini».

                Quali sono i passi concreti in questa direzione?

                  «Il ministro del Lavoro ha chiesto che si incontrino i direttori generali dei vari enti per discutere proprio di sinergie. In circa un mese ci sono state quattro o cinque riunioni e spero che presto sarà possibile un confronto con i sindacati e l’opinione pubblica rispetto a quanto emergerà da questi incontri».

                  E allora, senza SuperInps, qual è la soluzione secondo lei?

                    «Io penso a utili sinergie tra i vari enti. In Inpdap ad esempio le abbiamo già attuate per quanto riguarda il settore informatico e immobiliare. Mi sono avvalso del software messo a punto dall’Inps riadattandolo alle nostre esigenze, e ottenendo risparmi considerevoli in termini di tempo e di denaro. Inoltre siamo tornati dopo alcuni anni di esternalizzazione alla gestione diretta del nostro patrimonio immobiliare. Abbiamo risparmiato circa 100 milioni di euro coinvolgendo l’Agenzia delle entrate nella riscossione dei pagamenti dei nostri inquilini che utilizzano i comuni modelli F24. Poi è necessaria una volontà coercitiva».

                    Cosa intende?

                      «Servono leggi che limitino la discrezionalità degli enti quando si tratta di sinergie. Oppure il ministero del Lavoro deve dotarsi di un’apposita struttura di controllo».

                      Niente di buono in questa idea di fusione

                        «Ha senso ragionarci e di sicuro c’è parecchio da razionalizzare. Settori come l’informatica, la gestione del personale e del patrimonio immobiliare potrebbero essere agevolmente oggetto di sinergie. Ma piuttosto che inventare un gigante che gestirebbe 540 miliardi di euro l’anno sarebbe molto meglio creare una “holding previdenza”. Si può inoltre intervenire sui controlli per evitare gli sprechi. Ma senza una base certa devo pensare che l’idea del SuperInps è solo una operazione di potere».

                        Ma è proprio sicuro che una cura dimagrante per gli enti previdenziali non sia salutare?

                          «È un discorso demagogico dire che eliminando tre o quattro consigli di amministrazione si risparmia. Non è significativo sul piano economico, dovendo inoltre tenere presente il servizio e l’efficienza da offrire al cittadino. E poi bisogna sfatare un mito sui cosiddetti carrozzoni pubblici accusati di costare troppo. Da noi il costo del personale e di gestione dell’istituto è meno dell’1% del volume totale».