“Intervista” Soldi (Coop): «Coop difende la produzione nazionale»

05/10/2004


            martedì 5 ottobre 2004

            «Coop difende la produzione nazionale»

            Soldi: interessati alla vendita di Esselunga. Previsti investimenti per 1,6 miliardi

            Roberto Rossi

            MILANO Investire, ingrandirsi, magari anche con Esselunga, se solo fosse in vendita, per contrastare la possibile invasione degli americani e contribuire a tutelare il sistema produttivo nazionale. Il tutto, come ci dice Aldo Soldi, presidente della Coop, che oggi a Roma festeggerà i 150 anni di vita, «senza perdere di vista lo scopo principale del gruppo: quello di proteggere il potere d’acquisto».

            La grande distribuzione non sta attraversando un gran momento. Qual è lo scenario che gli operatori hanno di fronte?

            «Uno scenario non piacevole. Per quanto riguarda i consumi alimentari siamo in una fase di contrazione che credo durerà ancora».


            Perché?

            «Perchè continuano ad aumentare i prezzi di servizi, tariffe, alcuni prodotti come i carburanti. Ma contemporaneamente la ricchezza delle famiglie e il reddito disponibile si vanno erodendo sempre più. E con il portafoglio vuoto non si consuma certo di più».

            Che impatto avranno sul bilancio della Coop?

            «È difficile fare delle previsioni ora. Bisogna aspettare la fine dell’anno che è sempre un periodo particolare perché di solito c’è un’accelerazione nei consumi. Ritengo complessivamente che registreremo dati inferiori rispetto allo scorso anno».

            Anno in cui avete chiuso con 11 miliardi di fatturato. Quali sono le misure in opera per invertire questa tendenza negativa?

            «La prima risposta che vogliamo dare è quella della convenienza. Pensiamo che si difenda il potere d’acquisto con una politica dei prezzi competitiva. È da maggio che stiamo facendo un’operazione di blocco dei prezzi dei prodotti a marchio ed è da maggio che stiamo anche facendo un’operazione di ribasso del 10% di 150 prodotti di largo consumo familiare».


            Tra i prodotti a largo consumo ci sono anche i medicali. Un settore sul quale Coop sta cercando di espandersi. A che punto è il tentativo?

            «Siamo agli inizi è ancora presto per esprimere delle valutazioni. Alcune cooperative hanno partecipato a operazioni di privatizzazione di farmacie pubbliche e comunali provando a entrare in questo canale nuovo. Ma fino a questo momento è difficile dire a che punto è lo stato delle cose».


            Diverso il discorso per medicinali da banco?

            «Sì. Crediamo importante permettere alla grande distribuzione, e noi tra quella, potesse vendere i medicinali da banco. Cosa che accade in molti paesi del mondo con risparmi evidenti».


            Che tipo di investimenti avete in programma?

            «Consistenti e sull’intero territorio nazionale. Vogliamo intensificare la nostra presenza in tutte le regioni attraverso le diversi tipologie che compongono la rete Coop (discount e i piccoli, medi, grandi supermercati)».


            Quanto investirete?

            «Da qui al 2007 prevediamo 1,6 miliardi di euro con l’apertura di 107 nuove strutture: 28 ipercoop e 79 supermercati, per 14mila nuovi posti di lavoro».


            Tra gli investimenti rientra anche l’acquisizione di Esselunga?

            Ride. «Non lo so se Esselunga è in vendita. Come ho già detto se fosse in vendita noi saremmo interessati».


            Ma avete avuto contatti?

            «No. Di nessun genere».


            Ingrandirsi serve anche a mettersi al riparo dall’invasione della grande distribuzione straniera, come quella americana di Wal Mart?

            «Wal Mart è un distributore che ha un volume d’affari superiore a un prodotto interno lordo a tante nazioni del mondo. È un distributore agguerrito e potente con risorse immense e quindi come tale non è mai piacevole averlo di fronte come concorrente. Bisogna anche ricordare, però, che la presenza di Wal Mart in Europa non è stata coronata sempre da successi».


            Ma è realistico parlare di Wal Mart Italia?

            «È ipotizzabile. In Italia abbiamo un sistema distributivo ancora arretrato. Ci sono enormi spazi per la grande distribuzione. Dal punto di vista economico Wal Mart, o chi per essa, ha tutte le ragioni per approdare da noi».


            Sarebbe preoccupante avere gli americani nella grande distribuzione?

            «Sarebbe preoccupante per il nostro sistema produttivo nazionale più che per gli operatori. Wal Mart fa soldi soprattutto perché stipula accordi di livello internazionale con le grandi imprese produttrici di livello internazionale. In Italia questo potrebbe avere effetti negativi perché nell’alimentare il sistema produttivo comprende sia grandi imprese sia, però, tantissime piccole e medie imprese che rischierebbero di essere espulse dal mercato. Gli americani si portano dietro i loro contratti. E si portano i loro prodotti».