“Intervista” Smolizza: «Situazione esplosiva»

10/02/2003


Sabato 08 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO
Smolizza: «Situazione esplosiva»


MILANO – Tra collaboratori e professionisti sono già quasi due milioni e mezzo. Un esercito di iscritti alla gestione separata dell’Inps che versano piccoli contributi e tra una quindicina d’anni cominceranno a ritirare una pensione povera. La situazione dei co.co.co. prelude a un futuro insostenibile, secondo Aldo Smolizza, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto.
Presidente Smolizza, i collaboratori coordinati e continuativi sono quasi raddoppiati in tre anni, con un milione di nuovi iscritti. Che cosa si prevede nei prossimi anni?
Quest’area è destinata a crescere ancora, anzi a esplodere prestissimo per effetto dell’ingresso degli associati in partecipazione. Avevo denunciato mesi fa questo tipo di contratto, che sfugge ai contributi previdenziali. Nella legge delega è stato presentato un emendamento che estende agli associati il sistema dei collaboratori.
E che impatto avrà questa estensione?
Gli associati sono concentrati nelle piccole e piccolissime imprese e sono circa mezzo milione. Questo vuol dire che la gestione dei parasubordinati avrà quasi tre milioni di iscritti. Se si aggiungono artigiani e commercianti, si vede che la gran parte dei lavoratori ha contributi molto bassi.
L’aliquota dei parasubordinati salirà gradualmente.
Sì, ma è un cammino lento. Si arriverà al 19% nel 2014 e sarà già troppo tardi. L’allarme sulle pensioni riguarda soprattutto gli iscritti nati dagli anni 60 in poi che tra quindici, vent’anni saranno vicini alla pensione e la crescita graduale non li aiuterà.
Quindi bisogna aumentare i contributi?
È una questione di scelte. Non mi scandalizzerei se la decisione di mantenerli bassi o di attuare la decontribuzione in altri settori fosse sostenuta dal ricorso alla fiscalità generale. In qualche modo bisognerà sostenere queste pensioni. Chiaramente le decisioni andranno prese con le parti sociali. E per la previdenza integrativa ci vorranno strumenti di garanzia che evitino i rischi dei fondi di investimento: una parte potrebbe essere affidata alla mano pubblica.
Tutti i collaboratori sono a rischio pensione?
Ci sono persone che hanno scelto la collaborazione, per questioni di autonomia e libertà. Magari fanno anche attività ben retribuite. Altri sono obbligati a diventare co.co.co. e spesso sono lavoratori di fatto subordinato. Diciamo che il primo caso è più frequente al Nord mentre al Sud c’è molta elusione e i compensi sono bassi.
Aumentando i contributi c’è il rischio che questi lavoratori finiscano nel sommerso.
È vero. Ma come ho detto non è indispensabile aumentare i contributi. Si può riequilibrare la situazione attraverso la fiscalità generale. Se si vuole mantenere bassa la contribuzione e allo stesso tempo avere un sistema pensionistico dignitoso in qualche modo bisogna intervenire. E poi bisogna risolvere il problema di fondo legato all’elusione e al sommerso.
Cioè?
Alcune attività manifatturiere hanno ricavi superiori ai costi del lavoro regolare. A quel punto si ricorre al nero o ad altre forme di taglio dei costi. Succede anche nei subappalti. Su queste lavorazioni specifiche si deve decidere se ridurre i costi oppure dirottarle all’estero.
La soluzione può essere il contratto sul territorio?
È una questione di attività non di territorio. Occorre valutarlo all’interno del settore, perché anche al Nord ci sono queste situazioni.
ALESSANDRO BALISTRI