“Intervista” Siri: «No alle farmacie-bazar»

12/04/2001


giovedì 12 aprile 2001

PRIVATIZZAZIONI • Siri (Federfarma): con le multinazionali si creano solo catene commerciali vietate dalla legge

«No alle farmacie-bazar»
Dopo lo sbarco di Gehe anche a Milano i titolari di esercizi sono pronti a nuove battaglie legali

ROMA. Le catene di farima-
cie affidate alle multinaziona-
li? Un rischio per i cittadini.
Che faranno nascere "bazar" a
puri fini commerciali, come in
Italia e nella Ue (Gran Breta-
gna esclusa) è vietato. Non usa
il fioretto Giorgio Siri, presi-
dente di Federfarma, associa-
zione dei l6mila titolari di far-
macia, per contestare la crea-
zione di Spa per l’affidamento
a non farmacisti delle farmacie
comunali. Ultimo caso è stata
la cessione del Comune di Mi-
lano, contro il quale, come sta
avvenendo in tutta Ialia, sarà
guerra di carte bollate.
Dottor Siri, perché ve la
prendete con i sindaci che
vendono le proprietà comu-
nali? Tutte, o quasi, le parti
politiche dicono che è l’ora
di privatizzare…
Proprio non capisco l’accani-
mento dei sindaci contro le leg-
gi del Parlamento. E contro
l’interpretazione della legge da
parte del Viminale. Il ministro
Bianco ci ha confermato in via
ufficiosa la validità della circo-
lare. Circolare che abbiamo ri-
cevuto da due sottosegretari e
che conferma un indirizzo del
Parlamento.
Ma le multinazionali vi ter-
rorizzano tanto?
Le catene di farmacie sono
vietate dal nostro ordinamento
e da quasi tutta la Ue, Gran
Bretagna esclusa. Tanto che la
Gehe, che è tedesca, in Germa-
nia non può creare alcuna cate-
na di farmacie.
Ma che ci perde il cittadi-
no se la farmacia è di una
multinazionale?
Ci perde, almeno per due
motivi. Chi investe tanto dena-
ro ha almeno due necessità:
indurre l’aumento dei consumi
e razionalizzare le spese.
Ebbene?
Aumentare i consumi signifi-
ca dover massimizzare le ope-
razioni commerciali: il contra-
rio dei principi del Ssn. E i
bazar della salute non portano
all’appropriatezza dei consu-
mi. Non capisco perché il mini-
stero della Sanità non abbia
preso posizione.
E perché razionalizzare le
spese sarebbe un pericolo?
Porterà alla chiusure delle
farmacie "non utiti", quelle de-
centrate e commercialmente
meno appetibili. Entro qualche
anno le farmacie meno "inte-
ressanti" scompariranno di sce-
na. E il personale diminuirà.
I Comuni però non hanno
dubbi. Proprio loro che sono
i primi a essere giudicati sul
piano dei servizi.
Il fatto preoccupante è che i
Comuni ci guadagnano a ven-
dere. Si rivolgono alle multina-
zionali perché offrono cifre as-
solutamente irreali. E se stacca-
no assegm per un valore più
che doppio rispetto al valore
del bene, ci sarà una ragione.
Ma anche i farmacisti
"fanno commercio": si parla
di 3Omila mld l’anno, 1,5
mld per esercizio…
Oggi la quota extra farmaco
è solo il 15% del fatturato delle
farmacie. Non siamo un ba-
zar. Ma c’è dell’altro…
Ci dica.
Faccio solo un esempio: la
legge stabilisce che a fronte di
farmacie di nuova istituzione,
il Comune ha il diritto di prela-
zione. Cosa accadrà adesso? I
Comuni eserciteranno ta prela-
zione per poi dare tutto in ma-
no alle multinazionali?
I "supermarket" possono
però garantire gestioni più
efficaci.
Già oggi i farmacisti, con
semplici programmi di infor-
matica, possono gestire aI me-
glio acquisti, uscite e magazzi-
no. Non vedo dove sta il pro-
blema, per quanto ci riguarda.
Anzi.
Anzi?
Se si paga il doppio un bene
che vale cento, significa che si
vuole guadagnare due volte da
quella attività.
Non è un caso che la far-
macia sia appetibile.
Sicuramente. E questo ci
preoccupa. I farmacisti non so-
no gestori della prescizione.
Non vorrei che domani farma-
cisti, grossisti e produttori di-
ventassero un tutt’uno. Finaliz-
zando le vendite. Ma se doma-
ni il farmacista sarà anche pro-
duttore (e distributore) di far-
maci, potrà indirizzare i consu-
mi. Come cittadino non sarei
tranquillo.
Dunque, barricate alzate?
Faremo cause su cause, in-
pugnative e ricorsi. Faremo il
possibile e l’impossibile. E le
assicuro, non per un interesse
di bottega.

ROBERTO TURNO