“Intervista” Scarpa: «Un albo delle guardie giurate per garantire la loro preparazione»

12/05/2003

            domenica 11 maggio 2003

            Scarpa, Filcams Cgil
            «Un albo delle guardie giurate
            per garantire la loro preparazione»

            ROMA «Il fatto che oggi ci sia una riflessione sulle armi, dalle licenze alla detenzione, per inserire controlli più severi, è assolutamente positivo. Però dovrebbero seguire altri atti che vanno nella stessa direzione. Non è così. Da parte nostra, da tempo ci stiamo battendo per l’istituzione di un albo
            nazionale degli operatori della vigilanza privata, ossia le guardie giurate, perché da un lato ci sia un riconoscimento del loro ruolo così importante e delicato. E dall’altro sia garantita un’adeguata preparazione tecnico-professionale, visto che si tratta di persone che devono utilizzare anche le armi per il loro lavoro. La nostre richieste sono finora cadute nel vuoto. Il governo fa orecchie da mercante, preferendo scorciatoie che potrebbero rivelarsi anche piuttosto pericolose».
            Maurizio Scarpa è segretario nazionale della Filcams-Cgil, assai critico verso la deriva da destra repubblicana americana del governo sulla sicurezza, che non risolve nessuno dei problemi dei "vigilantes": «Da molto tempo, come sindacato, abbiamo posto l’esigenza di una riforma del settore della vigilanza privata, che ne definisca finalmente ruolo ed ambito di competenze. Invece il governo di centro-destra approfitta di questa
            giusta esigenza per tentare di imporre un ottica paramilitare».
            La proposta berlusconiana in materia di "sicurezza sussidiaria" è da bocciare?
            «Senza dubbio. Perché non affronta i nodi veri della definizione dello stato giuridico degli operatori, della loro formazione, dello sviluppo del controllo della professionalità e della solidità delle imprese, per il conseguente rilascio delle licenze. Si sposta invece l’asse verso una "polizia sussidiaria" con l’aggravante di essere privata. Il rischio
            è quello di una moltiplicazione degli apparati, in un paese come il nostro dove si contano cinque corpi di polizia nazionale più la polizia locale».
            E questo cosa potrebbe produrre?
            «Lo dico in due parole: confusione e disarticolazione. E c’è poi una preoccupazione aggiuntiva…
            Quale?
            «La proposta del governo sancisce la subalternità delle guardie giurate alle attuali forza di polizia, con un evidente tentativo di scaricare sulla vigilanza tutti quei servizi dequalificati e marginali, che il Viminale non intende più svolgere, cercando anche in questo modo di ridurne i costi a scapito
            della qualità del servizio».
            Ma quando si parla di sicurezza, la qualità dovrebbe venire prima dei costi…
            «Esatto. Da tempo denunciamo come l’atteggiamento della "committenza pubblica" sia solamente orientato alla riduzione dei costi. Così è stato generato l’attuale degrado del settore. Un degrado, ci tengo a sottolinearlo, che è stato pagato a caro prezzo dai lavoratori sul versante della sicurezza
            e dell’integrità fisica, con decine di morti in servizio.
            g.cip.