“Intervista” Scajola: «Gli 007 non c´entrano Si sa chi ha fatto uscire quelle lettere»

01/07/2002




(Del 30/6/2002 Sezione: interni Pag. 3)
intervista
«Gli 007 non c´entrano
Si sa chi ha fatto uscire quelle lettere»
Scajola: «Le carte erano dentro il computer del professore e per trovarle non c´era bisogno di competenze particolari. Fare quel nome non spetta a me, ma non tarderà a venire a galla»

SONO profondamente irritato. Qui il problema è che non abbiamo ancora preso gli assassini di Biagi e di D´Antona, non questo giallo delle lettere. Anche perché non c´è nessun giallo». Claudio Scajola è appena sceso dall´aereo che lo ha riportato in Italia da Cipro, l´isola diventata qualche settimana fa tappa di smistamento dei tredici palestinesi assediati a Betlemme. Ma è un altra vicenda di violenza, di sangue e di veleni quella che ha inseguito il ministro dell´Interno in questi due giorni. «La cosa vergognosa è che si parli di argomenti di cui si è già parlato, che si dica che vanno chiarite cose che sono già chiarite. Si vuole riproporre il tema delle scorte quando il problema è il terrorismo. Non dobbiamo assolutamente credere che la tutela sia la soluzione, perché i terroristi colpiranno comunque ancora».

Signor ministro, leggendo le lettere di Marco Biagi salta però agli occhi l´angoscia di un uomo che chiede di essere tutelato.

«Lo so e sono molto amareggiato, perché con questo problema ho fatto i conti subito, quando è emerso all´indomani dell´assassinio di Biagi. Sono il ministro dell´Interno che ha rivoluzionato il sistema delle scorte dopo trent´anni di cattivo funzionamento. Sono andato in Parlamento e ho detto come stavano le cose, ho spiegato tutto nei dettagli, ho fatto nomi e cognomi e ho detto quali erano le responsabilità. La questione della scorta di Biagi noi l´abbiamo ricevuta in eredità dal governo precedente eppure non abbiamo fatto polemiche perché nelle polemiche non c´è rispetto per una vita perduta. La novità di tutta questa storia sono le lettere e adesso si comincia anche a capire chi le ha tirate fuori. Dalle lettere emerge un clima di rapporti molto tesi all´interno del mondo del lavoro. Biagi si scaglia contro Cofferati. Cosa c´entra il problema delle scorte, che abbiamo affrontato a suo tempo?»

Lei dice che si comincia a capire chi ha «dissotterrato» le lettere. Può essere più preciso?

«Non sono il tipo che dice le cose che non sa. E non sono io a condurre le indagini».

Dalla lettera di Biagi al presidente della Camera, emerge che il capo della polizia era al corrente delle richieste del professore. Ne ha parlato con lui?

«Venerdì, quando l´ho saputo, ho parlato con De Gennaro. Il capo della polizia mi ha detto che si era incontrato con Casini due giorni dopo la fine del G8, nel luglio scorso, per informarlo di quel che era successo a Genova. Alla fine di una conversazione dedicata soprattutto a questo argomento, il presidente della Camera aveva detto a De Gennaro: "Guardi che Biagi è preoccupato e chiede un rinforzo della scorta". De Gennaro aveva fatto una verifica e aveva spiegato a Casini la situazione in quel momento. Gli aveva detto cioè che Biagi aveva la scorta dove serviva».

Lei ha sostenuto che De Gennaro non l´avvertì. Come è possibile?

«Ma scusi, perché il capo della Polizia dovrebbe informare il ministro dell´Interno che ha avuto un incontro istituzionale con il presidente della Camera? Chi pone questo problema non ha la mimima idea di quali sono i compiti e il ruolo del ministro dell´Interno e di come è articolata l´organizzazione del ministero. C´è un capo della polizia, ci sono i prefetti, c´è un capo delle scorte, e ognuno ha delle responsabilità precise. In questa vicenda delle scorte, come vede, non ci sono novità e non ci sono fatti di cui il Parlamento non è stato informato. Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che fino a prima della riforma il sistema delle scorte faceva acqua. Tanto è vero che all´indomani dell´assassinio di Biagi siamo intervenuti con una riorganizzazione radicale. Ma la questione vera non è questa. La novità, insisto, sono le lettere».

Che qualcuno ritiene siano venute fuori per iniziativa di agenti o di uomini dei Servizi…

«Ma quali Servizi, non c´è alcun mistero. Le carte erano dentro il computer di Biagi e per farle uscire non c´era bisogno di nessun intervento particolare. La procura che conduce le indagini e i tecnici che hanno esaminato il computer avrebbero potuto accorgersene benissimo».

La Procura però alcune di queste lettere non le ha.

«Io su questo non mi pronuncio, posso solo assicurare che i Servizi di quelle lettere e di quel computer non si sono occupati. Si sa benissimo chi le ha fatte uscire. Ed è anche facile capire chi le ha manipolate per evitare che fosse reso pubblico il riferimento a Cofferati. Del resto, il giornale che le ha pubblicate, quando ha fatto i controlli, ha avuto dal direttore generale di Confindustria Stefano Parisi la versione completa della lettera che era stata manipolata…».

Chi le ha fatte uscire, quindi?

«Ripeto: non tocca a me dirlo ma a chi conduce le indagini. Se posso darle la mia impressione però, il nome della persona che ha divulgato le lettere non tarderà a venire fuori».

r. i.