“Intervista” Sartori: «Ciampi cominci a intervenire»

16/01/2002


 
Pagina 4 – Interni
 
Giovanni Sartori: il presidente usi i poteri che ha
 
"Ciampi cominci a intervenire è solo un persuasore disarmato"
 
L’INTERVISTA
 
 
 
Ora il Quirinale deve bloccare la legge sul conflitto di interessi, che è un grave pericolo per la democrazia
Sulla giustizia doveva convocare il Csm subito dopo il discorso di Borrelli: avrebbe dato un segnale forte
"La convocazione delle parti sociali? E’ una prassi scontata: li vede, poi non cambia nulla"
 
GIOVANNA CASADIO

ROMA — Professor Giovanni Sartori, il presidente Ciampi interviene e convoca le parti sociali; chiama il comitato di presidenza del Csm e invita al dialogo e al confronto sulla giustizia. Non più solo persuasione morale, esortazione, come lei sempre gli rimprovera: il capo dello Stato è uscito dalle semplici esternazioni, non crede?
«Ma dov’è la novità? Il potere di convocare il presidente l’ha sempre avuto: la persuasione disarmata si è visto a quanto serve… Un capo dello Stato può convincere le parti e le parti vanno, lo ascoltano e fanno come prima: se si ferma lì siamo sempre allo stesso punto».
Il ministro del Welfare, Bobo Maroni ha parlato di interventismo del presidente: lei ritiene al contrario che non usi i poteri che la Costituzione gli dà?
«Io mi interesso dei poteri che il presidente della Repubblica ha e che può esercitare. Poi, per esempio sulla questione del "giustizialismo", essendo il presidente del Csm avrebbe potuto convocare il Consiglio superiore della magistratura il giorno dopo la denuncia di Borrelli: allora avrebbe avuto un significato, sarebbe stata la dimostrazione di un atteggiamento di vigilanza. Comunque, sono questioni diverse: una cosa è un intervento del capo dello Stato, altro è esercitare i poteri che la Costituzione gli dà».
I
eri tuttavia è tornato il Ciampi "concertatore".
«Carlo Azeglio Ciampi viene dall’esperienza della Banca d’Italia, queste sono le cose che lo appassionano e che comprende meglio e per le quali si è impegnato quand’era presidente del Consiglio, quand’era ministro del Tesoro. Ci sono problemi che appartengono alla vocazione che deriva dalla sua esperienza professionale: l’Europa economica, l’ingresso dell’Italia nell’euro, il pareggio del bilancio. In materia di riforme costituzionali e istituzionali lui ha sempre detto che basta farle, senza guardare alla sostanza delle riforme».
Il punto sul quale lei, professor Sartori, ritiene indispensabile l’intervento di Ciampi è soprattutto uno: la legge sul conflitto d’interessi?
«Il conflitto d’interessi è quasi tutto. È lo strapotere di Silvio Berlusconi che viola tutte le regole di fondo della democrazia: viola il principio del controllore controllato perché è un controllore che controlla se stesso, e questo va contro uno dei principi del costituzionalismo. Viola inoltre tutte le regole antitrust, perché il premier Berlusconi è un monopolista. Avendo tutta la tv privata ed essendo in procinto di conquistare quella pubblica, possiede il sistema della comunicazione di massa, quindi della formazione del consenso. E mettendo insieme potere politico e impero economico ha un potere doppio, che in nessuna democrazia occidentale mai nessuno ha avuto».
Lei suggerisce a Ciampi di bloccare, non firmandola, la cosiddetta legge Frattini?
«Se si guardano tutti i capi di governo di tutte le democrazie occidentali nessuno è straricco o capitalista, eccetto che in Usa. Né Blair, né Jospin, o Schroeder e Aznar. E gli Usa sono il paese che più di ogni altro ha imposto la dismissione del patrimonio economico e quindi…».
Quindi?
«Il capo dello Stato non può avallare la violazione delle regole della democrazia. Firmando il disegno di legge Frattini ne diventerebbe o ne diventa corresponsabile, poiché equivale a una licenza di uccidere: può fare tutto quello che vuole».
Al potere di veto il presidente Ciampi dovrebbe ricorrere anche per altre leggi?
«Tutte le volte che fosse necessario. Se in Italia presentassero un disegno di legge in cui si abolisse la libertà d’espressione, ha il dovere di non firmare».