“Intervista” Sacconi: sul Patto per l’Italia governo disponibile al confronto

17/09/2002



17 settembre 2002

Il sottosegretario al Welfare: sì al dialogo prima della manovra ma senza tagli alla spesa sociale

Sacconi: sul Patto per l’Italia governo disponibile al confronto


«Sulla previdenza c’è una riforma in Parlamento che può essere migliorata, ma nessuno punta a interventi forzosi sull’anzianità»

      ROMA – «Sana dialettica tra le parti». Non c’è alcuna rottura nei rapporti tra governo e Confindustria secondo il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. La lettera inviata ieri dal presidente degli industriali Antonio D’Amato al premier sollecita una verifica del Patto per l’Italia prima della Finanziaria che l’esecutivo è disponibile a concedere. Entro certi limiti.
      Allora, è già finito l’«idillio» tra governo e Confindustria?
      «Non c’era "idillio" o "collateralismo" prima. Non c’è rottura oggi».

      E allora che succede?

      «C’è una sana dialettica che fa giustizia di tante polemiche strumentali».

      Dialettica? D’Amato qualche giorno fa ha parlato d’«ingiustificato ottimismo» riferendosi alle stime di crescita del governo e di «disastro» a proposito dell’aumento del debito
      .
      «Stiamo ai fatti: D’Amato ieri ha scritto al premier per chiedere un confronto in tempo utile prima del varo della Finanziaria che assicuri il rispetto del Patto per l’Italia. Quel Patto è fatto di contenuti e di metodo. Devo presumere che implicitamente ci venga rimproverata l’assenza di qualche preventivo confronto».

      Quanto ai contenuti, resta la richiesta di Confindustria d’intervenire sulla spesa sociale.

      «D’Amato non può chiedere il rispetto del Patto e poi non considerare che esso contiene sì l’impegno a fare certe cose, ma anche a non farne altre senza un confronto con le parti sociali».

      C’è spazio per un confronto sulla spesa sociale?

      «C’è spazio per rivederne la composizione, visto che ci siamo impegnati tutti a non ridurne la quantità».

      Niente riforma delle pensioni?

      «Sulle pensioni c’è una delega in Parlamento migliorabile. Per il resto credo che nessuno voglia interventi forzosi sull’anzianità, visto che aziende come Telecom e Fiat vi hanno appena fatto ricorso».

      E l’accusa di eccessivo ottimismo?

      «Il governo ha declinato alcuni obiettivi raggiungibili sulla base degli indicatori allora disponibili. Il Patto di luglio fu sottoscritto proprio tenendo conto di quegli indicatori e attribuendo agli impegni assunti una funzione anticiclica. Adesso bisogna attuarlo evitando una manovra repressiva. Per questo attingeremo a risorse frutto di misure straordinarie, come il condono».

      Che D’Amato definisce «misure tampone».

      «Ingiusto perché il condono si legittima con la riforma fiscale».

      Su un punto però il governo rischia di scontentare tutti: il tasso d’inflazione cui riferirsi nel rinnovo dei contratti.

      «Anche qui il Patto contiene un impegno: arginare prezzi e tariffe. Discuteremo di come tenere a bada la bolla inflazionistica».

      Non siamo già oltre?

      «Niente affatto: lo scostamento tra inflazione reale e programmata nel biennio è di poco superiore all’1%».

      Ma i sindacati protestano. Tutti. Non temete un ricompattamento?

      «Con la Cgil che chiede il ritorno alla scala mobile e Cisl e Uil che puntano invece a modificare il modello contrattuale? Non credo».

      Intanto Confindustria «flirta» con la sinistra…

      «Faccia pure. Anzi, cominci a chiedere alla sinistra di non fare ostruzionismo sulla riforma del mercato del lavoro. In aula ha presentato 700 emendamenti. E sembrano tutti scritti da Cofferati…».
Antonella Baccaro


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