“Intervista” Sacconi: «Se la Cgil vuol trattare, denunci le aree di confine col terrorismo

25/03/2002
La Stampa web





(Del 25/3/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
IL SOTTOSEGRETARIO AL LAVORO MAURIZIO SACCONI DETTA LE CONDIZIONI AL SINDACATO PER RIAPRIRE IL CONFRONTO
«Se la Cgil vuol trattare, denunci le aree di confine col terrorismo»
«L´omicidio di Biagi nasce dal mondo del lavoro, loro lo conoscono bene» «Pronti al dialogo, anche con Cofferati, ma superi ambiguità e collusioni»

ROMA LA questione preliminare è quella di sciogliere tutte le ambiguità residue sul terrorismo. La manifestazione della Cgil di sabato non mi ha tranquillizzato, perché non ho visto nessun confine a sinistra. Il sindacato di Luciano Lama sapeva alzare una diga, non mischiarsi con chi non era dalla parte dello Stato. La Cgil da che parte sta? Non servono parole per condannare il terrorismo, dai sindacati vogliamo fatti concreti». Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, è ancora più esplicito: «Vogliamo denunce, delazioni. L´omicidio di Marco Biagi – dice – nasce nel mondo del lavoro, non è un universo così vasto quello dove bisogna cercare e i sindacati conoscono le nicchie anomale di questo sistema».

Sottosegretario Sacconi, non le bastano le rassicurazioni di Sergio Cofferati, la condanna unanime delle migliaia di persone in piazza a Roma?

«E´ stata la manifestazione della sinistra antagonista, di un grande popolo antagonista, minoritario, ma che ha trovato la sua bandiera. Sin qui sarebbe un problema della sinistra, di capire cioè se prevalga nella sinistra un´impostazione riformista o una antagonista e conservatrice. Ma quello che è brutto, che deve essere preoccupante per tutti, è il fatto che quella manifestazione non aveva chiaramente alcun confine a sinistra, mentre c´è il problema di isolare quella sinistra che è nella posizione di "non aderire e non sabotare", che "non sta né con le Br, né con lo Stato", un´area che ha una particolarissima contiguità con il terrorismo. La vecchia sinistra, il vecchio sindacalismo di Luciano Lama sapeva alzare dighe da quella parte, distinguersi dai radicalismi che mettono sullo stesso piano gli omicidi delle Br e le violenze dello Stato».

Domani il governo che cosa chiederà ai sindacati?

«Occorre una mobilitazione attiva e operosa delle parti sociali. Non mi riferisco alle fiaccolate, ma alla volontà di tenere occhi e orecchie aperte su tutte le anomalie che si riscontrano nelle nicchie di questo circuito politico e sociale che si occupa del lavoro, perché i terroristi sono tra di noi».

Anomalie?

«L´omicidio di Biagi nasce in questo circuito, che non è così enorme. Anche il sindacato deve tenere le orecchie aperte, assumere lo stesso atteggiamento che aveva negli anni di piombo. Vogliamo denunce, delazioni. Ci sono nicchie anomale in alcune fabbriche e in alcuni uffici. Situazioni di confine, che hanno nomi e cognomi, che tutti conoscono. Vogliamo parlarne? Dobbiamo rialzare la guardia contro gli estremismi che si è allentata. Di questo possiamo e dobbiamo parlare anche con la Cgil. Serve collaborazione, anche perché con le indagini siamo a zero».

Si riferisce alle indagini sull´omicidio di D´Antona?

«Sì proprio a quelle. Veniamo da tre anni di fallimento totale, di zero assoluto, di fughe di notizie, che hanno messo sull´avviso chi doveva essere indagato. Sono cose gravi: le fughe di notizie danno la sensazione quasi di una timidezza verso certi ambienti, verso certe indagini che si dovevano fare, per il terrore di trovare strane parentele».

Come farete domani a sedervi al tavolo con Cofferati, che continuate ad accusare di ambiguità politica?

«Dialoghiamo con tutti, la Cgil non l´abbiamo messa in un angolo. Ci sono collusioni e ambiguità, ma queste possono essere superate. Lo dico con ottimismo, ma il governo non può rinunciare a porre questo problema preliminare».

Dopodiché si arriverà comunque a discutere la riforma del mercato del lavoro…

«Anche qui dobbiamo capirci, una volta per tutte: le riforme del mercato del lavoro sono un attacco alla democrazia? Ci impediscono di lavorare insieme nella democrazia? Cisl e Uil non usano questo linguaggio, ma la Cgil da che parte sta? Io mi auguro che lo shock dell´omicidio di Biagi ridimensioni il conflitto sull´articolo 18. Non che l´annulli, ma che lo ridimensioni rispetto a certe esasperazioni, come parlare di attacco ai diritti elementari dell´uomo, di rischi per la democrazia…».

Concretamente, da dove ricomincerà domani il dialogo sociale?

«Il messaggio che è circolato in questi giorni, tra il governo, la Cisl, la Uil, è quello di ripartire dal Libro Bianco di Biagi».

Dove non c´è l´articolo 18...

«In realtà l´articolo 18 ritorna più volte. In ogni caso ripartire dal Libro Bianco vuol dire dal complesso della riforma di cui l´articolo 18 è un elemento, anche se non il principale. Significa ripartire dal fatto che bisogna costruire un mercato del lavoro che protegge e accompagna il cittadino che cerca lavoro, dall´insieme del percorso di legislatura che disegna».

Quindi l´articolo 18 resta sul tavolo?

«Ma se lo immagina il governo che dopo l´attentato a Biagi toglie l´articolo 18? Non lo volevamo stralciare prima, figuriamoci adesso».


 

Copyright ©2001 Guida al sito Specchio dei tempi Credits Publikompass Scrivi alla redazione