“Intervista” Sacconi: «Pronti a chiedere il voto di fiducia»

09/07/2002

Martedí 09 Luglio 2002


PARLA SACCONI

«Pronti a chiedere il voto di fiducia»

Li.P.

ROMA – Una riforma del lavoro che «riunifica due Italie», che sarà varata entro la fine dell’anno. «Siamo pronti a usare anche la fiducia in presenza di un ostruzionismo delle opposizioni», dice il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, uno dei registi del Patto per l’Italia.
Allora, qual è la caratteristica di questa riforma?
È una novità importante per un Paese spaccato in due, quello del lavoro e quello dei lavoratori, due Italie che hanno bisogno di essere riunite in un unico mercato. Il primo cambiamento è la costruzione di un servizio di collocamento pubblico efficiente e di una vera presenza di attori privati. Oggi, di fatto, ci sono solo le agenzie di lavoro interinale e poco altro. Con la nuova legge tutti potranno fare attività di incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Finalmente avremo un rapporto collaborativo e competitivo tra pubblico e privato. Il modello sarà quello dei job center anglosassoni. Il secondo cambiamento è l’introduzione di nuove tipologie contrattuali, anche queste, per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La novità di questo pacchetto di flessibilità è una più libera modulazione dell’orario. Questo riguarda i contratti che nasceranno ex novo, ma anche quelli che verranno rinnovati, come il part-time. La riforma del tempo parziale si caratterizza per la previsione di clausole che garantiscano una maggiore elasticità del tempo.
Veniamo alla modifica dell’articolo 18…
Ci sono state sciocche provocazioni che hanno descritto cose che nella riforma non ci sono. Nei tre anni di sperimentazione, le piccole e medie imprese continueranno ad avere le attuali regole relative ai rapporti di lavoro. Lo Statuto e l’articolo 18, non cambiano. La nostra riforma si basa sul principio del non computo: cioè i nuovi lavoratori assunti da imprese che supereranno la soglia dei 15 addetti, non verranno calcolati. L’impresa dunque continuerà ad applicare, sul licenziamento, per tutti i lavoratori, la legge che vale per le aziende con meno di 15 dipendenti (108/90, risarcimento al posto del reintegro ndr).
Ma le nuove aziende e le grandi imprese che si "divideranno" in tante piccole, rientreranno nella sperimentazione?
No, perché nei 12 mesi prima dell’entrata in vigore di questa norma dovranno avere meno di 15 dipendenti. Inoltre, una nuova impresa che assuma di colpo più di 15 addetti non sarà dentro questa deroga.
E chi parla di progressiva estinzione dell’articolo 18 ipotizzando imprese che da 14 arrivino a 200 dipendenti?
Sono ipotesi che appartengono al provocatorio. Se fosse, o se sarà, davvero così vorrebbe dire che l’articolo 18 è un problema di proporzioni ben più grandi e ben più gravi di quello che oggi diciamo. In ogni caso, non credo si arrivi a questo.
Arriviamo alle tutele, l’opposizione le ritiene di portata irrilevante…
L’Ulivo nel corso di cinque anni di Governo non ha mai attuato la delega sulla riforma degli ammortizzatori. Chi, dunque, contesta oggi questa riforma considerando insufficienti i 700 milioni di euro stanziati per il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione, dovrebbe anche dire che proprio il centro-sinistra non solo non stanziò risorse aggiuntive per irrobustire i sussidi sociali ma lasciò cadere nel vuoto una delega per la riforma del welfare.
Quali sono i tempi di attuazione delle riforme?
Contiamo a fine anno di tagliare i traguardi parlamentari e fare anche i primi decreti attuativi.
Se ci sarà ostruzionismo, siete pronti a mettere anche la fiducia?
Sì, se sarà necessario. Rispetteremo i tempi per un corretto esame parlamentare ma in presenza di atti ostruzionistici siamo pronti a usare tutti gli strumenti parlamentari per contrastarlo.
Torniamo ai tavoli di confronto e all’esclusione del sindacato di Cofferati. In quali la Cgil è dentro e dove è fuori?
La Cgil sarà presente in tutti i confronti periodici sulla politica economica e sulla finanza pubblica. Per quanto riguarda la stretta esecuzione del Patto, è un problema del sindacato di Cofferati. Vorrei ripetere le parole di Pezzotta: se la Cgil vuol venire dobbiamo ritenere che accetta ciò che ha rifiutato. In qualunque momento, la nostra porta è sempre aperta, la responsabilità è della Cgil.
Insomma, è questo il dialogo sociale?
Nel Dna di questa coalizione si è evidenziato un riformismo che richiama l’accordo di San Valentino. Cioè, quel riformismo che dà rilevanza al ruolo degli attori sociali e che non accetta il veto di alcuno. Il nostro metodo è quello che porta la sfida dei risultati e dell’efficienza. Devo dire che questa è una caratteristica degli accordi separati molto più di alcuni firmati all’unanimità. Penso al Patto di Natale del ’98 che non è entrato nella storia e neppure nella cronaca.