“Intervista” Sacconi: non si illudano, la trattativa è finita

23/12/2003



22 Dicembre 2003

intervista
Giacomo Galeazzi
IL SOTTOSEGRETARIO AL WELFARE
Sacconi: non si illudano, la trattativa è finita
«L’accordo c’è ed è oneroso, le aziende non concederanno integrativi»

ROMA
ORA basta. Non si illudano i responsabili di questa lotta suicida: non riapriremo mai un tavolo negoziale né potranno trattare con le le aziende sui contratti integrativi. L’accordo c’è ed è già molto oneroso per il governo e i cittadini, gli scioperi selvaggi non sfioreranno neppure le condizioni di reddito». Per il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, le mobilitazioni che anche ieri hanno paralizzando i trasporti in molte città sono la coda estrema di una vicenda travagliata ma ormai conclusa.
Perché parla di scioperi senza speranza?
«Perché l’accordo biennale serve solo ad adeguare la retribuzione al costo della vita, dunque fino al prossimo contratto nazionale le aziende non potranno dare un centesimo in più agli autoferrotranvieri. In pratica, non esiste il minimo margine per ottenere effetti positivi da un’azione così negativa. A garantire un accordo tanto gravoso è stato il governo, che prima si è assunto un difficile compito di mediazione fra parti che non dialogavano da due anni, poi ha giocato il ruolo impopolare di esattore (che spettava alle Regioni) con l’accisa. Adesso, però, nessuna tolleranza. Lo Stato deve reagire e garantire i legittimi diritti dei cittadini contro agitazioni assurde, prive di giustificazione. Tocca ai prefetti con la precettazione, alla commissione di garanzia con le procedure di infrazione, alle aziende con l’individuazione dei responsabili. E ovviamente alla magistratura: di fronte a reati noti a tutti va applicato il codice penale».
Intanto i cittadini continueranno a restare a piedi?
«Il peggio è passato, i rischi di nuovi blocchi sono trascurabili. Certo, restano gli estremismi di minoranze. E nei servizi di pubblica utilità, purtroppo, possono bastare queste frange a creare gravi danni al servizio. Comunque, d’ora in poi, di fronte alle azioni condotte selvaggiamente, in violazione delle regole e della legge, dovranno essere applicati tutti gli strumenti. Ci sono chiare responsabilità penali e la sospensione delle sanzioni non è più giustificabile. I prefetti hanno mano libera per garantire il funzionamento dei servizi. Il governo vigilerà sull’effettività delle sanzioni ed eviterà che si perpetui una situazione di impunità per chi viola le regole».
Lei è stato il negoziatore del governo con i sindacati per trovare un accordo, poi raggiunto, per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri. Perché la definisce un’intesa «molto onerosa»?
«E’ sempre impopolare chiedere un sacrificio ai cittadini. L’auspicio, in ogni modo, è che l’aumento dell’accisa non spinga in alto il prezzo della benzina alla pompa. Per il momento, con l’effetto supereuro, contiamo che l’aumento sia nullo. L’accordo ha un costo notevole: 360 milioni di euro. L’accisa sulla benzina è stata individuata come strumento doloroso ma funzionale a sostentare il settore del trasporto pubblico. E’ una soluzione che consente di dare ai lavoratori un adeguato aumento biennale delle loro retribuzioni. L’una tantum è stata fissata a 970 euro, però saranno le autonomie locali a provvedere per 170 euro. La firma dell’intesa, dopo una lunga trattativa, è motivo di soddisfazione e premia la pazienza con cui il governo ha svolto un difficilissimo lavoro di mediazione tra aziende e lavoratori. La distanza tra le posizioni era enorme e la soluzione di 81 euro è una soglia equilibrata. E’ stato Berlusconi a sbloccare la situazione nella convinzione che fosse necessario garantire insieme i diritti dei lavoratori e degli utenti».
A suo parere, la nuova raffica di scioperi selvaggi dimostra lo scollamento fra i sindacati e e la base?
«No, la stragrande maggioranza dei lavoratori è soddisfatta per l’accordo. Anzi, su questa base di ritrovata serenità nelle relazioni sindacali sarà possibile riprendere il cammino del risanamento e dello sviluppo di un settore i cui problemi vengono da lontano. Il diritto alla mobilità è costituzionalmente garantito quanto quello allo sciopero. Gli scioperi selvaggi hanno pesato poco o niente sulla conclusione dell’intesa. Piuttosto hanno dato risultati l’intervento del sottosegretario Letta e la consultazione con i vertici aziendali. La loro partecipazione ha avuto un peso decisivo. Ora che c’è l’accordo, ogni mobilitazione è manifestamente ingiustificata e non verrà tollerata. Se passa l’idea dell’impunità, non potremo più fermare il caos. Lo Stato è messo alla prova e non ci tireremo indietro. Via libera a precettazioni, responsabilità penali, sospensioni dal lavoro senza retribuzione. Le società del trasporto pubblico dovranno dare risposte immediate, adottando i provvedimenti che la legge esige. Cosa che finora, per quieto vivere, non hanno mai fatto. Il governo, per districare una matassa così complicata, ha continuato, con pazienza, a dialogare, nonostante le difficoltà dei vecchi nodi non risolti. La vicenda va esaminata nel suo insieme. L’accordo prevede iniziative strutturali e pone obiettivi di risanamento di un settore in crisi da anni. Le aziende devono imparare a camminare con le proprie gambe, come qualsiasi attore del mercato. E i Comuni sono troppo spesso intervenuti come pagatori».