“Intervista” Sacconi: ma Pezzotta non è come Cofferati

19/03/2002
La Stampa web





intervista
Roberto Ippolito


(Del 19/3/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
PER IL SOTTOSEGRETARIO AL WELFARE «LA CISL HA ACCETTATO L´IMPOSTAZIONE DELLA CGIL SOLO PER NON CEDERE ISCRITTI E TERRENO»
Sacconi: ma Pezzotta non è come Cofferati
«Le posizioni degli altri sindacati non sono viziate da pregiudiziali politiche»

ROMA

IL dialogo che oggi non c´è. «Il muro contro muro con la Cgil è inevitabile, ma non lo è altrettanto con altre organizzazioni come Cisl, Uil e Ugl, impegnate a usare toni molto diversi e non viziate da pregiudiziali politiche pur aderendo allo sciopero generale, o con organizzazioni come la Cisl distintesi per il coraggio di non aderire allo sciopero generale»: Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, riflette sui rapporti con i sindacati mentre si avvicina la manifestazione di sabato della Cgil.

Onorevole Sacconi, il suo bersaglio resta sempre la Cgil?

«Fin dal primo giorno di vita del governo Berlusconi, la Cgil ha ipotizzato lo sciopero generale. Non punta a ottenere un risultato sindacale, ma la leadership della sinistra. Alla fine il suo atteggiamento ha influenzato negativamente tutto il dialogo sociale e ha stabilito termini competitivi che hanno condizionato anche gli altri sindacati».

Le altre organizzazioni si sono pertanto adeguate secondo lei?

«Anche se gli altri sindacati non sono interessati al progetto politico della Cgil (e in più occasioni lo hanno dichiarato) hanno accettato la sua impostazione per non cedere iscritti e terreno».

La differenza in partenza dunque c´era?

«Mi dispiace che la Cisl, la Uil e l´Ugl non si siano differenziate e abbia prevalso il linguaggio esasperato della Cgil nei confronti del cauto esperimento deciso dal governo per le modifiche all´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori contenente le regole per i licenziamenti senza giusta causa. Le modifiche sono limitate a tre categorie di lavoratori senza tutele, ma è stato imposto dalla Cgil un linguaggio veramente assurdo».

Addirittura assurdo?

«La Cgil ha sostenuto che, con le modifiche all´articolo 18, verrebbero violati i diritti fondamentali dei lavoratori. Ma dimentica che l´articolo 18 già non viene applicato per le imprese con meno di 15 lavoratori, che vantano in totale tre milioni di addetti. Né si applica per i dipendenti dei sindacati. Non mi risulta che la Cgil abbia proposto un referendum per estendere l´articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti che subirebbero, in base ai suoi ragionamenti, una violazione dei diritti. E solo dopo che il ministro Maroni ha sollevato la questione dei dipendenti dei sindacati esclusi dall´articolo 18 la Cgil ha chiesto l´estensione anche a loro».

Lei vuole sostenere che non c´è nessuna offesa ai diritti dei lavoratori?

«Quando la Corte costituzionale ammise il referendum (poi risultato non valido per mancanza del quorum di partecipanti) per l´abrogazione dell´intero articolo 18 riconobbe che non era in discussione un diritto costituzionale. I cittadini che votarono "no" si pronunciarono su tutto l´articolo 18, quindi sulle norme relative ai licenziamenti senza giusta causa. Ricordo tutto questo per sottolineare che il linguaggio esasperato della Cgil nasce da una contrapposizione pregiudiziale nei confronti del governo».

E adesso?

«Mi auguro che il linguaggio provocatorio ed esasperato, che ha prevalso su tutte le altre organizzazioni, non abbia la meglio su tutto. Non credo che un economista come Modigliani (che non ama questo governo) abbia poca attenzione ai diritti fondamentali dei lavoratori dichiarandosi favorevole alle modifiche previste per l´articolo 18».

Resta lo scontro…

«La Cgil non contesta solo le modifiche all´articolo 18. Respinge tutte le misure del governo per il lavoro; non condivide lo sviluppo degli operatori privati per il collocamento né le regole per rendere più elastico il part-time. La sua manifestazione è contro il pacchetto per il lavoro, ma anche contro la riforma della previdenza, quella del fisco e quella della scuola».

Ormai è impossibile parlarsi dunque?

«La Cgil ha aperto un fronte ampio con il governo, un fronte che io chiamo della conservazione contro la modernità. Spero che il dialogo possa riprendere con chi non usa toni così tanto accesi».