“Intervista” Sacconi: «I tavoli sono aperti a tutti, speriamo si ritrovi l´unità»

08/07/2002





(Del 8/7/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
IL SOTTOSEGRETARIO AL LAVORO: NON SI TRATTA DI FARE DISPETTI O GESTI DISTENSIVI, MA DI SEGUIRE LA LOGICA DELLE TRATTATIVE
«I tavoli sono aperti a tutti Speriamo si ritrovi l´unità»
intervista
Roberto Ippolito

TUTTO normale. Almeno secondo Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali. Sacconi considera perfino ovvio che la Cgil non partecipi ai prossimi incontri promossi dal governo con le parti sociali per discutere l´attuazione del Patto per l´Italia firmato venerdì scorso: «Tutto ha una logica e una regola; è indispensabile il rispetto di tutte le organizzazioni, del lavoro svolto da ognuna e della scelta liberamente presa di firmare o non firmare».

Onorevole Sacconi, sta dunque dicendo che è giusto escludere la Cgil di Cofferati dai prossimi incontri?

«Non c´è alcuna esclusione. Chi conosce le relazioni industriali sa che non c´è nulla di strano».

Può spiegare allora come mai la Cgil non ci sarà?

«Andiamo in ordine. Il dialogo sociale continuerà prima di tutto sulla base dell´accordo per la politica dei redditi fra il governo e le parti sociali sottoscritto nel luglio 1993 e che il Patto per l´Italia conferma. Quell´accordo stabilisce che le parti sociali periodicamente sono coinvolte nell´elaborazione della politica economica e che partecipano al confronto tutte e 35 le sigle che lo approvarono».

Quindi proprio tutte?

«L´accordo del 1993, confermato nel 1998 e ora con il Patto, prevede che si discuta del documento di programmazione o dei documenti di bilancio. E´ ovvio che a questi appuntamenti partecipi la Cgil che si riconosce nell´accordo del 1993. Semmai la stessa Cgil dovrebbe interrogarsi: conferma il protocollo del 1993 che impegna a comportamenti coerenti per perseguire l´obiettivo della stabilità e dello sviluppo? La coerenza deve riguardare anche le piattaforme contrattuali. Fin qui nulla di nuovo».

E allora dov´è il problema?

«E´ altrettanto ovvio che agli specifici tavoli negoziali aperti per la stretta esecuzione degli impegni assunti con il Patto del 5 luglio scorso partecipino le organizzazioni che hanno liberamente deciso di firmarlo. Il governo non si può permettere di escludere nessuno e infatti non esclude nessuno».

Resta il fatto che la Cgil non sarà presente…

«Sono le parti sociali che liberamente condividono le politiche e gli strumenti del Patto a decidere di sedersi ai tavoli per applicare quegli strumenti. Nessuno ha detto "no tu no". Chi non condivide il Patto si autoesclude, salvo rientrare in qualunque momento ritenga di condividere le politiche delineate».

Può chiarire di cosa si deve discutere in questi tavoli?

«Di molte cose. Un tavolo è stato chiesto dalla Cisl e dalla Uil per le politiche sociali, ovvero di inclusione sociale, come le misure per gli anziani non autosufficienti o per i giovani o per le famiglie».

Ed è logico che alla discussione su temi del genere non partecipi la Cgil?

«Sono questi i tavoli sono aperti a chi ha firmato e condiviso il Patto. Non è il governo a stabilire chi partecipa. E´ stata una libera scelta di ogni organizzazione firmare il Patto ed è quindi una libera scelta partecipare o meno ai successivi tavoli».

Scusi l´insistenza: non le sembra singolare che la Cgil non venga chiamata a dire la sua sugli anziani?

«E´ un argomento previsto dal Patto. Se anche la Cgil partecipasse ai tavoli convocati per la sua attuazione che differenza ci sarebbe tra firmare e non firmare? Soltanto la Cgil si è autoesclusa ed è naturalmente suo diritto farlo: si tratta di una dialettica libera e responsabile. Così è accaduto per il Patto di Milano che la Cgil non aveva firmato. E´ anche un problema di dignità: si decide se sostenere determinati strumenti e conseguentemente se partecipare alla loro attuazione».

Le politiche sociali sono proprio un aspetto fondamentale del Patto per l´Italia?

«Rappresentano uno degli impegni presi: il Patto contiene una formula precisa».

Ma il dissenso della Cgil non riguarda essenzialmente l´articolo 18 con le regole sui licenziamenti e il mercato del lavoro?

«No, il dissenso della Cgil riguarda tutto, perfino gli impegni per il Mezzogiorno per i quali in un primo tempo sembrava d´accordo. Il giudizio negativo della Cgil è sul 100% del Patto».

Non erano possibili da parte del governo gesti meno dirompenti nei confronti della Cgil?

«Non c´è alcun gesto dirompente da parte del governo».

E un gesto distensivo era immaginabile?

«Cosa vuol dire? C´è un senso nelle cose. La Cgil non partecipa agli incontri per l´applicazione del Patto perché si è autoesclusa non sottoscrivendolo. Ora possiamo solo dire: speriamo che il dissenso della Cgil si ricomponga come è accaduto a Milano. Non è questione di buone maniere: il rapporto fra il governo e le parti sociali non può non ispirarsi a criteri elementari».

Insomma le tensioni non si placano?

«In tutta questa vicenda, fin dall´inizio, la Cgil non è mai apparsa interessata a negoziare: aveva già scritto in anticipo il giudizio negativo conclusivo. Non si tratta di fare dispetti o gesti distensivi, ma di seguire la logica. L´auspicio comunque è che si possa ricomporre il rapporto e che si possa superare l´autoisolamento della Cgil».

Il dialogo ora potrebbe riprendere dalla nuova legge sulla rappresentatività dei sindacati chiesta dalla Cgil?

«Purtroppo no. Marco Biagi ha scritto nel libro bianco che la dialettica fra le parti sociali e fra queste e il governo deve rimanere libera e non può essere irrigidita con regole di legge e relative sanzioni. Ci mancherebbe solo di portare in tribunale anche le relazioni industriali».