“Intervista” Sacconi: «Addio ai co.co.co.»

09/01/2004






venerdì 9 gennaio 2004

Sacconi: ma i contratti già in corso potranno continuare. Circolare contro gli abusi del sistema rivisto

«Addio ai co.co.co., così i nuovi lavori a progetto»
Firmata la norma d’attuazione della legge Biagi sulle nuove figure professionali

      ROMA – I lavori a progetto possono partire. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha firmato l’attesa circolare sul nuovo rapporto di lavoro che dovrebbe gradualmente sostituire i co.co. co., contratti di collaborazione coordinata e continuativa, secondo quanto previsto dalla riforma Biagi. «Lo scopo della circolare – spiega il sottosegretario Maurizio Sacconi – è quello di dare una interpretazione della norma di tipo sostanziale, non formalista». Le imprese, quindi, non hanno motivo di allarmarsi, secondo il governo. Tanto è vero che la stessa circolare stabilisce – ed è questa la principale novità – che con «un accordo aziendale», sindacati e impresa possono mantenere i co.co.co. in corso per un tempo più lungo di quello previsto dalla riforma (che li avrebbe fatti scadere tutti il 24 ottobre 2004).
      Quanti contratti a progetto vi aspettate?
      «È difficile fare previsioni. Ma intanto ci aspettiamo che si trasformino i contratti di collaborazione che finora sono serviti a nascondere prestazioni di lavoro subordinato. Secondo una stima dello Cnel, si tratterebbe di 50-60 mila casi».

      Questi dovrebbero trasformarsi in rapporti di lavoro dipendente. Non c’è invece il rischio che finiscano in nero?

      «No. I co.co.co. si sono sviluppati in un contesto di lavoro regolare. Le aziende non passeranno al nero, ma troveranno nuovi inquadramenti o modificheranno il contenuto della prestazione».

      E il resto dei co.co.co., circa due milioni?

      «Se la modalità di lavoro è riconducibile a un progetto, a un programma o a una fase di esso si potrà appunto mantenere il rapporto di collaborazione sotto la nuova modalità del contratto a progetto».

      Restano però i dubbi. Per esempio: chi lavora in un
      call center come co.co.co. può rientrare nei contratti a progetto oppure va assunto come subordinato?
      «Dipende dalla modalità della prestazione, dall’autonomia e dalla responsabilità con cui si svolge l’attività. Bisognerà vedere caso per caso».

      Non c’è il rischio di un esteso contenzioso?

      «No, perché la circolare evita letture rigide della norma. Il giudice non può entrare nel merito del progetto, ma deve semplicemente verificare la coerenza tra questo e la situazione in corso».

      Le imprese sono spaventate perché davanti a un ricorso del lavoratore a progetto, la sanzione in caso di condanna è l’assunzione dello stesso a tempo indeterminato.

      «Anche qui la circolare aiuta. L’impresa non potrà essere condannata ad assumere il lavoratore se questi svolge comunque una prestazione non subordinata, al di là degli eventuali vizi formali del contratto a progetto. In ogni caso, la riforma ci dà 24 mesi per intervenire con correzioni normative e quindi se la giurisprudenza segnalerà difficoltà nell’applicazione della legge, lo faremo».

      Il contratto a progetto è necessariamente legato a un termine, ma oggi molti co.co.co. sono a tempo indefinito.

      «I lavori a progetto potranno durare a lungo e con un termine incerto nel quando perché legato al risultato e potranno essere ripetibili. Uno stilista, per esempio, continuerà a fare questo lavoro finché ci saranno collezioni di moda».
Enrico Marro