“Intervista” S.Pezzotta:«Con quel tasso di inflazione scoppierà la mina contratti»

30/07/2004


          venerdì 30 luglio 2004

          Pagina 2 – Economia
           
          L´INTERVISTA
          Il segretario Cisl, Pezzotta: il governo dà obiettivi irrealistici e non dice come raggiungerli
          «Con quel tasso di inflazione scoppierà la mina contratti»
          la protesta
          Dovremo governare la tensione sociale. Noi siamo un sindacato responsabile
          il patto del ´93

          Non c´è più la politica dei redditi. Il governo ha abbandonato il Patto Ciampi del ?93
          ROBERTO MANIA

          ROMA – «Dovremo governare le tensioni. È uno dei compiti che spetta ad un sindacato responsabile». Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, non minaccia lo scontro sulla prossima legge Finanziaria e i tagli che conterrà. Non ne ha bisogno. «È la politica di questo governo – dice – che porta inevitabilmente al conflitto». Ed è difficile intravedere strade diverse per settembre. Arriveranno gli interventi «dolorosi», come li ha chiamati il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; scoppieranno le «mine», come le chiama il sindacalista, dei contratti da rinnovare nel settore del pubblico impiego e del trasporto locale, mentre continuerà a restare aperta la questione delle pensioni. «Quella riforma sbagliata la contrasteremo fino all´ultimo, prima che entri in vigore».
          Pezzotta, intanto nel Dpef il governo ha fissato il tasso di inflazione programmata all´1,6 per cento sulla base della quale dovranno essere rinnovati i prossimi contratti di lavoro. Condivide questa indicazione dal momento che l´inflazione reale viaggia al 2,3 per cento?
          «È un tasso irrealistico. Ma come si fa a scrivere l´1,6 per cento, senza accennare nemmeno a come si pensa di poterlo raggiungere! Quali sono le politiche per contrastare l´inflazione? Non basta fissare un numero, ci vorrebbe ben altro. Ci vorrebbe anche una politica».
          Intende dire che di fatto è saltato l´accordo del ´93, quello di Ciampi, quello, appunto, sulla politica dei redditi?
          «È chiaro che la politica dei redditi non c´è più. Ognuno si arrangerà come potrà, come riuscirà. Ci sarà una crescita costante della conflittualità. Davvero ciascuno, per la sua parte, dovrà mettere in campo un forte senso di responsabilità».
          Insisto: il protocollo Ciampi non c´è più o esiste ancora?
          «Noi continueremo ad essere legati alla filosofia di quel protocollo mentre il governo ha dimostrato di non aver apprezzato l´orientamento culturale del patto del ?93. Non si può pensare che siano sufficienti i tavoli di confronto su prezzi e tariffe. Ma se hanno fissato un tasso di inflazione programmata così basso, noi dovremo avere la responsabilità di chiedere, nelle piattaforme per i rinnovi contrattuali, incrementi vicini all´inflazione reale. Insisto io, questa volta: ho detto "vicini" e non superiore né uguale. Questo perché il sindacato non è interessato ad innescare una rincorsa salariale che finirebbe per danneggiare i più deboli. Questo è un film che, purtroppo, abbiamo già visto tutti».
          Anche per i contratti pubblici l´appuntamento è per settembre. Ed è ancora in discussione quello per il trasporto locale…
          «Sono mine tutte lì. Che alla fine scoppieranno. Ma come si può pensare di rilanciare i consumi se poi non si rinnovano i contratti? Tutto questo è privo di logica».
          Il presidente Berlusconi invoca l´ottimismo ma ieri ha preannunciato misure dolorose per tutti. Alla fine di settembre Cgil, Cisl e Uil riuniranno i delegati per decidere cosa fare. Sembra scontata un´ondata di tensioni. È così?
          «Sì, ci sarà un incremento delle tensioni ma spetta a noi, al sindacato, controllarlo. Dobbiamo farlo. Non si tratta di fare la guerra al governo. Io sono molto preoccupato per la situazione economica del Paese. Perché nello stesso Dpef si immagina un Pil stagnante, come se si escludesse la possibilità di crescere. Una specie di rassegnazione. Non si scommette quasi più sullo sviluppo, quindi sul futuro. È assente la politica stessa, un progetto per il Paese. E quelli del Documento di programmazione sono numeri che parlano da soli, quando solo qualche giorno fa negavano il buco. Poi paghiamo solo noi, come sulle pensioni. Non serve a niente quella riforma iniqua se non per tappare un buco. Questa è una politica che produce necessariamente tensioni e conflitti. Mentre continuano ad annunciare il taglio delle tasse. In che modo non si sa. E senza distinguere tra deboli e forti. Mi viene in mente Don Milani che diceva: "Fare parti uguali tra diseguali, significa fare ingiustizia". Appunto».