“Intervista” S.Pezzotta: «Troppi errori della politica»

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

      Pagina 5 – Economia

      L´Intervista

        Parla il leader della Cisl: serve un patto sociale sulle priorità dell´economia
        Pezzotta: «Troppi errori della politica
        il Paese ormai ha perso la fiducia»

          il calo dei consumi C´è chi non ha più il lavoro, chi non ha certezze sul futuro: così non si spende, si prova a risparmiare

            La responsabilità La responsabilità
            maggiore è del governo, ma anche l´opposizione non ha un progetto per il futuro

              ROBERTO MANIA

                ROMA – «Certo la responsabilità principale è del governo che ha sbagliato tutta la sua politica economica, aggrappato al feticcio del programma elettorale. Ma nemmeno nell´opposizione vedo un progetto per il futuro del Paese. Lei pensa che un disoccupato o un cassintegrato possano tirarsi su sentendo parlare di partito unico nel centrodestra e di unione nel centrosinistra?». La mette così Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, guardando i dati dell´Istat che certificano un clamoroso crollo dei consumi, anche di quelli alimentari, delle famiglie. Eppure, nonostante il distacco del Palazzo (pure Pezzotta, ora, lo chiama così) dalle questioni vitali dell´economia, la Cisl non rinuncia alla sua proposta di un "patto di legislatura", da sottoscrivere con chiunque vinca le prossime elezioni, per rilanciare il Paese.

                Pezzotta, come spiega il netto calo dei consumi registrato ad aprile?

                «Intanto vorrei dire che chi paga di più questa situazione sono i ceti popolari, qualcosa di diverso dai ceti medi. Poi ci sono due realtà da considerare: da una parte c´è chi ha perso il lavoro, chi è in cassa integrazione, chi, insomma, non può proprio arrivare alla quarta settimana del mese; dall´altra c´è chi ha perso la fiducia, chi ha timore per il futuro. E allora se ha ancora qualche euro non li spende. Li mette da parte, li patrimonializza. Pensa al suo futuro. Non parliamo poi dei pensionati il cui potere d´acquisto continua a scendere da anni senza alcun adeguamento».

                E di chi è la colpa, se pensa che ci sia, di questa situazione?

                «Siamo in una fase di grande emergenza economica, ma la politica non riesce a offrire una risposta che abbia un po´ di respiro. Il governo non decide: un giorno dice che non ha le risorse; un altro, c´è un partito della maggioranza che accusa l´euro di tutte le nefandezze. Poi si annuncia la riduzione dell´Irap, ma non si fa».

                Ma lei ha fatto riferimento alla "politica", quindi ce l´ha anche con l´opposizione?

                «I ruoli, come le ho già detto, sono diversi, però anche nel centrosinistra manca la capacità di indicare un progetto, di un "sogno" alternativo?»

                Un "sogno"? Stiamo parlando di consumi, di redditi. Non le sembra un po´ astratto?

                  «No, non è una cosa astratta. Questo è un Paese rattrappito che ha perso fiducia e che ha bisogno di una scossa. Ed è questo che il sindacato sta cercando di fare, rinnovando i contratti, ma anche sostenendo valori come quello della solidarietà e dell´eguaglianza».

                  Sta contrapponendo i sindacati ai partiti?

                    «No, ma dico che il sindacato, a differenza della politica, è percepito come uno strumento di garanzia, di tutela. Proprio quello che non riesce più a dare la politica. Per questo dico che serve una "rifondazione" della proposta politica, per rianimare il Paese. È questo il "sogno", che vuol dire avere un´idea per il futuro».

                    Non è un po´ ingeneroso con i politici? Forse dice queste cose perché i sindacati, come la Confindustria, sono fuori dai giochi?

                      «Ma chi l´ha detto che siamo fuori dai giochi! Noi siamo in un altro gioco: quello della coesione sociale. E poi sarò anche ingeneroso ma io sui temi economici vorrei quell´attenzione che continua a mancare».

                      Per questo ha lanciato la proposta di un "patto di legislatura" tra le forze sociali e il prossimo governo?

                        «Io so bene che non basta un patto per risolvere tutti i problemi. Penso però che si debbano fare i conti con i cambiamenti istituzionali che sono avvenuti. Ormai dobbiamo capire che i governi sono destinati a durare per l´intera legislatura. Non era stato così nel passato. Dunque, la mia proposta è che all´inizio della prossima legislatura, chiunque vinca le elezioni, ci si metta intorno ad un tavolo, i sindacati, la Confindustria, le altre associazioni, e si stabiliscano due o tre obiettivi, dalla crescita del Pil all´innovazione, da perseguire nel corso dei cinque anni. E verificando un po´ alla volta la realizzazione di quegli stessi obiettivi. Chiamiamola concertazione semplificata».

                        Cosa pensa, intanto, del decreto del governo per frenare l´aumento delle tariffe elettriche?

                          «Tutto ciò che serve a contenere o ridurre i prezzi va nella direzione giusta. Ma non è così che si può pensare di risolvere i nostri problemi economici. Sono curette, è un placebo che non fa male. Ma il Paese ha bisogno di una svolta vera, non di continuare a galleggiare».