“Intervista” S.Pezzotta: trattativa snervante e poi il blitz

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

      Pagina 2 – Primo Piano

        Intervista

          IL SEGRETARIO DELLA CISL «LO SCIOPERO GENERALE E’ GIUSTO. NON CI ASCOLTANO»

            Pezzotta: trattativa snervante e poi il blitz
            Mi chiedo con chi ho parlato fino a oggi

              «Vogliono cambiare
              le cose senza farsi
              carico della copertura
              finanziaria. Per il Tesoro
              è un affare sicuro:
              risparmia 700 milioni
              l’anno scaricando
              l’onere su chi verrà»

                RAFFAELLO MASCI

                  ROMA
                  Prima, sulla piattaforma di sciopero dei sindacati, c’erano Mezzogiorno, innovazione industriale e politiche sociali, adesso si aggiunge anche il malcontento per il rinvio della riforma del Tfr. E Savino Pezzotta, come il suo collega Epifani, è furioso.

                    Segretario, il rinvio di due anni non sarà la fine del mondo…

                      «Invece è una scelta grave. Dopo la riforma Dini l’esigenza di un secondo pilastro previdenziale è fondamentale. I lavoratori perdono per due anni questa opportunità con tutte le conseguenze economiche che ciò comporta. Penso soprattutto ai giovani, per i quali la previdenza integrativa è parte rilevante di quella che sarà la loro posizione pensionistica. E comunque, me lo faccia dire, è il metodo ad essere sconcertante: una trattativa snervante di mesi e mesi, e poi il blitz, così, in Consiglio dei ministri. Mi chiedo con chi ho parlato in tutto questo tempo».

                        Insomma, questa non gliela perdonate. E dal momento che senza il sindacato difficilmente i fondi pensione potranno decollare, la cosa potrebbe farsi seria.

                          «Il problema non è quello di mettersi di traverso, sia chiaro, ma di capire che cosa vuole questo governo, se vuole dare risposta ad una esigenza sociale fortemente sentita, o no».

                            E che cosa ha capito?

                              «Che vogliono la riforma ma senza farsi carico della copertura finanziaria».

                                Dunque una mossa per convenienza?

                                  «Al Tesoro conviene di sicuro, se non ricordo male sono 700 milioni l’anno la cifra che risparmia in questo modo, scaricando l’onere su chi verrà. Ma io temo che sia stato fatto un piacere anche alle lobby assicurative, che hanno altri due anni per organizzarsi».

                                    Domani (oggi per chi legge – ndr) sarete in sciopero generale contro la Finanziaria: uno «sciopero politico» lo hanno definito alcuni esponenti della maggioranza, una iniziativa elettorale.

                                      «Da campagna elettorale, semmai, sono considerazioni come quelle che lei ha riferito. Il nostro sciopero è "politico" nei contenuti, ma assolutamente svincolato dalla contesa elettorale. E’ veramente l’esaltazione dell’autonomia del sindacato, nel senso che noi presentiamo una piattaforma di priorità che contestiamo a questo governo perché non ne troviamo traccia in Finanziaria, ma valgono anche come istanze propositive per il governo che verrà».

                                        Ci sintetizzi queste richieste.

                                          Per prima cosa il Mezzogiorno, che vuol dire fiscalità di vantaggio ma anche dotazioni infrastrutturali. Poi interventi a sostegno dell’industria che non siano a pioggia, come è il taglio del costo del lavoro, ma mirati all’innovazione. Terzo: l’emergenza sociale, e cioè costituire un fondo per i non-autosufficienti e le loro famiglie. Infine, i redditi: restituire potere di acquisto alle famiglie, agendo sul fiscal drag ma anche sulle tariffe, sul petrolio e sulle ricadute di questo sui prezzi».

                                            E queste belle cose come pensate di pagarle?

                                              «Adeguando la tassazione sulle rendite finanziarie e immobiliari a quella europea. Parliamo di adeguamento, non di mettere qualcuno sul lastrico».

                                                E per questo c’era bisogno di uno sciopero generale?

                                                  «Questa è una domanda che dovrebbe porre al governo. Le proposte che le ho illustrato sono state presentate a palazzo Chigi, con una lettera, il 27 settembre scorso»

                                                    E la risposta?

                                                      «Non c’è mai stata»

                                                        Nessuna convocazione?

                                                          «Nessuna di merito. Siamo stati chiamati per l’illustrazione della Finanziaria, ma si è trattato in sostanza della lettura sommaria dei titoli. Tutto qui. Con l’aggravante che in questi ultimi due mesi, il governo si è anche preso la libertà di non onorare alcuni impegni contrattuali assunti con i lavoratori del pubblico impiego.
                                                          Mi pare che abbiamo pazientato abbastanza. Se facciamo sciopero, a questo punto, ne avremo un motivo o no?».

                                                            E per il futuro, dopo lo sciopero e verso le elezioni?

                                                              «La nostra piattaforma resta sempre la stessa, con i punti che le ho brevemente illustrato. Diremo ai nostri iscritti di votare chi vorrà farsene carico».