“Intervista” S.Pezzotta: «Tensione? Colpa di chi non vuole i contratti»

19/01/2004


 Intervista a: Savino Pezzotta
       
 



Intervista
a cura di

Oreste Pivetta
 

lunedì 19 gennaio 2004

«Tensione? Colpa di chi non vuole i contratti»
L’eterno rimpallo tra governo, aziende e regioni. Poi, alla fine, tocca ai sindacati prendersi la responsabilità di chiudere

MILANO Ultima è arrivata la proposta di Rutelli e della Margherita sulle pensioni a scombinare qualche cosa nella ricostruita unità sindacale. Tanto è vero che Epifani ha subito detto «no», mentre
Pezzotta ha commentato: «È una provocazione
politica molto interessante». E gli altri a “gonfiare” le divisioni che adesso proprio il segretario della Cisl ridimensiona rivendicando ruolo e autonomia sindacali. Nella sostanza: le proposte e le idee le ascolto tutte, ma al tavolo delle trattative ci sono io e l’accordo lo firmo io.
Savino Pezzotta sarà questa settimana a Milano e dovrà discutere di uno dei contratti più turbolenti degli ultimi anni, quello dei trasporti, con coda minacciata di un altro sciopero, quello di lunedì
prossimo indetto dai Cobas, già con l’etichetta di “selvaggio”. Ma Pezzotta non vuol sentire parlare di scioperi selvaggi: «La Costituzione italiana garantisce il diritto di sciopero. In alcuni settori
andrebbero rispettate le regole, perchè non abbiamo proprio bisogno di ritrovarci contro l’opinione pubblica. Pezzotta seguirà un’assemblea degli autoferrotranvieri del suo sindacato. Dovrà
spiegare il contratto firmato prima di Natale, ma aggiunge ancora: «Ci vado soprattutto perchè abbiamo il dovere di parlare con i lavoratori e di ascoltarli». Disegna anche così, insomma, la
strada di un sindacato in cui vertici e base siano più vicini.
Ma perchè, Pezzotta, si arriva a conflitti così esasperati, che mettono tanto alla prova sindacati, lavoratori, cittadini?
«La responsabilità è di chi fa promesse e non le mantiene. Di chi illude. La responsabilità è di chi in due anni non ha voluto rinnovare un contratto
scaduto, preferendo il rimpallo: tra regioni,
governo, aziende… Mentre si doveva chiudere, come noi sindacati ci siamo assunti l’onere di fare: chiudere per dare a tutti un contratto nazionale. Attenzione: non sono contro il decentramento.
Sono contro la logica di una contrattazione frammentata, di accordi che si sovrappongono, di discussioni che abbandonano il più debole al suo
destino…».
Non vede in quel rimpallo un disegno politico preciso: dividere e screditare i sindacati, dimostrare (e su questo si è scritto all’infinito)
la loro caduta di ruolo? Altre categorie attendono il contratto…
«Dagli impiegati delle agenzie fiscali ai vigili del fuoco. Per il resto io ragio no da sindacalista e da sindacalista constato che è invalsa l’abitudine che i contratti non si facciano nei tempi alla scadenza
di un biennio, mentre si dovrebbe chiudere rapidamente per il bene di tutti. Posso riconoscere che qualcosa nel modello contrattuale non funzioni
più…».
Rivedere, aggiornare… il governo ha già fatto saltare per conto suo gli accordi del ‘93. Siete tutti d’accordo?
«Questa, di correggere qualcosa, è la mia esigenza. Ho proposto a tutti di discuterne, ho insistito perchè ci si ritrovi attorno a un tavolo. Evidentemente
qualcuno la pensa in modo diverso».
La Cisl sostiene da tempo una più forte articolazione territoriale dei contratti. Poi qualcuno (vedi la Lega) ci si infila e scopre
le gabbie salariali…
«Sia ben chiaro che sono contro le gabbie salariali che non sono una risposta a uno sviluppo squilibrato: sono soltanto una risposta sbagliata. Altra cosa è pensare che vi possano essere pesi e responsabilità diverse, secondo ad esempio
esigenze di produttività, che si possono
discutere a livello aziendale. Non si finisce tutto in un contratto unico».
E comunque la vertenza dei tranvieri è stata più aspra la dove si è pensato di poter fare i conti azienda per azienda. Come a Milano, dopo, appunto le promesse del sindaco.
«Per questo invito a discutere di contratto. Evidentemente non siamo tutti d’accordo. Quanto ai trasporti, tra le ragioni delle difficoltà d’oggi, ce ne sta anche una politica: la vedo nella mancanza
di risorse di fronte alla crisi di un sistema».
L’unità regge sul tavolo delle pensioni?
«Sì, anche se in altri casi c’è chi fa l’Aventino. Se chiedono un tavolo e me lo danno, io mi siedo e ascolto. Poi decido».
L’idea di Rutelli le è piaciuta?
«Intanto stiamo aspettando la proposta del governo. Se ne arrivano altre, non ci si deve offendere. Non è proibito discutere e ragionare. Al tavolo siedo io
e decido io».
E lo sciopero generale?
«Non ho mai parlato di sciopero generale. Io voglio che si proceda uniti. Se qualcuno scende dal carro non è colpa mia. Abbiamo chiesto noi il confronto
sul welfare e lo abbiamo chiesto sulle politiche economiche…».
Un po’ come le scatole cinesi: economia,
welfare, pensioni, in fila. Peccato che ci siano solo tagli alle pensioni, in una situazione economica…
«Non mi sembra entusiasmante. Parlano di ripresa negli Stati Uniti, ma senza posti di lavoro non è una ripresa».
C’è chi ha letto l’attacco di Tremonti a Fazio come un ulteriore attacco alla credibilità del nostro sistema finanziario e bancario.
«Credo che si debba assegnare più poteri alla Consob, senza intaccare il ruolo della Banca d’Italia, che è la garanzia di un sistema italiano, non a rischio di penetrazione straniera. A proposito
di Parmalat vedo quattro obiettivi: difendere il lavoro e le attività produttive, rispondere ai risparmiatori, più chiarezza e più trasparenza, condannare chi ha sbagliato. Ma attenzione: non attribuiamo colpe generiche a un generico sistema.
Questo non mi piace. Ci sono responsabilità
individuali e in ogni impresa dovrebbe valere un’etica individuale».