“Intervista” S.Pezzotta: subito pronti a riavviare il confronto

28/05/2004

    28 Maggio 2004

    intervista
    Roberto Giovannini


    IL LEADER DELLA CISL SODDISFATTO PER LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE FERRARI
    Pezzotta: subito pronti a riavviare il confronto
    «Ci sono segnali forti e nuovi, sono pronto a scommettere
    sul recupero dei rapporti. La concertazione è la strada giusta»

    ROMA
    SAVINO Pezzotta, segretario generale della Cisl, vorrebbe quasi nascondere e moderare il suo gran compiacimento per le cose dette nella relazione da Luca di Montezemolo. «Eh, attenti – puntualizza – bisogna vedere i fatti, le cose concrete». Eppure, il rilancio di un termine che per la Cisl è magico – la concertazione – fa intravedere al leader cislino prospettive foriere di grandi sviluppi nel rapporto con la nuova Confindustria. E annuncia: «il sindacato, di fronte a una relazione come quella di Montezemolo, è tenuto a chiedere un confronto con Confindustria per approfondire alcuni temi che ci interessano».

    Pezzotta, si può parlare di svolta?

    «Io dico che ci sono segnali forti e nuovi. Bisogna vedere se si concretizzano. Io spero di sì, ci scommetto. Il sindacato è pronto a scommettere sul recupero di un rapporto anche bilaterale tra Confindustria e sindacato, per poi aprire un confronto col governo e con le forze politiche su come mettere a posto le cose per il paese».


    Cosa le è piaciuto, soprattutto, del discorso del nuovo leader degli industriali?

    «L’impostazione. Non c’è più una Confindustria che “piange”, che si limita a chiedere. Vedo una Confindustria non più autoreferenziale, che rivendica il suo ruolo di soggetto che rappresenta interessi e che apre agli altri soggetti della rappresentanza. Una sorta di appello: bisogna cambiare il paese, serve uno sforzo di tutti, sfidando la politica con un metodo “bipartisan”. Il governo, come l’opposizione. Un rilancio dell’autonomia delle parti sociali come arricchimento della democrazia, che è importante anche dal nostro punto di vista. Poi, nel merito, vedremo; ma l’impostazione mi pare molto positiva».


    Montezemolo delle questioni di merito le ha indicate, però.

    «Alcune io le condivido: prima tra tutte, il rilancio della concertazione. Vogliamo veramente che questo paese divenga competitivo? Vogliamo creare le condizioni di coesione sociale per dare una marcia in più allo sviluppo? La concertazione è lo strumento principe. Poi, l’apertura sul tema del Mezzogiorno, definito alla Kennedy una ”Nuova Frontiera”. Un ruolo nuovo e diverso per la mano pubblica, dopo l’infatuazione per il privato. La partecipazione dei lavoratori, avviare un ragionamento sui modelli contrattuali. Il fisco: no a una riduzione generalizzata della pressione fiscale, che non porterebbe benefici, sì a una mirata. E tagli fiscali solo se il paese se lo può davvero permettere».


    Sareste pronti a intavolare un confronto su questi temi?

    «È possibile avviare un confronto tra sindacato e imprenditori, che potrebbe chiudersi prima del varo del Dpef. Rinnovando e aggiornando il protocollo stilato a suo tempo tra sindacato e Confindustria».


    Sullo sfondo c’è il terzo incomodo, il governo, che di concertazione sembra non volerne proprio sapere. Il tavolo rischia di essere zoppo…

    «Il governo scambia concertazione con consociativismo. Qui parliamo di un rapporto fattivo tra le parti sociali per individuare e poi conseguire obiettivi comuni. La realtà è sotto gli occhi di tutti: senza politica dei redditi aumentano conflittualità e tensione sociale, e Montezemolo ha ammesso che il decennio della concertazione è stato positivo per le imprese. Avere abbandonato quella politica ha creato problemi a noi, ma anche alle imprese. Il sindacato ha posto il tema con la sua piattaforma alcuni mesi fa, il governo non ha avuto nemmeno la sensibilità di avviare un dialogo sulle nostre proposte. Oggi Confindustria sembra concordare. Può essere il governo l’unico assente al tavolo? Per ora ne prendiamo atto, ma sia chiaro che non resteremo certo a guardare. Io dico che se tutte le forze sociali arrivano a convergenze significative su obiettivi condivisi, è difficile per qualsiasi governo dire che non se ne deve fare nulla».


    Molti osservatori hanno constatato una evidente discontinuità tra l’approccio e le proposte espresse ieri da Luca di Montezemolo e la linea seguita durante il quadriennio della presidenza di Antonio D’Amato.

    «Se devo stilare un bilancio dell’era D’Amato, io mi sento di dare un giudizio articolato. Con quella Confindustria ho rinnovato tutti i contratti di lavoro. Ci sono state convergenze importanti – ad esempio sul patto per l’Italia – e su tante altre cose abbiamo litigato, come sull’articolo 18, ma è normale. Io spero che oggi ci sia uno slancio diverso. Sappiamo che Confindustria ha una sua storia: cambia, ma sempre nella continuità, senza nette cesure con il passato. Ora, però, sono ragionevolmente ottimista».