“Intervista” S.Pezzotta: «Sfida al governo su fisco e welfare»

28/10/2004

            giovedì 28 ottobre 2004

            Pagina 9 – Economia
             
            L´INTERVISTA

            Il leader Cisl Pezzotta: il sindacato indica altre priorità rispetto all´esecutivo, Berlusconi cambi strada
            «Sfida al governo su fisco e welfare ecco la nostra contromanovra»

            Con Confindustria prepareremo un documento sul Sud che comprenda anche le istanze delle imprese
            RICCARDO DE GENNARO

            ROMA – «Se fossimo noi al governo questa sarebbe la nostra Finanziaria». Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, è visibilmente soddisfatto del documento unitario elaborato da Cgil, Cisl e Uil contro la manovra del governo: «Non è una sommatoria di richieste, ma un elenco di priorità alternativo a quello del governo e compatibile con i vincoli economici».

            Un documento unitario e la proclamazione di un nuovo sciopero generale. I rapporti con Cgil e Uil sono migliorati?

            «Dobbiamo smetterla di chiederci se i rapporti tra le tre confederazioni sono buoni o cattivi. Quello che conta sono i temi sui quali ci si confronta. Siamo associazioni plurali che hanno una loro soggettività e idee anche diverse, ma che cercano, come dico spesso, delle convergenze».


            La predisposizione di un documento unitario contro la Finanziaria, tuttavia, non era scontato.

            «Ci sono forse differenze tra quanto ha detto la Cisl nell´audizione alla commissione Bilancio e questo documento? Che fossimo d´accordo sul giudizio di critica complessiva della Finanziaria non lo si scopre oggi, si sapeva da settembre. Inoltre abbiamo sempre detto che non escludevamo la mobilitazione».


            La Cisl, si sa, non ama ricorrere agli scioperi generali a cuor leggero. Che cosa è scattato?

            «Se il governo promette due tavoli di confronto sulla competitività e la perdita del potere d´acquisto per il primo ottobre e a fine mese non c´è niente, è chiaro che il sindacato deve passare alle vie di fatto. Purtroppo questo governo è più attento agli accordi dentro la maggioranza che al confronto con le organizzazioni sindacali. Devono cambiare metodo e forma: il governo deve assumere un atteggiamento che lo metta nelle condizioni di accogliere le richieste dei sindacati».


            L´impianto della vostra proposta è l´opposto di quello del governo: un confronto cambierebbe davvero le cose?

            «Nel nostro documento ci sono anche delle richieste: lo scorporo dal tetto del 2% di alcuni capitoli di spesa, la restituzione del fiscal drag, il riconoscimento di specifiche detrazioni per gli over 75enni, eccetera. Cose diverse dal taglio delle tasse, ma che stanno dentro i parametri economici. Abbiamo tenuto conto delle compatibilità e selezionato gli interventi in base a quelle che sono le priorità del Paese. Se il sindacato facesse una Finanziaria sarebbe questa».


            Il vostro intento iniziale era arrivare a un documento comune con Confindustria. A che punto sono i rapporti con gli industriali dopo la rottura del tavolo a luglio da parte della Cgil, un tavolo mai recuperato?

            «Con Confindustria abbiamo un incontro lunedì sul Mezzogiorno. Ragioneremo insieme su questo problema e verificheremo se sia possibile arrivare a un documento comune, preciso e dettagliato, dove si parli anche della Sardegna, una regione spesso dimenticata. L´obiettivo è un´intesa da presentare al governo, che comprenda anche gli impegni delle imprese. Poi noi, Cgil e Uil metteremo in piedi le commissioni su riforma del modello contrattuale e democrazia sindacale. Dopodichè vedremo se si può riprendere il discorso con la Confindustria».


            Lo sciopero generale è il quinto in due anni contro il governo Berlusconi. Significa qualcosa?

            «Per noi il problema è sempre il merito. Non scioperiamo contro il governo perché non ci piace il governo. Li decidiamo, di volta in volta, su temi precisi. L´obiettivo di questo sciopero è che cambi la Finanziaria, perché è ingiusta e inadeguata. Vale per questo governo, come per un governo di centrosinistra».