“Intervista” S.Pezzotta: «sciopero ormai dietro l´angolo»

23/02/2004


SABATO 21 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 11 – Economia
 
 
L´INTERVISTA

«Così si taglia la spesa sociale sciopero ormai dietro l´angolo»
          Savino Pezzotta boccia il nuovo piano sulle pensioni. Mobilitazione su welfare e potere d´acquisto

          L´innalzamento secco a 60 anni e oltre è inaccettabile, non c´è alcuna flessibilità. Dipendenti penalizzati
          Passi avanti rispetto alla prima versione su Tfr e decontribuzione, ma non basta. I veri problemi sono altri

          LUISA GRION


          ROMA – Meglio di prima, ma non va per niente bene. Non piace l´innalzamento dell´età pensionabile, il taglio della spesa sociale, «l´intoccabilità» dei contributi a carico degli autonomi. Ma soprattutto non piace «l´ostinazione del governo a credere che l´unica emergenza di questo paese sia la riforma delle pensioni». Per l´insieme di tutti questi motivi – dunque – «è molto probabile» che il sindacato arrivi allo sciopero generale. Così prevede Savino Pezzotta, leader della Cisl, precisando però che la protesta non scoppierà solo sul «no» alla riforma delle pensioni, ma che sarà legata ad una proposta unitaria su welfare, crisi industriale, riconquista del potere d´acquisto. «Le vere emergenze del paese».
          Pezzotta parliamo prima di pensioni. Com´è la nuova proposta del governo?
          «Iniqua, quindi da correggere, anche se rispetto alla prima versione – grazie all´azione del sindacato – sono stati fatti due importanti passi avanti: non c´è più la decontribuzione per i nuovi assunti e non c´è più l´obbligatorietà del passaggio del Tfr nei fondi previdenziali. Sono due nostre vittorie».
          Su cosa avete perso invece?
          «Non parlerei di sconfitta, semmai di necessità – ora – di cambiare l´agenda del governo sui temi da affrontare. E certo, per quanto riguarda la previdenza, c´è l´esigenza di rivedere almeno un paio di punti che così come sono risultano improponibili».
          A cosa si riferisce?
          «All´innalzamento della età pensionabile: la proposta del governo è rigida, prevede un innalzamento secco di tre-quattro anni. Non c´è la famosa quota 95 di cui si era parlato, c´è semmai una mancanza assoluta di flessibilità. E questo, per il sindacato intero, è inaccettabile: è un punto sul quale non si tratta. Ma non solo: è l´impostazione di fondo che non va bene. In questa riforma il vero obiettivo del governo è quello di tagliare la spesa sociale. E´ già fra le più basse e in situazioni di crisi come questa gli effetti di un ulteriore livellamento verso il basso saranno dirompenti».
          Perché ?
          «Perché ci troviamo di fronte al decadimento industriale e occupazionale, alla caduta del welfare e del potere d´acquisto delle famiglie. Bisognerebbe investire, invece si taglia. Bisognerebbe ricostruire, invece si distrugge. Forse il governo non ha capito che – per uscire da questa situazione – serve uno sforzo collettivo pari solo a quello realizzato nel dopoguerra. E qui invece di coinvolgere tutta la popolazione nello sforzo si fa cadere tutto il peso della riforma su una sola fascia sociale. E non si toccano le altre».
          Ce l´ha con gli autonomi?
          «Non si capisce proprio perché una categoria – quella dei lavoratori dipendenti – debba coprire tutti vuoti. La riforma, anche sotto questo punto di vista è assolutamente iniqua, l´ingiustizia è insostenibile. Tanto più che quello degli autonomi resta un problema: non mi pare che i loro conti siano in linea. Non credano di risolvere la questione facendola pagare ancora una volta ai dipendenti, ma ad artigiani e commercianti dico: parliamone, troviamo una soluzione, purché sia equa».
          La bocciatura della riforma previdenziale, viste anche le aperture fatte, è tale da richiedere uno sciopero generale?
          «Non lo escludo, anzi penso che si farà. Ma sia chiaro: la mobilitazione non riguarderà solo le pensioni. Il sindacato non si chiuderà sulla previdenza. Abbiamo progetti più grandi: è l´assetto sociale del paese che va cambiato. Faremo una proposta unitaria che tocchi la previdenza, il welfare, lo sviluppo, l´industria, la salvaguardia dei redditi perché è il complesso delle emergenze che questo paese deve decidersi ad affrontare. Il quadro non cambia toccando solo le pensioni».
          In un progetto così complesso il sindacato riuscirà a mantenere l´unità appena ritrovata?
          «I segnali di cambiamento rispetto al passato sono evidenti. Il 10 marzo si farà un´assemblea unitaria dei delegati alla quale sottoporre la piattaforma delle iniziative da adottare. Non accadeva da 15 anni e il fatto ha una valenza politica innegabile. Andremo insieme nelle fabbriche – anche perché in televisione non ci danno spazio – spiegheremo insieme le nostre ragioni. Solo qualche mese fa nessuno ci avrebbe scommesso».