“Intervista” S.Pezzotta: «Recessione sempre più vicina»

14/12/2004

    martedì 14 dicembre 2004

      Pagina 3 – Economia

        L´INTERVISTA

        Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, lancia l´allarme sulla situazione economica del Paese
        «Recessione sempre più vicina
        già ora a rischio 150mila posti»
        la riforma dei contratti È vero che siamo in ritardo, ma puntiamo a trovare una soluzione tra Cgil, Cisl e Uil anche per quello dei metalmeccanici
        gli industriali Quando le cose andavano bene si sono divisi la torta, per i lavoratori non c´era nulla. Adesso non possono chiederci sacrifici
        la fiat Va salvata perché rappresenta un interesse nazionale. Se serve deve intervenire lo Stato. Berlusconi ne parli con Bush

          ROBERTO MANIA

            ROMA – «Quello dell´Istat è un autentico allarme che nessuno può far finta di non aver sentito. Siamo sull´orlo di una recessione. Già ora sono a rischio 150 mila posti di lavoro. È una situazione che mette i brividi». Da tempo Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, chiede al governo di intervenire perché – sostiene – la crisi dell´industria italiana è drammatica. Ieri l´istituto di statistica lo ha solo confermato con quel -5,6 per cento della produzione industriale nell´ultimo anno. Il governo non ha ancora risposto alle sollecitazioni delle parti sociali, tant´è che il provvedimento sulla competitività, annunciato dal ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco, è slittato al prossimo anno. Ma questa volta il leader della Cisl ce l´ha anche con gli imprenditori: «Quando le cose andavano bene si sono divisi i profitti, e per noi non c´era nulla. Ora non vorrei che venissero a chiedere i sacrifici. Noi non ci stiamo».

            Sarà difficile per il sindacato sottrarsi questa eventualità se la situazione è quella che descrive l´Istat e che lei condivide.

              «Sia chiaro: io non vendo nulla se non c´è la prospettiva di rilanciare il sistema industriale italiano. Non ci possiamo impiccare da soli. Bisogna smetterla di chiedere solo a noi. Siamo disposti ad un confronto – l´abbiamo chiesto – con il governo ma vorremmo anche sapere se ha intenzione di mettere in campo una politica per lo sviluppo e per l´innovazione. È illusorio pensare che tutto si possa sistemare lasciando che operino spontaneamente le forze del mercato. Non è così».

              Cosa vuol dire in concreto "una politica per lo sviluppo e per l´innovazione"?

                «Vuol dire incentivare le aggregazioni, le fusione delle imprese; vuol dire abbassare il costo del lavoro in particolare nelle aziende a forte intensità di manodopera».

                Cioè ridurre le tasse.

                  «Sì, anche. Ma non come ha fatto il governo in maniera generalizzata, senza selezionare. Bensì favorendo le imprese che innovano. Ma questo non è comunque sufficiente. Berlusconi dovrebbe prendere esempio dal centrodestra che governa in Francia: lì sì che si tutelano le imprese nazionali, lì c´è un interventismo fortissimo. Il nostro presidente del Consiglio sta andando dal presidente George Bush? Bene affronti anche la questione Fiat-General Motors».

                  Scusi, ma che c´entra il presidente degli Stati Uniti?

                    «C´entra perché questa è una questione di interesse nazionale. La Fiat deve farcela da sola, ma se non ce la fa non si può lasciare che tutto vada a ramengo. Bisogna dare una mano alla Fiat se necessario perché è l´unica grande industria italiana manifatturiera; perché intorno all´industria dell´auto – è meglio non scordalo – gira oltre un milione di posti di lavoro. Ma ancora prima credo che la Fiat debba potersi svincolare dai legami con la General Motors e cercare nuove alleanze con produttori europei».

                    Insomma, se dovesse essere necessario dovrebbe aiutarla lo Stato. Come ai tempi delle Partecipazioni statali. Le sembra davvero una strada percorribile?

                      «Io non penso che si debbano rispolverare le vecchie Partecipazioni statali. Penso, però, che in un momento di difficoltà la mano pubblica non può non esserci».

                      Anche con l´ingresso nel capitale sociale?

                        «Non lo escludo, in alcune situazioni e per un periodo determinato finalizzato al risanamento di un´azienda».

                        Quali sono, secondo lei, le colpe degli industriali italiani?

                          «Credo che abbiamo compreso troppo tardi quello che stava accadendo sui mercati internazionali. Sono rimasti ancorati alle produzioni tradizionali. Non hanno puntato all´innovazione. Ora hanno scoperto la minaccia cinese! Ma spesso dimenticano che la mancanza di libertà sindacale in Cina danneggia le nostre stesse imprese. E mi ha sorpreso il nostro presidente Ciampi quando ha chiesto il superamento dell´embargo militare. Io credo che quel Paese vada tenuto ancora sotto controllo».

                          Intanto uno dei vicepresidenti della Confindustria, Alberto Bombassei, accusa il sindacato di essere paralizzato dalle chiacchiere al suo interno.

                            «Io stimo Bombassei, ma la sua analisi mi pare almeno ingenerosa. Di certo dimentica diverse questioni. Non è vero che in questi ultimi mesi siamo stati con le mani in mano. Con la Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali abbiamo sottoscritto un accordo per rilanciare il Mezzogiorno. Lo abbiamo inviato al governo che non ci ha degnato di alcuna attenzione. Questa è la realtà».

                            Di certo la riforma del sistema contrattuale è rimasta al palo.

                              «Ammetto che c´è un ritardo ma è anche vero che nei prossimi giorni comincerà a lavorare la commissione di Cgil, Cisl e Uil per tentare di trovare la quadra. Ma se la Confindustria ha altre questioni su cui intende confrontarsi, noi siamo pronti».

                              I sindacati dei metalmeccanici continuano ad essere divisi sulla piattaforma per il rinnovo del contratto della categoria. Il rischio di un nuovo contratto separato sta tornando ad essere concreto. Non è così?

                                «Siamo tutti impegnati ad evitare più d´una piattaforma. Dico anche che non si può chiedere ai metalmeccanici della Cisl di fare più di quanto stiano facendo. Comunque c´è ancora tempo».