“Intervista” S.Pezzotta: «Prima discutiamo con le imprese»

31/03/2005
    giovedì 31 marzo 2005

    sezione: PRIMO PIANO – pagina 6

    «Prima discutiamo con le imprese»
    Pezzotta: il Governo metta in campo i fondi

    MASSIMO MASCINI

    ROMA • È pronto ad avviare una trattativa sul costo del lavoro, ma il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, non vuole cadere in una manovra elettorale. Per questo chiede che sul costo del lavoro non si faccia il solito polverone, ma si prepari bene questo negoziato, facendolo precedere da un confronto tra sindacato e imprenditori per individuare dove intervenire e come. Ma soprattutto chiede che il Governo faccia sapere prioritariamente quali risorse intende impegnare per questo intervento.

    Pezzotta, la Cisl sarà presente il 6 al ministero del Welfare per discutere di costo del lavoro?

      Certo che saremo presenti. Non mi sottraggo mai a un confronto come quello indicato dal ministro Maroni. Però non mi sembra quello il percorso giusto per far partire una trattativa così difficile.

      Cosa non va bene?

        Le modalità di avvio del confronto, per esempio. Non si parla la mattina in un’intervista di un possibile confronto e poi il pomeriggio si convocano le parti. Mi sembra una cosa troppo improvvisata. Queste cose vanno adeguatamente preparate, serve un’agenda di percorso che sappia prevedere i diversi momenti negoziali.

        Teme una mossa elettorale?

          Non è questa la mia preoccupazione. Avremo modo di capire se il Governo intende aprire un confronto vero su questi temi. Io vorrei un confronto vero e serio. Vorrei che si riprendesse l’abitudine alla concertazione, cominciando dalla praparazione del prossimo Dpef.

          Nel caso specifico cosa propone?

            La prima cosa è capire quali sono i termini veri del problema, gli argomenti che devono essere trattati.

            Come è possibile individuarli?

              Credo che il sindacato debba prioritariamente aprire un confronto con i propri interlocutori naturali, gli imprenditori, sui temi del costo del lavoro, per capire come questo impatti con il tema di fondo, la competitività delle aziende.

              Un dialogo a due?

                Sì, per capire quali sono le materie in oggetto, dove si deve intervenire e come è possibile muoversi, prevedendo anche dove reperire le risorse necessarie.

                E dopo?

                Dopo è possibile avviare il confronto con il Governo, non generico però, non un polverone, ma una trattativa vera.

                Con quali modalità?

                  Non credo nel sistema di confronto delle ultime esperienze, 40 soggetti sociali attorno a un tavolone a Palazzo Chigi.

                  A cosa pensa?

                    A un sistema che tenga conto della effettiva rappresentatività di ogni parte sociale. I pesi non sono tutti uguali, non è possibile far finta invece che lo siano.

                    Detto questo, la Cisl è disponibile a un confronto vero?

                      Certamente. Se si vuole ridurre il costo del lavoro per dare più competitività alle imprese e salvaguardare il potere di acquisto dei salari, e magari trovare delle risorse per chiudere i contratti aperti, noi siamo pronti anche subito.

                      Occorre trattare anche della struttura della contrattazione?

                        Sarebbe meglio, ma non è indispensabile.

                        Le parole d’ordine restano serietà e chiarezza?

                          Questa deve essere la base di ogni discussione. Per questo, per avere chiarezza, dico che il Governo deve chiarire subito quali sono le risorse che pensa di spendere in questo intervento sul costo del lavoro.
                          Un’operazione a costo zero non avrebbe senso e del resto l’operazione di cui parla il ministro è così ampia da meritare una adeguata disponibilità.

                          Teme che non ci siano risorse?

                            Quando abbiamo parlato di competitività, e i temi non sono certo disgiunti, ci hanno detto che non ce n’erano. E per questo non è stata data attuazione all’accordo sugli ammortizzatori sociali. Del resto, se tutte le risorse sono spese per migliorare la domanda di beni e non l’offerta, se si pensa a ridurre le tasse ai cittadini invece che i costi di produzione, la prima cosa da chiedere ai nostri possibili interlocutori è di quali risorse dispongano. Sarà questa la cartina di tornasole per capire se si tratta di un’offerta vera o solo di una manovra elettorale.