“Intervista” S.Pezzotta: «Prezzi, redditi, contratti, industria: il governo non fa nulla»

09/09/2004



 Intervista a: Savino Pezzotta
       
 



 

giovedì 9 settembre 2004

«Sulla politica economica ci vuole un confronto con il sindacato. Se questo non avverrà valuteremo le iniziative da mettere in campo»

«Prezzi, redditi, contratti, industria: il governo non fa nulla»
Angelo Faccinetto

MILANO Pezzotta, parliamo di Alitalia, anzitutto. Cimoli invoca un accordo con il sindacato entro il 15. Pensa sia possibile? E a quali condizioni?
«Stiamo lavorando ad un accordo, anche se allo stato attuale vedo delle difficoltà. Perché non si può partire ragionando di esuberi, si deve partire dal piano industriale. La prima cosa di cui c’è bisogno è la chiarezza, a cominciare dalle prospettive di rilancio dell’azienda. Il discrimine è questo. Ed è ciò che stiamo cercando di capire attraverso la trattativa. Così come non sono accettabili diktat come quelli che la commissaria Ue, Loyola De Palacio, ha posto al sindacato».
In quanto a diktat anche il governo, cioè l’azionista, non scherza. O fate un accordo come diciamo noi o sarà fallimento, sostiene. Come giudica questo atteggiamento?
«Incomprensibile. Perché le responsabilità non sono del sindacato, ma di chi ha gestito la compagnia. Come non capiamo quale sia la volontà dell’azionista: non ci sembra che dal governo sia uscita una linea univoca. Fatti tutti i passaggi con l’azienda, arriverà il tempo in cui dovremo confrontarci anche con l’esecutivo. Non può pensare di rimanere spettatore».
Intanto però ci sono 5mila esuberi, un’enormità.
«Non ne parlo. Il tema è il piano industriale, è il rilancio. Dopo si andranno a vedere gli strumenti che il governo intende mettere in campo per gestire la situazione. Non ci si può muovere al buio, le persone hanno bisogno di certezze».
Non teme che la situazione vi possa sfuggire di mano?
«Il sindacato sta dimostrando un alto senso di responsabilità. Perciò è necessario che la trattativa sia vera. Se il confronto si rivelasse finto il sindacato risponderà».
Quella di Alitalia non è la sola situazione esplosiva. Le crisi si moltiplicano. La Fiat è lontana dal ritorno a una tranquilla normalità. Cosa succede all’azienda Italia?
«Nessuno ha mai detto che la Fiat sia uscita dalla crisi. Il problema riguarda l’azienda e va seguito dal sindacato con estrema attenzione. Ma il fatto è che situazioni come quelle di Fiat e Alitalia altro non sono che l’evidenziazione della sofferenza che attraversa l’insieme del sistema industriale italiano. Ci sono settori – come il tessile per esempio – in cui le difficoltà crescono di giorno in giorno».
E il governo che fa?
«Se guardo il Dpef, che finora è l’unico documento, non trovo alcuna attenzione a questi problemi. Come non l’ho trovata per il Mezzogiorno. Si enunciano provvedimenti diversi, ma non mi sembra di scorgere una linea di politica industriale che recepisca le indicazioni e le proposte che il sindacato ha messo in campo. Adesso comunque si arriva alla Finanziaria e lì si capirà se le cose che abbiamo chiesto saranno prese in considerazione o no».
Nel caso non lo fossero?
«Valuteremo insieme le iniziative da mettere in campo. Ma la prima cosa da capire è se verrà o no avviato il confronto con il sindacato. Se ci sarà una manovra dell’entità annunciata è necessario che ci sia una spinta per ricerca e sviluppo, per il Mezzogiorno, che ci sia una politica industriale. Il sindacato farà la sua parte, ma prima voglio vedere il merito. Sono contrario alle guerre preventive. Dicono che non metteranno le mani nelle tasche degli italiani? Bene, vogliamo vedere se sarà così».
Intanto le mani in tasca le hanno già messe con la riforma delle pensioni.
«Su alcuni punti abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, su altri, centrali come l’innalzamento dell’età pensionabile, non siamo d’accordo. Adesso si devono varare i decreti delegati: chiederemo che attraverso questi vengano apportate le correzioni che riteniamo necessarie».
Poi ci sono i contratti che non si rinnovano. Anche qui, responsabilità del governo.
«Sul pubblico impiego si pretende che si faccia una trattativa virtuale tramite i giornali. È ora, invece, che si apra un tavolo di confronto. Le nostre richieste sono in linea con l’accordo del luglio ’93. E gli accordi si fanno stando seduti attorno a un tavolo, diversamente non si possono mettere le idee a confronto».
Trasporto pubblico: c’è il rischio di una riedizione di bus selvaggio?
«Siamo a quasi nove mesi dall’apertura delle trattative, spero che le controparti abbiano il buonsenso di trovare una soluzione. Dopo tutto questo tempo in cui le questioni sono state sviscerate non vorremmo ritrovarci in una situazione come quella dell’anno scorso: non ci sono più alibi per scaricare le responsabilità sul sindacato».
Nel frattempo i redditi da lavoro continuano a perdere potere d’acquisto.
«C’è il problema di salvaguardare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati. Per questo serve una politica dei prezzi e delle tariffe in grado di contenere l’inflazione. Ma anche qui manca chiarezza da parte del governo. Poi, se vogliamo uscire dallo schema della moderazione salariale, dobbiamo avere il coraggio di avviare una riforma del sistema contrattuale. L’ipotesi della Cisl è chiara: ruolo portante del contratto nazionale, che nessuno di noi vuole indebolire, e rafforzamento della contrattazione decentrata – aziendale, che preferiamo, o territoriale – legata ai risultati d’impresa. Questa è la nostra proposta. Io penso che abbiamo perso un’occasione quando non abbiamo colto l’apertura di Confindustria – la prima dal ’98 – ad aprire il confronto sulla questione».
Adesso?
«Adesso dobbiamo avere il coraggio di aprire questo confronto. Se non è possibile subito, rimandiamolo anche a dicembre. Ma bisogna avere da parte di Confindustria la certezza che,a dicembre, si parta».
Problemi con Cgil e Uil?
«C’è la necessità di un chiarimento tra noi. Si deve sapere con quali modalità si vuole procedere».
Intanto è al via il rinnovo dei metalmeccanici. Dopo due contratti separati si arriverà a un accordo unitario?
«Finchè non c’è il nuovo modello, per i rinnovi vale quello vecchio. Altrimenti il modello non lo riformiamo più. Per quel che riguarda i metalmeccanici, spero che riescano a trovare una posizione unitaria».
I segnali sembrano incoraggianti, no?
«Vedremo. Ci sono segnali interessanti, ma voglio vedere alla fine».
Com’è oggi il clima tra Cgil, Cisl e Uil?
«Come il tempo. Ha alti e bassi. Caldo, freddo, ogni tanto grandina. Siamo tre grandi confederazioni, con una propria storia, una propria tradizione, una propria cultura. I nostri rapporti vanno gestiti con l’arte della mediazione e della politica».