“Intervista” S.Pezzotta: «Per proseguire scelgano priorità bipartisan»

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      Intervista

        ANCHE IL LEADER DELLA CISL NON ESCLUDE LA NECESSITA’ DI UN RICORSO AL VOTO ANTICIPATO
        «Per proseguire scelgano priorità bipartisan»
        Pezzotta: la situazione è drammatica, ormai siamo all’emergenza

          Roberto Giovannini

            ROMA
            CON molta chiarezza: il Paese non può rischiare un anno di campagna elettorale. Con la situazione critica dell’economia, sarebbe disastroso. Una campagna elettorale di un anno vuol dire lasciar correre il debito pubblico, non controllare la congiuntura, impoverire la gente. Non si può». Savino Pezzotta, numero uno della Cisl, condivide la preoccupazione manifestata dal presidente di Confindustria Luca di Montezemolo. E lancia un appello al governo e alla Cdl: si dica la verità al Paese, si concordi con l’opposizione e le parti sociali un programma di emergenza. Altrimenti, «facciano loro: ma un rimpastino non servirà a niente».

              Su che base, questo programma di emergenza?

                «Ripeto, sono scelte della politica. Ma se la Cdl decide di proseguire per arrivare a fine legislatura, deve determinare alcune priorità. E noi sindacati e imprese insieme abbiamo dato tante indicazioni in questi mesi: io dico Mezzogiorno, industria e tutela dei redditi. Cose da fare, possibilmente, in modo bipartisan, come del resto si fece nel 1992. Se questo non è possibile, e si va ad elezioni, io dico che lo stesso vale anche per la stesura dei programmi elettorali delle coalizioni: rispondano ai problemi veri, perché una campagna elettorale fatta di demagogia, magari basata ancora sulla riduzione delle tasse o sulla politica del “più uno”, non aiuterebbe il Paese».

                  Dunque, anche il centrosinistra deve compiere alcune scelte difficili.

                    «Certo, ma è chiaro che il problema riguarda soprattutto chi ha la maggioranza. Noi della Cisl proponemmo una sessione parlamentare sulla situazione economica, per individuare le priorità, e poi concordarle con l’opposizione e le parti sociali, in un quadro di concertazione. In alternativa, se si deve votare, che i programmi siano realistici, che si dica la verità al Paese».

                      E se invece tutto finisse con un «rimpastino»?

                        «A che servirebbe? A niente. Il problema non è la composizione del governo, ma quali problemi vanno affrontati in questi mesi. Il voto è stato chiaramente un giudizio sulla politica economica del governo, non altro. Non si può lasciar trascinare in avanti i problemi, ora servono risposte forti e immediate».

                          C’è chi teme per i conti pubblici

                            «Il rischio c’è. L’Europa ci ha già messo in guardia, con avvertimenti preoccupanti per il merito, ma anche per l’immagine dell’Italia sul piano internazionale. Cosa vuol dire un altro anno di incertezza? Meglio abbandonare l’idea di altri tagli della pressione fiscale, affrontare in modo serio il tema del costo del lavoro, rimodulare il pacchetto competitività mettendoci più risorse, pensare al Mezzogiorno, alle politiche sui prezzi, la casa e le pensioni per mantenere il potere d’acquisto. Sento parlare troppo del ceto medio, che pure ha una sensazione di perdita di benessere, ma la situazione è drammatica soprattutto per i ceti popolari – operai, pensionati. la gente “normale” che lavora – che vivono giorni durissimi. Non tutti sono uguali, in Italia c’è chi si sta impoverendo e chi no».

                              Come fare a sostenere il reddito di questi ceti?

                                «Intanto, rinnovare i contratti. A cominciare da quelli del pubblico impiego. Qualcuno dovrebbe andare a guardare il voto di una città come Roma. Automatismi tra il rinvio dei rinnovi contrattuali e l’esito elettorale non ci sono, ma è chiaro che la gente si fa i suoi conti. Quando il sindacato solleva delle questioni, non lo fa certo per dare addosso al governo: lo fa perché parla a nome di chi rappresenta».

                                  Pezzotta, se lo aspettava un risultato elettorale così sfavorevole al centrodestra?

                                    «Sinceramente no. Che ci fosse una critica diffusa verso il governo Berlusconi, lo si sapeva: bastava sentire quel che diceva Confindustria, gli artigiani, i sindacati, che rappresentano milioni di persone. Se qualche volta si imparasse anche ad ascoltare… se non ci fossero pregiudizi, forse si capirebbe anche quello che pensa la gente. Le rappresentanze sociali esprimono le idee della gente meglio dei sondaggi. E sono due anni che tutte le forze sociali criticano la politica economica del governo. Vorrà dire qualcosa, no?».