“Intervista” S.Pezzotta: per i precari un «modello telecom»

21/12/2005
    mercoledì 21 dicembre 2005

    Pagina 31 – Economia

    «L’analisi di Pietro Ichino? È un punto di partenza, ma le ricette sono diverse»

      Pezzotta: per i precari un «modello telecom»

        Tavoli con le aziende, no a deroghe generalizzate

          Enrico Marro

            ROMA – «Più si irrigidiscono le forme di regolamentazione del lavoro più la precarietà aumenta. Questo è il dato con il quale il sindacato deve fare i conti». Comincia da qui l’analisi del leader della Cisl, Savino Pezzotta, stimolata dal dibattito innescato una settimana fa dal giuslavorista Pietro Ichino sul Corriere della Sera . Un’analisi che parte dalla stessa constatazione di Ichino e anche di Innocenzo Cipolletta (ex direttore generale della Confindustria) sul paradosso di avere in Italia «assieme il mercato del lavoro più rigido e più precario». Ma se il punto di partenza è comune, la ricetta è diversa perché Pezzotta, ovviamente, respinge l’accusa secondo la quale sarebbe proprio il sindacato tra i colpevoli di questo paradosso. «La Cisl ha accettato l’idea che ha ispirato la riforma Biagi e oggi, semmai, c’è troppa flessibilità unita a un eccesso di regole, tanto che secondo noi la riforma va corretta nei suoi eccessi. Corretta, ripeto, non cancellata».

              Ma il lavoro precario, più che della Biagi, è figlio di un contratto nazionale che non tiene, nel senso che molte imprese al Sud, per sopravvivere, non lo applicano e altre, per evitarlo, ricorrono ai co.co.co.

              «In Italia la più grande forma di flessibilità è il lavoro nero. La Cisl propone una riforma che sposti il baricentro della contrattazione dal contratto nazionale a quello aziendale o territoriale. Ma un contratto di riferimento di categoria deve restare»
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              È convinto che così si ferma la diffusione del lavoro nero e precario? Per esempio nei call center, dove lo stesso sindacato denuncia situazioni insostenibili fatte di bassi salari e scarse tutele, ma poi le tollera?

              «Conosciamo queste situazioni e proprio per questo vi stiamo ponendo rimedio. Nell’accordo sulle telecomunicazioni il problema viene affrontato con percorsi di stabilizzazione graduale del rapporto di lavoro. Questa è la dimostrazione che la strada giusta è quella della contrattazione flessibile, ma all’interno di una cornice di riferimento. Quanto al lavoro nero, il sindacato ha firmato contratti di riallineamento che hanno consentito una certa emersione. Purtroppo nelle controparti non c’è lo stesso coraggio».

              A cosa si riferisce.

              «Alla Federmeccanica. Che nel contratto nazionale mi chiede di lavorare il sabato quando sa benissimo che queste cose si negoziano meglio a livello decentrato. E alla Confindustria, dalla quale ci saremmo aspettati una proposta di riforma della contrattazione più coraggiosa anziché l’ipotesi di un semplice aggiustamento del modello esistente. E poi continua a farci le prediche. Anche sul nero: ma scusi, chi compra da queste aziende sommerse? Spesso altre imprese, certo non il sindacato. In ogni caso la Cisl non si sottrarrà al confronto. Per questo insistiamo con la Cgil e la Uil per trovare una proposta unitaria e aprire la trattativa con la Confindustria».

              È da tempo che la Cisl insiste, ma senza risultati.

              «Per affrontare i temi del mercato del lavoro e della contrattazione è necessaria l’unità fra le confederazioni, ma questo non significa che la Cisl non sia in campo con le sue proposte».

              Restiamo sul lavoro precario. Un modo per intervenire può essere anche quello di riequilibrare il diritto del lavoro che oggi è sbilanciato sulle tutele per i dipendenti a posto fisso.

                «Noi non siamo per togliere a qualcuno per dare ad altri. Se oggi c’è un mercato del lavoro con molte forme di flessibilità quello che serve è uno Statuto dei lavori che estenda alle forme di lavoro atipico una serie di tutele e diritti minimi. La proposta dello Statuto era contenuta nello stesso libro Bianco di Biagi, ma non è stata attuata».