“Intervista” S.Pezzotta: Per favore il governo ci ascolti

09/03/2004


 Intervista a: Savino Pezzotta
       
 



Intervista
a cura di

Laura Matteucci
 

martedì 9 marzo 2004

Per favore il governo ci ascolti
«L’economia è a un punto critico, il sindacato non può venire emarginato»

MILANO «Siamo a un punto di svolta per il futuro del paese. Invece di continuare a fare polemiche inutili, il governo dovrebbe rendersi conto che il sindacato è riformista, prendere responsabilmente atto della situazione e prestare più attenzione a quello che diciamo. E basta una buona volta con questa idea che non abbiamo proposte, perchè le nostre proposte ci sono e sono note». Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, rilancia la sfida a Palazzo Chigi sulle politiche economiche e sociali
del paese. Si riparte domani, con l’assemblea
dei delegati Cgil, Cisl e Uil, la prima plenaria dopo una quindicina d’anni.
Pezzotta, perchè un’assemblea unitaria adesso?
«Perchè il Paese è a un punto critico, un punto di svolta. Perchè il sindacato ritiene di non dover essere emarginato. Perchè va cambiata l’agenda politico-sociale del Paese, riportando al primo posto le questioni occupazione, mezzogiorno, lavoro, la competitività del nostro sistema che sta perdendo sempre più colpi».
È il tema dello sviluppo, quindi, al centro dell’assemblea di domani?
«Lo sviluppo è il primo punto da discutere. Oltretutto, ricordo che a questo proposito a giugno avevamo anche presentato un documento firmato con Confindustria, che però il governo non ha mai voluto discutere».
Torniamo all’assemblea.
«Il secondo tema di discussione è quello della politica dei redditi, con il venir meno della concertazione e con l’indebolimento del potere d’acquisto di salari, stipendi, pensioni. Prezzi e tariffe vanno governati con una politica deflattiva, che comprenda anche politiche per la casa, oltre
ad una rivalutazione delle pensioni. Anche perchè abbiamo il tasso inflattivo più alto d’Europa, il che peraltro dimostra che l’euro non c’entra niente, non ha colpe. E poi, c’è il terzo punto».
Ovvero?
«Il welfare. Che significa aprire un confronto sulla sanità, sui livelli essenziali di assistenza, sui giovani, sulle politiche per i non autosufficienti, e ovviamente sul sistema previdenziale. Questi sono i tre punti dai quali partiremo all’assemblea di domani, ma poi non ci fermeremo qui, organizzeremo una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Così la smettiamo anche con questa idea che il sindacato non ha proposte. Invece di andare avanti a fare polemiche inutili, sarebbe meglio prestare maggiore attenzione a quello che sosteniamo».
E poi c’è lo sciopero del 26 marzo.
«Quando sarà lo deciderà l’assemblea. Comunque il fine non è lo sciopero, quello che conta davvero sono gli obiettivi da raggiungere. Lo sciopero fa parte della normale prassi del sindacato, è a sostegno della lotta del sindacato. Serve per dire no al governo, ma anche per sostenere le nostre
proposte, per richiamare l’attenzione sui temi reali del Paese. L’obiettivo politico è alto: è il sindacato che sfida il governo sui terreni dello sviluppo, del welfare, della politica dei redditi».
Il ministro Maroni, ma anche il suo collega Marzano, lo ritengono “inutile”.
«Noi invece lo riteniamo utilissimo. Questo è un paese un po’ stordito, che va richiamato alla realtà. Noi non diffondiamo ottimismo ingiustificato. Quando un paese cresce dello 0,3% è un tremolìo, non una crescita. Poi, c’è l’inflazione alta, interi
settori industriali in crisi, dal tessile al metalmeccanico alla siderurgia, il problema
occupazione. Non è che si possa semplicemente
attendere di beneficiare della ripresa americana, che tra l’altro sta ponendo parecchi problemi perchè è una ripresa che non crea occupazione. Insomma, il
paese è in affanno, ha bisogno di riorganizzarsi.
Ed è una battaglia per il futuro dei giovani, che si gioca sulla questione del lavoro».
Maroni dice che sulla riforma delle pensioni molte indicazioni del sindacato sono già state accolte.
«E per fortuna. Per fortuna che, su una riforma già pessima, almeno qualche indicazione è stata raccolta. Anche perchè le critiche sull’innalzamento dell’età arrivano pure dalla parte che sostiene il governo».
Epifani sostiene che questa accelerazione sulle pensioni da parte del governo sia sostanzialmente un’operazione di rassicurazione dei mercati. Concorda?
«Certo. Qui non si ragiona di welfare, questa riforma serve solo per fare cassa e per dimostrare alle società di rating che il governo interviene. Morale: questa accelerazione dimostra con chiarezza che quanto il sindacato ha sempre sostenuto era corretto. Secondo il progetto del governo, la spesa sociale si troverebbe ad essere la
più bassa d’Europa, con un taglio secco dello 0,7%. Che poi ho dei dubbi che sia davvero così. Oltretutto, a Palazzo Chigi si erano impegnati con noi ad eliminare con un emendamento la verifica fissata nel 2005, impegno di cui invece nei documenti del goveno non c’è traccia alcuna».