“Intervista” S.Pezzotta: «Ora lo sciopero è inevitabile»

07/11/2005
    lunedì 7 novembre 2005

      Pagina 32 – Economia

        L´Intervista

          Pezzotta: «Ora lo sciopero è inevitabile
          Io in politica? No, in Cisl serve una svolta»

            Il segretario generale: non c´è nessuno in pole position per la successione

              ROBERTO MANIA

              ROMA – «Io non mi candido alle prossime elezioni politiche. Sarebbe da irresponsabili farlo dopo aver ottenuto un ampio consenso al congresso. Piuttosto mi assumo la responsabilità di guidare un processo di rinnovamento del gruppo dirigente della Cisl». Savino Pezzotta mette fine così alle voci, sempre più fitte nelle ultime settimane, di una sua discesa in campo nelle liste della Margherita. Resterà alla Cisl fino all´assemblea organizzativa prevista per il 2007. Non indica, però, un suo successore: tutti i membri dell´attuale segreteria confederale – dice – possono essere candidati. Non c´è Raffaele Bonanni, dunque, in pole position. Mentre c´è – pur mantenendo le distanze dalla politica attiva – l´interesse di Pezzotta per quello che sta accadendo nel centrosinistra: «La formazione del Partito Democratico obbligherà anche il centrodestra a riformarsi. Sarà un passo decisivo verso quella che Aldo Moro chiamava la "democrazia compiuta" e un impulso importante alla ridefinizione del ruolo e delle funzioni del sindacato». Al quale, il leader della Cisl, attribuisce il merito, seppur non esclusivo, di riuscire ancora a «canalizzare il profondo malessere sociale». «Anche se – avverte – il rischio di una radicalizzazione del conflitto non si può escludere, perché il dramma delle periferie abbandonate, senza identità, non è solo parigino».

              Pezzotta, mentre lei rivendica il ruolo del sindacato, il governo si appresta a far approvare già questa settimana al Senato la legge Finanziaria. Lo sciopero generale proclamato per il 25 novembre sembra più una iniziativa di routine, come scrive nel suo ultimo libro Pietro Ichino, che una mossa in grado di cambiare la manovra finanziaria. Non crede?

                «No, non lo credo affatto. La chiusura del governo nei nostri confronti non rende inutile lo sciopero generale».

                A cosa servirà, se la Finanziaria resterà così com´è?

                  «Se il governo non risponde alle nostre richieste, non possiamo non ricorrere allo strumento dello sciopero. Che serve, eccome! Anche per far capire che ci sono opzioni diverse da quelle dell´esecutivo. Ma c´è anche un altro aspetto: senza la nostra iniziativa le decisioni del governo sarebbero state molto peggiori. Lo sciopero serve anche a porre un argine e a governare le tensioni perché dove non si riesce a farlo succede quello che vediamo tutti a Parigi».

                  A proposito, lei condivide le affermazioni di Prodi secondo cui le nostre periferie sarebbero delle polveriere sociali?

                    «Io credo che il problema delle periferie nasca dallo sradicamento, dall´assenza di strumenti di partecipazione. Anche nella realtà italiana ci sono le "periferie". La differenza, con la Francia, è che la nostra società civile è più organizzata con le associazioni del volontariato, con il sindacato. Per questo rivendichiamo il ruolo dei corpi intermedi, perché contribuiscono alla tenuta di un modello di democrazia. Eppure il rischio di una radicalizzazione del conflitto è presente anche da noi».

                    Veniamo alle vicende della Cisl. Il dopo-Pezzotta è di fatto iniziato con la decisione della segreteria di avviare una consultazione sul ricambio del gruppo dirigente. Lei quando lascerà?

                      «Non direi che le cose siamo messe così. Stiamo solo realizzando quanto è stato deciso al congresso. In quell´occasione dissi che avrei lasciato all´assemblea organizzativa, e ora lo confermo. Sta iniziando un percorso che va realizzato unitariamente e senza forzature, perché non permetterò che la Cisl si spacchi».

                      Perché teme una rottura?

                        «Non temo una rottura, ma i ricambi dei gruppi dirigenti sono sempre processi complessi».

                        Il candidato più forte alla sua successione appare Raffaele Bonanni che ha ottenuto una valanga di voti nell´elezione al Consiglio generale. Sarà lui il prossimo segretario generale della Cisl?

                          «Tutti gli attuali membri della segreteria confederale sono candidati possibili. In quell´occasione non abbiamo eletto il segretario generale ma i membri del Consiglio generale. Il problema, comunque, non è chi prenderà il mio posto. Penso, invece, che sia giunto il momento di cominciare a riflettere sulla necessità di avviare un processo per un ricambio generazionale del gruppo dirigente e per una maggiore presenza femminile».

                          Una donna dopo di lei alla guida della Cisl?

                            «Non ho alcuna preclusione».

                            Cosa risponde al presidente dei Ds, Massimo D´Alema, che ha invitato il sindacato a non essere "indifferente" al cantiere che si è aperto nel centrosinistra per la costruzione del Partito Democratico?

                              «Prima vorrei che i partiti guardassero con interesse all´idea di autonomia che ha la Cisl. Detto questo continuo a pensare che vada apprezzato tutto ciò che, semplificando e aggregando, si muove verso la costruzione di una normale democrazia dell´alternanza. In questa prospettiva è utile il progetto del Partito Democratico perché può favorire una analogo processo nel centrodestra».

                              E il sindacato cosa ci guadagnerebbe?

                                «Che i ricambi di governo si determinerebbero all´interno di parametri di riferimento condivisi. E questo favorirebbe la concertazione che resta una risorsa necessaria per il Paese».