“Intervista” S.Pezzotta: ora dal vicepremier un passo concreto

02/02/2004


31 Gennaio 2004

intervista
Roberto Ippolito

«MI FA PIACERE CHE IL LEADER DELLA DESTRA ORA USI LE MIE FRASI. FINORA NON VEDO UNA POLITICA ECONOMICA»
Pezzotta: ora dal vicepremier un passo concreto
«Parole positive, ma aspetto ancora il tavolo che ci hanno promesso»

ROMA
L’ITALIA è impoverita, come dice il rapporto Eurispes? «Se guardiamo la realtà, l’impoverimento c’è», risponde Savino Pezzotta, segretario della Cisl.
Pezzotta, concorda anche sul «rischio di proletarizzazione» che correrebbe il ceto medio?
«Preferisco parlare di impoverimento dei ceti popolari senza usare l’espressione ceti medi. Impiegati, lavoratori dipendenti, pensionati sono tutti in stato di sofferenza».
Una difficoltà diffusa quindi?
«Bisogna avere l’accortezza di distinguere le diverse facce della realtà. Certamente i problemi sono diffusi, ma all’interno dell’impoverimento generale qualcuno sta pagando di più. Bisogna tener conto di tutti, ma soprattutto di chi è più colpito».
Che sta succedendo?
«Aumentano i prezzi e le tariffe, l’introduzione dell’euro non è stata accompagnata adeguatamente. Il vero errore del governo è essere uscito dall’insieme delle relazioni sindacali previste dagli accordi per la politica dei redditi del 1992 e del 1993 che hanno tutelato i salari, abbassato l’inflazione e quindi corretto le dinamiche del debito pubblico».
Per lei il problema è quindi la mancanza della politica dei redditi?
«La politica dei redditi sarebbe stata utile come in passato. E’ stata abbandonata non per volontà del sindacato. Quando questo è avvenuto è cominciato il declino. Venuta meno la politica dei redditi, i contratti di lavoro vengono rinnovati in tempi lunghissimi. Ed ecco la situazione attuale».
Il carovita è il primo imputato?
«E’ chiaro che il carovita indebolisce le persone. Ma non pensiamo solo ai prezzi. Preoccupiamoci degli affitti degli appartamenti. In alcuni casi gli affitti sono pari a metà stipendio. Così si toglie potere d’acquisto. Poi c’è il problema delle pensioni: in Italia il livello degli assegni non è altissimo e si rischia un’elevata conflittualità sociale».
Come tutelare il potere d’acquisto?
«Il sindacato deve ragionare sul cambiamento del sistema contrattuale: si deve mantenere il livello nazionale legato alla politica dei redditi e si deve accentuare il livello decentrato (aziendale o territoriale) ancorandolo agli incrementi di produttività o di redditività da redistribuire. Non si tratta di superare il contratto nazionale, ma di tutelare meglio il potere d’acquisto. Naturalmente con molta attenzione ai tempi».
In che modo?
«Non è pensabile che i rinnovi contrattuali avvengano dopo ventiquattro mesi. E poi ci si lamenta delle reazioni».
Anche lei insomma è proprio pessimista?
«Se vogliamo incidere sulla realtà di cui stiamo parlando serve una politica economica adeguata che incida sui fattori dello sviluppo. Ma non vedo finora una politica economica in grado di rispondere ai cambiamenti negativi intervenuti sullo scenario internazionale e in Italia. Abbiamo bisogno di orgoglio e di una mossa. Nell’incontro con il governo il 13 gennaio il sindacato ha parlato dell’agenda da cambiare».
Anche il vicepresidente del consiglio Fini ieri ha ipotizzato una nuova agenda socio-economica…
«Mi fa piacere che il vicepresidente Fini adoperi le stesse parole che ho usato io nell’incontro a Palazzo Chigi. Ma dopo le parole, bisogna dimostrare che esiste veramente la volontà di affrontare le questioni fondamentali, ripristinando la politica dei redditi».
Sa che anche Fini indica l’obiettivo di una «nuova politica dei redditi»?
«Avendo chiesto un tavolo propedeutico a tutti i confronti, attendiamo la risposta del governo. Questa ci era stata preannunciata entro dieci giorni, ma ne sono già passati diversi in più. Aspettiamo di conoscere la verità sulla situazione economica italiana segnata da episodi gravi e di ricevere una proposta precisa».
E’ preoccupato per le conseguenze del caso Parmalat?
«Dopo le crisi Cirio e Parmalat è necessario lavorare sulle regole del capitalismo e della democrazia economica che si sono rivelate carenti».
Ma il premier Berlusconi ricorda che nessuno può intervenire sui prezzi.
«Al contrario di Berlusconi sono convinto che le politiche antinflative siano possibili e necessarie. Penso alla vigilanza sui prezzi o alle liberalizzazioni. Le speculazioni avvenute con l’introduzione dell’euro si potevano combattere. C’è un mare di cose che si possono fare: e si facciano! Non dimentichiamo gli accordi del 1992 e del 1993. La politica deve avere voglia di fare».
Resta la questione delle pensioni…
«L’Eurispes dice che la proposta del governo è sbagliata. La grande maggioranza degli italiani dà ragione alle tesi sindacali. Il governo dovrebbe perciò riflettere sulla riforma che vuole portare avanti e che è profondamente iniqua».