“Intervista” S.Pezzotta: non si aiutano né famiglie né economia

29/11/2004
    domenica 28 novembre 2004
    pagina 3

    IL LEADER CISL: IL GOVERNO ATTACCA TUTTE LE PARTI SOCIALI

      Pezzotta: non si aiutano né famiglie né economia
      «È una riforma fiscale che ha solo un sapore mediatico e non rilancerà i consumi. Un sindacato non può che andare in campo e mobilitarsi»

      ROMA

        SAVINO Pezzotta, segretario generale della Cisl, a un dibattito a Bergamo è stato applaudito da una platea di imprenditori. Ma non sta per fare uno sciopero generale?

          «Si deve vedere anche questo! Beh, mi hanno applaudito quando ho detto che questa è una manovra sbagliata, che non aiuta le famiglie né le imprese».

            Quello della Cisl sulla manovra fiscale è un giudizio molto negativo.

              «Io sono sconcertato. A luglio, presentando il Dpef, il governo ci disse finalmente la verità sui conti pubblici e l’economia del Paese. Ed ecco questa manovra fiscale, che sapevamo tutti essere un nonsenso economico. Che è preceduta da una Finanziaria 2005 che taglia 24 miliardi di euro, che segue una manovrina correttiva estiva da 7 miliardi. Se ci aggiungiamo i tagli per le tasse, è chiaro che è una manovra eccessivamente pesante. Invece di usare le poche risorse disponibili per fare una politica economica molto incisiva, si agisce solo con misure che servono per cercare un consenso momentaneo, che hanno un costo che pagheremo nel tempo. Invece di guardare avanti, si torna a un programma elettorale ideato nel 2001: come se di mezzo non ci fosse stato l’11 settembre, le crisi finanziarie, l’indebolimento e la crisi dell’industria, la concorrenza della Cina, la guerra in Iraq, la frenata dell’Europa, la perdita di competitività dell’Italia. Ci voleva coraggio, dovevano accogliere le proposte di sindacato e imprenditori».

                Ma a quanto pare non solo il sindacato non è stato né ascoltato né consultato.

                  «Peggio. Posso capire che ci sia una reazione antisindacale, come avviene in altri Paesi, ma qui si attaccano tutte le parti sociali. Il manifesto di Berlusconi sul “Foglio” dice che tra l’individuo elettore e il presidente del Consiglio non c’è nulla. Il disconoscimento delle rappresentanze sociali è un chiaro indebolimento della democrazia partecipativa, grave dal punto di vista del pluralismo e della democrazia. E, in più, non si affrontano i problemi del paese, ma li si aggrava. Sono due filosofie agli antipodi. Se il governo decide da solo, io decido da solo la mia mobilitazione, non ho alternative. Il governo ha voluto questo sciopero generale, e sappia che non ci fermeremo».

                    Ma non approva il taglio delle tasse, non è positivo?

                      «Santo Iddio! Si dà poco a tutti, ma senza equità, perché pochi ricevono molto, e tanti invece quasi nulla: per i redditi bassi invece di restituire il fiscal drag, che è una tassa sulla tassa, ci sono le briciole; e le famiglie sono penalizzate rispetto ai “singles”. Un single senza figli con 25.000 euro di reddito risparmia 37,75 euro al mese, una miseria. Chi ha un figlio, addirittura solo 34. È una riforma fiscale che ha solo un sapore elettorale e mediatico, che non rilancerà i consumi, che non aiuterà l’innovazione e le imprese. Oggettivamente, un sindacato non può che andare in campo e mobilitarsi».

                        Il governo però non sembra particolarmente preoccupato.

                          «Lo sciopero e la mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati darà, come sempre, il suo frutto. Magari tra un po’ di tempo, ma lo darà. Risponderemo colpo su colpo, anche dal punto di vista dell’informazione, per spiegare alla gente come questa manovra sia dannosa per il Paese, che lascerà dietro di sé dei buchi, e metterà in pericolo il futuro di tutti».

                            Cosa critica di più, nelle misure decise per finanziare la riforma fiscale?

                              «C’era bisogno di interventi per favorire l’innovazione, e qui si taglia la scuola e l’università. Il ministro Moratti minaccia le dimissioni? Forse farebbe bene a dimettersi, sarebbe un segno di serietà. Ed è incredibile il taglio dell’occupazione nel pubblico impiego. Invece di discutere di una riforma del settore pubblico per renderlo più efficiente, come sarebbe necessario, si applicano meccanicamente dei tagli: avremo una pubblica amministrazione più inefficiente, un peso maggiore per il Paese. Se ne rendono conto o no? E poi, a leggerla bene, questa Finanziaria mette più tasse di quante ne toglie. Niente restituzione del fiscal drag, aumentano bolli, sigarette, meno trasferimenti agli enti locali… Così, inevitabilmente, si riducono le risorse per lo Stato sociale».

                                Una dichiarazione di guerra al governo?

                                  «No. Si è deciso di buttare via il patrimonio della coesione sociale, si vuole dividere il Paese? Mi dispiace, ma reagisco. In passato la Cisl ha fatto di tutto, anche pagando un prezzo, per salvare questo patrimonio. Per la Cisl il valore dell’autonomia del sindacato è un valore imprescindibile. Se questo viene messo in dubbio da organizzazioni sindacali o dal governo, la nostra reazione è sempre durissima».