“Intervista” S.Pezzotta: noi chiediamo l’8%

20/09/2004


            domenica 19 settembre 2004

            Intervista
            Pezzotta: noi chiediamo l’8%.
            Però è giusto trattare
            «Voglio capire come faranno una manovra da 24 miliardi senza mettere le mani nelle nostre tasche»
                ROMA – «Sono curioso, morbosamente curioso». Mercoledì sera, a Palazzo Chigi, il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, andrà soprattutto per togliersi il tarlo che gli è entrato in testa a fine luglio, insieme al Documento di Programmazione. «Mi devono spiegare come si fa a fare una manovra finanziaria da 24 miliardi di tagli più 6 per finanziare gli sgravi, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, come sostiene Silvio Berlusconi».

                Difficile?

                «Impossib ile. O almeno, io non ho mai visto fare tagli per 60 mila miliardi di vecchie lire senza togliere niente a nessuno».


                Il metodo Siniscalco non la convince?


                «Non ho capito come viene applicato il tetto del 2% alla spesa, che ricadute ha. Il metodo è innovativo, va bene. Ma io voglio vedere i contenuti».


                Intanto si è capito che il tetto alla spesa varrà anche per le retribuzioni dei dipendenti pubblici.


                «Sia chiaro che con un aumento del 2% non si fanno i contratti».


                Il 2% per il 2005, sostiene Siniscalco, incorpora già un aumento retributivo del 3,7% nel biennio 2004-2005. Basta?


                «Non basta. Il governo deve fare uno sforzo in più».


                L’8% che chiedete è più del doppio…

                «La differenza è effettivamente enorme, ma le trattative sono fatte per discutere».


                C’è la possibilità di recuperare qualche margine con il blocco del turnover e delle progressioni automatiche di carriera nel settore pubblico?


                «Nessuno ce lo ha ancora proposto. Bisogna capire cosa vuole veramente il governo. Finora sono arrivati solo messaggi attraverso i giornali. Ma se uno ha la volontà di risolvere i problemi convoca le parti e avvia un negoziato. Poi i risultati arrivano. Come nel caso dell’Alitalia».


                Peseranno quegli accordi nel confronto con il governo?


                «Quella vicenda insegna solo che non siamo un sindacato fuori dal mondo. Siamo responsabili, sappiamo cosa vogliamo, sappiamo ponderare le richieste e anche trovare vie d’uscita se ci sono. Il caso Alitalia dovrebbe aver fatto capire a tutti che tipo di sindacato c’è oggi in Italia».


                Pronti ad accettare anche l’invito che vi rivolgerà il governo al gioco di squadra davanti a una Finanziaria difficile
                ?

                «Le nostre posizioni sulla manovra sono chiare. Siamo contrari a una riduzione generalizzata delle aliquote fiscali, e propensi a interventi mirati. La fiscalità di vantaggio per le imprese, misure fiscali centrate sulle famiglie. Poi chiediamo di equiparare la no-tax area tra i lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, e che ci sia qualche intervento per i redditi più bassi, gli incapienti».


                La proposta di Siniscalco di rimpinguare gli assegni per i nuclei familiari meno abbienti?


                «Va nella direzione giusta, ma nella composizione dei nuclei bisogna considerare non solo i figli, ma anche agli anziani a carico. Potrebbe essere una prima risposta al problema degli anziani non autosufficienti».


                La convince la politica del governo per la difesa del potere d’acquisto?


                «Arrivano tardi, quando i danni sono già stati fatti. Oggi si parla di bloccare i prezzi da qui alla fine dell’anno, tre mesi. Bisognava muoversi molto tempo fa, quando il petrolio cominciava a schizzare alle stelle. E per tutelare il potere d’acquisto serve soprattutto coerenza. Cominci il governo a controllare le tariffe con più determinazione. Non si può pretendere di fissare l’inflazione programmata all’1,4% e lasciar correre le tariffe molto più velocemente».


                Dopo la Finanziaria, gli assetti contrattuali. Resisterà l’unità sindacale?


                «Da Confindustria è arrivata un’apertura, ma non riusciamo a convincere la Cgil che questa è un’occasione da non perdere. Dobbiamo uscire dalla gabbia delle vecchie regole e prevenire gli attacchi alle modalità contrattuali che si stanno diffondendo in tutt’Europa. La Cgil chiede che si chiuda prima il contratto del pubblico impiego, che i metalmeccanici presentino la loro piattaforma. Dico che possiamo aspettare fino a gennaio, quando questi ostacoli saranno superati. Ma non accettiamo dietrologie e insinuazioni, né rinunciamo al nostro obiettivo. Questo lo devono sapere tutti».

            Mario Sensini