“Intervista” S.Pezzotta: La ripresa del dialogo è responsabilità di tutti

19/07/2004

Sabato 17 Luglio 2004

IL SEGRETARIO CISL: FISSIAMO SUBITO I TEMI DA SOTTOPORRE AL GOVERNO

    «La ripresa del dialogo è responsabilità di tutti»

      Pezzotta: vogliamo salvaguardare il contratto nazionale, non superarlo. «Non vedo perché Epifani non voglia discutere. Bisogna saper ascoltare»

      intervista
      Roberto Ippolito

        COME se ne esce? «Per capire come se ne esce, bisogna capire come si è entrati» risponde il segretario della Cisl Savino Pezzotta a proposito dell’abbandono da parte della Cgil, in polemica con la sua organizzazione e con la Uil, dell’incontro di mercoledì con la Confindustria sulle politiche per lo sviluppo.
        Pezzotta, vuole ricostruire l’accaduto?
        «Tutti i sindacati, in modo più o meno marcato, hanno salutato con attenzione l’arrivo di Luca Montezemolo alla presidenza della Confindustria e apprezzato la relazione di insediamento. Il suo pensiero era noto».
        Le premesse del dialogo dunque c’erano davvero?
        «Negli incontri ufficiali o informali, la Cgil, la Cisl e la Uil hanno insistito per aprire il confronto. E spiegato i loro interessi. La Cisl ha indicato un aspetto centrale del nostro mestiere: la contrattazione».
        Con quali osservazioni?
        «I rinnovi contrattuali degli ultimi anni sono avvenuti con serie rotture. Non sempre hanno rafforzato il potere d’acquisto dei lavoratori. Gli incrementi di produttività sono stati scarsamente redistribuiti».
        Quali conseguenze trarre?
        «Le regole per i contratti, definite con l’accordo del 1993, pur avendo dato tanti frutti, hanno finito la corsa come tutte le cose del mondo. Le potenzialità hanno lasciato il posto all’eccessiva moderazione salariale. Nella quarta settimana del mese i consumi calano nettamente: si fatica ad arrivare a fine mese».
        E quindi?
        «Bisogna uscire dalla moderazione salariale e incrementare le disponibilità dei lavoratori, senza alimentare l’inflazione».
        In concreto cosa propone?
        «La Cisl vuole salvaguardare il contratto nazionale: mai chiesto di superarlo. Bisogna allargare lo spazio del contratto di secondo livello che può essere in alternativa aziendale o territoriale. I livelli sono comunque due. Accentuando il secondo, si recuperano gli incrementi di redditività da redistribuire nei salari o in nuovi posti di lavoro soprattutto nelle aree deboli».
        Insomma una fase nuova?
        «Si deve uscire dalla moderazione salariale, dando più opportunità ai lavoratori e stimolando le imprese: parlerei di pressione competitiva. Abbiamo voluto incontrare la Confindustria di Montezemolo per verificare la possibilità di una convergenza su alcuni fattori di sviluppo in una situazione stagnante sul piano politico ed economico e tesa sul piano sociale».
        Confindustria cosa ha fatto?
        «La Confindustria ha presentato ai sindacati un documento centrato sullo sviluppo con punti da approfondire. Il giudizio sull’accordo del 1993 deve essere più articolato valutando le positività ma anche i limiti. E ci sono punti da mettere a fuoco».
        E i contratti?
        «Ci sono le obiezioni della Cgil per le nuove regole. La Cisl ha chiesto che le trattattive per i contratti con piattaforme presentate o in corso di presentazione si svolgano con le regole esistenti. E ha proposto di cominciare il confronto ai primi di ottobre, invece che a settembre, dando più tempo alla commissione unitaria, formata dalle tre confederazioni, di discutere i nuovi assetti contrattuali e alla Cgil, alla Cisl e alla Uil di verificare le proposte».
        Ma la Cgil, con Guglielmo Epifani, non vuole date.
        «Non capisco perché Epifani non voglia discutere. Discutere non vuol dire accordo obbligato. E’ nostro interesse conoscere il parere delle imprese altrimenti siamo autoreferenziali».
        Si può superare lo stallo?
        «Sì. Ma nessuno può imporre l’agenda del confronto. La Cisl ha più volte parlato di pluralismo convergente: tutte le idee hanno pari dignità».
        Come si può procedere?
        «Posso migliorare la proposta di mediazione in questi termini: la commissione chiuda i lavori ai primi di ottobre; le segreterie avrebbero il tempo per valutare come andare all’incontro con la Confindustria che potrebbe essere fissato ai primi di novembre invece che ai primi di ottobre».
        Serve un chiarimento?
        «La Cgil chiarisca cosa vuole, non ponga pregiudiziali. Aprire il confronto con la Confindustria non significa trattare, ma ragionare insieme».
        Anche per lei Epifani è condizionato dalla Fiom, i metalmeccanici della Cgil?
        «Non parlo mai di questioni interne a un’altra confederazione. Se la Fiom considera non più valido l’accordo del 1993 riguarda tutti: i problemi delle categorie non sono solo problemi delle categorie».
        Cosa può accadere?
        «Spero che la mia proposta di mediazione sia accolta da tutti anche per riprendere i temi da sottoporre al governo».
        Uno sforzo comune…
        «Rievocare l’eventualità di accordi separati non è corretto. Anche un sindacalista di minima fattura sa che non ci sono le condizioni per accordi separati sui modelli contrattuali. Ma questo non vuol dire lasciare le cose come stanno».
        Si sta rivolgendo a Epifani?
        «Attendo di sapere cosa fa la Cgil e come si rapporta alle altre organizzazioni. Lo sa che i chimici Cgil hanno ritirato la firma a un accordo appena sottoscritto? Vicende come questa inquietano. La Cgil deve capire cosa ha in mente, ma non decide da sola l’agenda del confronto. Io sono ovviamente disposto a discutere con la controparte».
        E come la valuta?
        «Vedo nell’approccio della Confindustria la volontà di dialogo. Va apprezzato al di là delle convenienze. Stiamo attenti tutti a cogliere questo momento: non sprechiamo il nuovo clima di dialogo che finalmente si è creato fra le parti sociali e che con tanti sforzi si è cercato di determinare fra le confederazioni».