“Intervista” S.Pezzotta: La Finanziaria non c’è. Meglio votare

26/09/2005
    lunedì 26 settembre 2005

      L’Intervista
      Savino Pezzotta

        Il segretario dell Cisl avverte l’esecutivo: se tocca le pensioni subito la mobilitazione

          La Finanziaria non c’è. Meglio votare

            Felicia Masocco/Roma

            «Ormai mi sembra che ci convochino per adempiere a una formalità», afferma Savino Pezzotta, «non mi sembra ci sia spazio per il confronto». Preoccupato, il leader della Cisl chiede «una manovra di rigore, in cui non trovino spazio né creatività nè condoni ma due, tre cose essenziali». «Se il governo non è in grado di farla allora è meglio votare». Anche Antonio Fazio dovrebbe andare a casa. «C’è una responsabilità che va oltre le questioni personali, che attiene agli interessi del paese». A causa della perdita di credibilità l’Italia rischia di vede aumentati i tassi di interessi, «una spirale perversa sulla nostra economia».

              Un nuovo incontro a Palazzo Chigi. Servirà?

                «Ci ritroviamo ad essere convocati martedì sera, pochi giorni prima della presentazione al Parlamento, e non abbiamo ancora avuto nessuna informazione. La cosiddetta finanziaria di Siniscalco l’abbiamo appresa dai giornali. Non mi sembra un buon avvio di confronto. Mi sembra che si adempia a una formalità, saremo 30, 40 organizzazioni ascolteremo alcune cose poi ognuno di noi dirà la sua. Ma un confronto dovrebbe consentire di interferire sulle intenzioni anche con proposte alternative. Ormai non siamo più al confronto, siamo all’ascolto. Dal punto di vista del metodo, che è sostanza politica, non ci siamo, assolutamente».

                  Che cosa chiede il sindacato ora?

                    «Il sindacato ha le sue proposte ma occorre fare un ragionamento chiaro. La situazione è di estrema gravità. La crisi istituzionale indotta dai comportamenti del governatore della Banca d’Italia ha fatto passare in secondo ordine la situazione economica. Diventa difficile dire quali sono le mie richieste in una situazione di indeterminatezza ma è chiaro che per il sindacato i temi di fondo restano il Mezzogiorno, l’industria, la tutela dei redditi dei lavoratori e dei pensionati, tenendo conto che la situazione è quella che è. È necessaria una manovra di rigore».

                      Con Tremonti? La Cisl lo ha molto criticato, ora che cosa si aspetta?

                        «Continuiamo a discutere di un ministro o di un altro, credo che sia un errore di ottica. I problemi sono di fondo, di credibilità politica e ora rischiamo di perderne anche sul versante finanziario».

                          A che cosa si riferisce?

                            «Al fatto che a livello internazionale si ricomincia a ragionare sul rischio-Italia. Se aumentassero i tassi di interesse le difficoltà sarebbero enormi, sarebbe una spirale perversa sulla nostra economia. Per cui non è più una questione di un ministro, ma di quale politica adotta questo governo per tamponare la crisi».

                              A che cosa pensa quando parla di una finanziaria «rigorosa»?

                                «Una manovra in cui non ci sia posto per la creatività, per i condoni, a una manovra non elettorale ma che tenga conto dei bisogni del paese. Si facciano due o tre cose essenziali per la tutela dei redditi, una governance per i prezzi e le tariffe, la restituzione del fiscal drag, il fondo per la non autosufficienza. E interventi di sostegno all’industria: più che all’Irap ragionerei sugli oneri impropri e il cuneo fiscale anche con criteri che privilegino il Mezzogiorno. Se non si è in grado di fare questo è meglio andare a votare e comincio a pensare che sarebbe meglio per tutti. Bisogna evitare che si buttino via risorse».

                                  A dar retta alle indiscrezioni più che una manovra generosa, ci ritroveremo di fronte a tagli al pubblico impiego, forse anche alle pensioni…

                                    «Se ci fossero interventi sulle pensioni la reazione del sindacato sarebbe immediata, non avremmo alternativa».

                                      Parlava di perdita di credibilità. Tremonti ha rimandato a casa Fazio, da Washington…

                                        «Non so quali siano i dispositivi legislativi, però credo che il governatore dovrebbe anche lui assumersi le sue responsabilità. Non so se ha torto o ha ragione, ma credo che ormai la sua permanenza determini una crisi istituzionale che non può più reggere. C’è una responsabilità che va oltre le questioni personali, che attiene agli interessi del paese, il governatore dovrebbe prenderne atto e il governo dovrebbe risolverla velocemente».