“Intervista” S.Pezzotta: la Cgil fa politica nell’Ulivo? Inevitabile che si allontani dalla Cisl

18/06/2004


      18 giugno 2004

      L’INTERVISTA: «Ma con Epifani rapporti migliori rispetto al suo predecessore»

      Pezzotta: la Cgil fa politica nell’Ulivo? Inevitabile che si allontani dalla Cisl
      «Non sapevo che si fossero candidati alle elezioni Io di certo non l’ho fatto…»

      ROMA – Nega che dopo le elezioni il sindacato sia attraversato dallo stesso travaglio che fa soffrire il listone dell’Ulivo e complica i rapporti fra Ds e Margherita. Savino Pezzotta dice, anzi, che non vuole nemmeno affrontare l’argomento. Ma si capisce lontano un miglio che quella frase pronunciata dal leader della Cgil Guglielmo Epifani in una intervista al Corriere («Queste elezioni dimostrano che la maggioranza del Paese sta con noi») proprio non l’ha mandata giù. «Non sapevo che la Cgil si fosse presentata alle elezioni», ironizza il segretario generale della Cisl.
      E lei, queste elezioni, le ha vinte o le ha perse?
      «La deludo: non ero candidato. Continuo a sostenere che se il sindacato vuole tutelare l’interesse di chi rappresenta deve certamente guardare alla politica. Mantenendo però una distanza».

      Insomma, si guardi pure, ma senza parlare?

      «Discutere degli equilibri politici e di che cosa debbano fare i partiti, riguarda le forze politiche e soltanto loro. Posso essere appassionato alla politica, ma quando svolgo il mio ruolo di segretario generale del sindacato è un argomento che non m’interessa. Mi dispiace ma faccio un altro mestiere».

      Eppure, Pezzotta, lei è intervenuto all’apertura della campagna elettorale del centrosinistra. E dicono che la Cisl abbia tifato per la Margherita.

      «Quando mi invitano, io vado. Così quando mi ha invitato l’Ulivo ci sono andato. Vado per dire quello che pensa la mia organizzazione, nient’altro. Il mio compito è negoziare, contrattare, portare a casa dei risultati con le controparti. Fare il sindacato, non la politica».

      Negli ultimi tempi, dalla Cisl sono arrivati giudizi che suonavano, al pari di quelli della Cgil, come una bocciatura senz’appello per Silvio Berlusconi. Se non è politica questa…

      «Ma questo continua a essere il governo in carica. Se esprimo un giudizio sul governo, è in base alle intese che ho fatto o non ho fatto, mettendo in campo la mia responsabilità. E’ un giudizio puramente sindacale».

      Ne è proprio sicuro?

      «E’ un giudizio che nasce dai fatti. Ho fatto un accordo, ma poi non è stato tradotto in pratica. Ho chiesto di essere convocato, e nessuno lo ha fatto. Ho scelto la pace, mentre vince la linea della guerra. Voglio dire che quando diamo un giudizio negativo, questo è determinato dalle nostre scelte e dalle decisioni del governo».

      Traduco: il verdetto della Cgil sarebbe politico a priori. Quello della Cisl dipende invece dalle risposte che il sindacato ottiene. E’ questo che vi divide?

      «Infatti, non ho mai parlato di unità. Ma di "pluralismo convergente", che è una cosa ben diversa».

      Fa venire in mente le «convergenze parallele» di Aldo Moro. Che significa?

      «Che fra di noi ci sono differenze. E questa non è una novità. Quando però si riescono a trovare punti in comune, com’è stato per la piattaforma che abbiamo mandato al governo, allora si agisce insieme. Le due cose non si escludono fra di loro. Ma io non parlo di un’unità che fa venir meno la nostra diversità».

      E pensare che con l’avvicendamento fra Sergio Cofferati ed Epifani si era detto che i vostri rapporti con la Cgil sarebbero migliorati.

      «Confermo. C’è stato certamente qualche miglioramento».

      Sempre però che non si discuta di politica.

      «Questa è la regola: più ci si avvicina alla politica, più ci si allontana fra di noi. Al contrario, più si rimane distanti dalla politica, più ci si avvicina. Se la situazione economica è difficile, la cassa integrazione aumenta, il potere d’acquisto dei lavoratori diminuisce, è chiaro che su quel terreno si deve cercare di collaborare. Ma se il problema è fare o no la costituente dell’Ulivo, ebbene, è chiaro che lì non possiamo in alcun modo convergere con la Cgil».

      Perché mai?

      «Perché io ritengo che sia un problema dell’Ulivo e di chi fa l’Ulivo. Come segretario generale di un sindacato mi astengo per definizione. Poi, dentro di me…».

      Dentro di lei cosa?

      «Quello che c’è dentro di me resta lì. Ma insomma, mi dica lei, perché mai dovrebbero entrare nel merito della Costituente per l’Ulivo. Così poi magari i partiti si sentono autorizzati a discutere come si deve fare il sindacato».

      Pensa che non lo facciano già?

      «Non m’interessa. Il sindacato ha il dovere di segnare una differenza con la politica».

      Che cosa dice al nuovo sindaco di Bologna Sergio Cofferati?

      «Gli faccio tanti auguri. Che riesca a fare bene il sindaco».

      Il mio giudizio negativo sul governo nasce dai fatti, il loro è contrario a priori

      Sergio Rizzo
      /Politica