“Intervista” S.Pezzotta: «Italiani più poveri»

01/03/2004

  



LUNEDÌ 1 MARZO 2004

 
 
Pagina 4 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il leader della Cisl anticipa la strategia che i sindacati sottoporranno alla base il 10 marzo

Pezzotta: "Italiani più poveri ma noi daremo battaglia"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – «L´assemblea unitaria dei delegati, in programma il 10 marzo, sarà un segnale forte. Di un sindacato che intende riportare al centro dell´attenzione i problemi veri del Paese e riprendere un rapporto stretto con la sua base». Il segretario generale della Savino Pezzotta, annuncia l´inizio di una stagione nuova per il sindacato confederale, che – ridimensionato nel ruolo di interlocutore privilegiato dal governo Berlusconi e sovente «spiazzato» dai lavoratori – tenta il cambio di marcia. Lo fa con una nuova piattaforma, che dovrebbe consentire a Cgil, Cisl e Uil di sottrarsi all´«agenda» dettata da un governo che «non tiene conto dei problemi reali del Paese» e di ritrovare il rapporto diretto con la base.
          Pezzotta, dite che volete «ribaltare» l´agenda del governo. Quali sono le vostre priorità?
          «Dopo aver espresso il nostro no all´innalzamento dell´età pensionabile e dunque alla riforma del governo, ora è arrivato il tempo di porre le questioni vere, affrontare insieme i problemi reali del Paese. Non vogliamo farci marginalizzare sulla storia delle pensioni».
          Adesso state predisponendo la piattaforma da sottoporre all´assemblea dei delegati del 10 marzo. Può anticiparla?
          «I punti sono tre. Prima di tutto la politica economica. Il Paese non cresce, il Mezzogiorno si è fermato, si moltiplicano i casi industriali di crisi e cassa integrazione, l´inflazione non cede e, anzi, cresce più che negli altri Paesi. L´Italia perde competitività anche nei confronti del sistema asiatico, India e Cina. Siccome il protezionismo è impossibile dobbiamo fare un salto di qualità, puntare su innovazione e sviluppo, tutelare i settori avanzati: telecomunicazioni, chimica fine, biotecnologie. Poi c´è il Mezzogiorno: non ci possiamo permettere che resti indietro. Fondamentali sono anche la questione scuola e il nuovo assetto della democrazia economica, a partire da nuove leggi sulla trasparenza delle società e dei mercati».
          Gli altri due punti della piattaforma?
          «Il secondo è la politica dei redditi. Dobbiamo correre ai ripari per fare fronte alla perdita di potere d´acquisto delle famiglie. Il problema è legato alla questione precedente: la ripresa non c´è se non riparte la domanda. C´è un problema di controllo dei prezzi e delle tariffe. Bisogna rivedere l´accordo del 23 luglio ´93. Il terzo punto della piattaforma riguarda il Welfare. Dobbiamo difenderlo dagli attacchi: l´introduzione dei ticket a livello comunale e regionale sta indebolendo il sistema delle tutele. È qui che rientra anche il nostro no all´aumento dell´età pensionabile».

          Su tutti questi temi il governo ha seguito altre direzioni. Lei ritiene che le prossime elezioni possano cambiare qualcosa, mutare certi equilibri?
          «Non lo so. Io so solo che la nostra è una proposta forte e articolata, che sottoponiamo al governo e alla politica, anche nell´ambito della campagna elettorale. La domanda è questa: dove sta andando questo Paese? Ascoltare il sindacato è indispensabile. Lo si è visto: il governo Berlusconi ha abolito la concertazione e la politica dei redditi è stata distrutta. Ora noi dobbiamo dettare la nuova agenda, non più inseguire quella del governo. C´è un sindacato che avanza sul terreno delle proposte».
          L´assemblea dei delegati, però, dovrà esprimersi anche sulle iniziative di mobilitazione. È previsto un nuovo sciopero generale?
          «Per prima cosa faremo una grande campagna di informazione nei luoghi di lavoro sulle nostre proposte. Poi non escludiamo un momento di mobilitazione».
          Il leader della Cgil, Epifani, ha criticato quella sua espressione: «Faremo uno scioperetto».
          «Era solo una battuta, rivolta a chi presenta un provvedimento di risparmio sulle pensioni e lo vende come se fosse una vera riforma. Uno sciopero è sempre uno sciopero».
          In Confindustria D´Amato lascia il suo posto a Montezemolo. Cambierà qualcosa nell´atteggiamento degli industriali e nelle relazioni con i sindacati?
          «Io spero che il nuovo presidente della Confindustria faccia una valutazione attenta del rapporto con le parti sociali: la storia dimostra che quando questo è lineare si fanno i contratti e le riforme, quando invece i rapporti si "ingrippano" si arriva al conflitto, che non fa mai bene all´economia».
          A proposito di conflitto, se il nuovo amministratore delegato di Alitalia vi convoca e vi dice che il piano Mengozzi non esiste più, voi annullate lo sciopero del 5 marzo?
          «Se Mengozzi ha lasciato perché non più sostenuto dal governo vuol dire che si vuole fare altro rispetto al vecchio piano? Se è così possiamo anche ritirare lo sciopero. In ogni caso noi vogliamo una compagnia di bandiera forte e che resti in mano pubblica».