“Intervista” S.Pezzotta: «Il premier dica la verità sulla crisi»

28/02/2005

    lunedì 28 febbraio 2005

    Pagina 15 – Economia

      L´INTERVISTA

      Il leader Cisl Pezzotta critica il piano di sviluppo del governo: senza risorse è manutenzione dell´esistente
      «Il premier dica la verità sulla crisi
      poi potremo parlare di sacrifici»

      ROBERTO MANIA

      ROMA – Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, chiede un progetto per l´Italia, per uscire da una crisi industriale dai contorni «inediti». E dice che il mondo del lavoro sarebbe pronto a fare i sacrifici se solo sapesse per quale obiettivo. Lo dimostra l´accordo per gli assistenti di volo dell´Alitalia dove con un contributo di solidarietà (dodici giorni di lavoro gratis) si sono salvati 900 posti. Oppure l´intesa di Terni, dove la ragionevolezza l´ha spuntata sulle rigidità aziendali. Pezzotta accusa il governo di non saper andare oltre una «manutenzione dell´esistente», avendo preparato un pacchetto per lo sviluppo senza risorse che sono invece indispensabili se si vuole dare una spinta all´economia. Ciampi ha ragione ? aggiunge ? a lanciare l´ennesimo allarme sulla perdita di competitività e l´ottimismo di facciata di Palazzo Chigi non serve a nulla.

      Allora Pezzotta, ha cominciato a cambiare frequentazioni dopo l´invito che le ha rivolto il presidente del Consiglio Berlusconi per guarire da una visione pessimistica dell´economia?

      «No. Continuo ad avere i miei amici e le mie frequentazioni. Sabato ero a Terni per un´assemblea della Cisl sulla vertenza Thyssen Krupp. Credo però che chi fa politica dovrebbe avere più attenzione per coloro che soffrono, come i lavoratori che si trovano in cassa integrazione. Sia chiaro, io non voglio fare il menagramo ma se si dicesse davvero qual è la realtà, si capirebbe qual è la sfida che l´intero Paese ha di fronte. Si comprenderebbero quali sacrifici andrebbero fatti e si obbligherebbero le imprese a smetterla di essere pigre e cercare, delocalizzando, solo una riduzione dei costi senza essere capaci di conquistare nuovi mercati».


      Quali sacrifici sareste pronti ad accettare?

      «Dipende dal progetto che si ha. Ma bisogna avere un progetto, altrimenti ciascuno difende il suo orticello. Prevale la cultura corporativa. E invece, come dimostra l´accordo all´Alitalia, ciascuno di fronte alle proprie responsabilità fa scattare il meglio di sé».


      L´accordo Alitalia, dunque, come un modello da estendere?

      «L´Alitalia è un caso a sé. Ma conferma che quando si dice la verità il sindacato non si tira indietro. Ci spiegavano che erano più bravi i tedeschi perché aumentavano l´orario a parità di retribuzione. Beh, quella dell´Alitalia è certamente una ricetta più drastica. Ma ogni vertenza ha la sua storia e la sua conclusione. Non ci sono modelli validi per tutti. Alla Thyssen Krupp di Terni l´accordo si poteva fare almeno quindici giorni prima a Palazzo Chigi se solo l´atteggiamento dell´azienda fosse stato, allora, meno rigido».


      Prima parlava della necessità di non nascondere la verità sulla crisi che attraversiamo. Bene, cominci lei a dire come, a suo giudizio, stanno le cose.

      «Questa è una crisi inedita, diversa da quelle precedenti. Oggi declino e trasformazione si intrecciano. Parlerei di una metamorfosi del nostro sistema industriale nella quale alcune aziende reggono bene la concorrenza internazionale, mentre il grosso del manifatturiero arranca e sta per essere travolto dai prodotti dei Paesi emergenti, Cina e India in particolare. Questo, a mio avviso, ci obbliga a pensare al futuro, a decidere quale posizione si vuole far giocare all´Italia sul mercato globale. Non abbiamo un problema di domanda, bensì di offerta proprio sui mercati mondiali».


      Veramente il governo, con il piano per la riduzione delle tasse, puntava, sulla carta, proprio a rilanciare i consumi. E´ un´analisi diversa dalla sua. Non crede?

      «Sì, ma questo è il crinale che separa anche Ciampi da Berlusconi. Ciampi coglie il vero problema dell´Italia, la sua perdita di competitività. E non è un´analisi di parte».


      Pezzotta, non teme una ulteriore marginalizzazione del sindacato dopo che sul Piano per lo sviluppo la Confindustria ha dato un sostanziale via libera alle proposte del governo?

      «La Confindustria, come il sindacato, rappresenta interessi. E´ solo sulla base di questi che ha apprezzato alcune delle misure proposte dal governo. Continueremo ad avere una visione comune con gli industriali sulle cose da fare per affrontare la crisi».


      Ma voi cosa portate a casa?

      «Intanto, abbiamo ottenuto che partisse un confronto vero. Poi vedremo. Certo vorremmo capire se ci sono risorse aggiuntive o se ci si limita ad una buona manutenzione per sburocratizzare il Paese. Non è quest´ultima che serve a rilanciare l´economia. E poi ricordo che sono tre anni che aspettiamo 750 milioni per gli ammortizzatori sociali. Ora si parla di una cifra inferiore (circa 500 milioni, ndr). Questo sarebbe un elemento di attrito perché la crisi occupazionale è una vera emergenza».