“Intervista” S.Pezzotta: «Il Paese sta andando malissimo»

19/09/2005

    lunedì 19 settembre 2005

      Pagina 9

      Intervista

      Pezzotta
      «Il Paese sta andando malissimo
      Alle elezioni arriveremo stremati»

        Roberto Giovannini

        ROMA
        «La Finanziaria io la sto leggendo sui giornali – dice Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl – E se è quella, non mi piace».

        Segretario, certo sembrano lontani i tempi della Grande Concertazione.

          «Ah, sì. Infatti il quadro è molto incerto e confuso. Da luglio a oggi siamo passati per un vero tourbillon di cifre: da 11,5 miliardi a 17,5, da 20 a 21,5. Un’incertezza enorme che fa male a tutti. È scontato che di qui al 30 le cose cambieranno ancora. E poi, questi 200 milioni per le famiglie…»

          Pochini?

            «È ridicolo,è niente. Davvero si pensa di affrontare i problemi della gente con un bonus benzina di 200 milioni per le famiglie meno abbienti? Sapendo che poi che taglieranno i trasferimenti a Regioni ed Enti locali, che aumenteranno le loro tasse. Da tempo tutti gli interventi di questo governo sono nettamente orientati alla difesa dei redditi dei ceti sociale medio-alti, più gli alti che i medi. Ma se si vogliono davvero aiutare le famiglie e sostenere i consumi, la prima cosa da fare è restituire le tasse “mangiate” dal fiscal drag. La seconda, una politica di serio controllo di prezzi e tariffe; terzo, un aiuto agli anziani, specie quelli che non sono autosufficienti, e tutelare il potere d’acquisto delle pensioni».

            Sono le richieste unitarie di Cgil-Cisl-Uil. Ma costano.

              «Perché, la riduzione dell’Irap? Chi la paga? Noi proposte ne abbiamo avanzate: ad esempio, recuperare risorse con una tassazione selettiva delle rendite finanziarie non sarebbe male. Qui ci si dimentica che grazie all’aumento dei prezzi un terzo della popolazione italiana si è arricchito. E per questo serve un intervento sul caro-farmaci, sul caro-affitti, sul caro-onorari professionali, sul caro-servizi bancari, sul caro assicurazioni… Certo, bisogna toccare alcuni interessi».

              Cosa difficile: si va alle elezioni.

                «Sì, ma il Presidente della Repubblica Ciampi è stato chiarissimo: bisogna pensare a questa Finanziaria come se fosse l’inizio della legislatura. C’è una situazione economica e sociale difficilissima. I conti pubblici sono quelli che sono. Il Mezzogiorno arretra, e nessuno se ne occupa. La situazione produttiva è molto difficile: gli ultimi dati sulla produzione industriale ci dicono che non siamo fuori dalla recessione, come qualcuno aveva pensato troppo frettolosamente. La nostra industria continua a registrare casse integrazioni, aziende in crisi, settori come il tessile, la chimica, il mobile, che fanno fatica a competere. E le proposte non mancano: ci sono quelle che abbiamo avanzato noi e gli imprenditori, che potrebbero benissimo essere recuperate. A questo proposito, c’è da sperare che continui questa sintonia tra noi del sindacato e gli imprenditori perché si spinga sul governo. Ma siamo in una situazione preelettorale, ahimé».

                Non rischiate di apparire un po’ “lagnosi”? Ci sono altre cose: il caso Fazio, la legge elettorale…

                  «Vedo che non solo i sindacati, ma anche gli imprenditori, sono costretti a fare la «lagna» senza essere ascoltati dal governo. Al nostro congresso abbiamo detto che c’era il rischio di una campagna elettorale lunghissima in una situazione di difficoltà economica. Un pericolo che si sta materializzando. Una campagna elettorale che non tiene conto dei problemi del paese. Che, quando dovranno essere affrontati dopo le elezioni, saranno ancora più drammatici. Pagheremo con gli interessi».

                  Torniamo alla Finanziaria. Si smentisce, ma la bozze parla di tagli alle pensioni.

                  «Solo il fatto che qualcuno abbia pensato di anticipare quell’obbrobrio di riforma previdenziale – che continuiamo a ritenere sbagliata e malfatta – è una cosa pazzesca. Ma come, si sono abbassate le tasse dei ricchi, si è creato un buco nei conti, e lo tappano tagliando le pensioni? Non ci provino, sarà sciopero generale subito».

                  I condoni? Che ne pensate?

                    «Anche su questo: come si fa a parlare di lotta all’evasione e allo stesso tempo fare condoni?»

                    Elezioni. Si è letto che lei, Pezzotta, si candiderà. Con la Margherita. È vero?

                      «No. Non sono interessato alla politica. Non ho intenzione di candidarmi, non ho ricevuto proposte, e se qualcuno ci sta pensando lo sconsiglio».

                      Va bene. Ma insomma: meglio il maggioritario o il proporzionale?

                        «Nella storia del movimento sindacale, anche prima del fascismo, c’è la spinta per un sistema elettorale proporzionale, che dà più rappresentanza ai ceti popolari. Ma a parte le reminiscenze storiche, prima di tutto un sistema elettorale non si cambia a colpi di maggioranza. Lo si fa d’accordo, maggioranza e opposizione».

                        Dunque,restiamo al maggioritario? Funziona meglio?

                          «Se guardiamo a come si è governato in questi ultimi anni, non ho visto grandi differenze. Io non sono appassionato agli schemi, ma non mi pare che questo bipolarismo all’italiana stia funzionando bene. Delle correzioni, anche tecniche, devono essere trovate: ma tocca alla politica, non a me. Io noto solo che il sistema che abbiamo ha ucciso la concertazione, azzerato gli spazi della società civile e dei corpi sociali e gli strumenti della partecipazione».

                          Che fare?

                            «Correggerlo, renderlo più efficace. Così non si va lontano, si governa male anche con maggioranza apparentemente sterminate. Non ho nulla contro il bipolarismo. Agli italiani piace. Il problema è che per avere una vera democrazia dell’alternanza serve una cultura comune dell’alternanza. E il primo passo è che non si cambiano le regole (elettorali o costituzionali o comunque quelle fondamentali) senza intesa con l’opposizione. Un esempio? Non si può cambiare il sistema scolastico dopo ogni elezione».

                            Al governo cosa chiedete? All’Unione che già si vede maggioranza, cosa dite? Il sindacato è pronto a nuovi sacrifici?

                              «Al governo chiedo che faccia una Finanziaria piccola, con dentro le poche cose che servono di qui alle elezioni. A tutti, dico che bisogna ripensare al modello della concertazione, che permette di individuare gli obiettivi comuni da perseguire. Sacrifici? Per carità. La gente che rappresento i sacrifici li fa già tutti i giorni. E dunque, un governo che non tassa le rendite finanziarie a me sacrifici non ne può proprio chiedere».