“Intervista” S.Pezzotta: «Il governo sa solo parlare di tagli»

27/06/2005
    lunedì 27 giugno 2005

      L’Intervista
      Savino Pezzotta

      Il sistema pensionistico non è la cassetta di risparmio dei nostri conti pubblici
      «Il governo sa solo parlare di tagli»

        Milano
        «È un discorso virtuale. Virtuale e inutile. Le difficoltà del paese non si risolvono così, tagliando un po’ qui e un po’ lì. Perchè la Corte dei Conti non consiglia piuttosto di tassare le rendite finanziarie e immobiliari? Diciamoci la verità una volta per tutte: il sistema pensionistico non è la cassetta di risparmio dei conti pubblici italiani».

          Come dire: le pensioni non si toccano?

            «Non si toccano no. Già la riforma delle pensioni è sbagliata in sè, e va cambiata. Soprattutto perchè non prevede alcun processo di gradualità, come pure noi avevamo proposto».

              Il Tesoro ha smentito di voler anticipare l’avvio della riforma. Ma non sarebbe la prima volta che a una smentita segue una conferma…

                «La domanda non si pone nemmeno. È già deciso che noi saremo contro chiunque voglia mettere mano alle pensioni».

                Parla il leader della Cisl Savino Pezzotta, che boccia la politica economica del governo, si dice scettico sulle prossime mosse (leggi Dpef e Finanziaria) e rilancia la palla alla politica: «Non vedo un gran dibattito, anzi mi sembra molto sottotono. Lo dico con preoccupazione, parecchia preoccupazione».

                  A chi si riferisce?

                    «Al centrodestra innanzitutto, però anche al centrosinistra. Anche perchè il paese ha bisogno di iniezioni di fiducia e speranza, valori che qualcuno deve pur alimentare».

                      E i sindacati?

                        «I sindacati fanno il loro mestiere. Possiamo spingere, chiedere, scioperare, lottare, ma insomma, poi ci dev’essere sempre il momento della politica. Che invece manca. Qui si discute molto di partito unico, di Unione, ma non mi sembra proprio che siano i temi che più appassionano la maggioranza degli italiani. Gli italiani vogliono sapere qual è la politica economica del paese, chi paga e quanto, chi sia in grado di fare un patto fiscale che tuteli i redditi, i salari, le pensioni. Questi dovrebbero essere i temi al centro del dibattito politico».

                          Il tema centrale del governo è reperire soldi.

                            «Non si può continuare a ragionare sui tagli. Sono solo cerotti. Qui bisogna discutere di rilancio, di investimenti. Di un disegno di crescita. Perchè la Corte dei Conti, invece di consigliare l’anticipo della riforma pensionistica, non dice che la riforma fiscale è sbagliata, che all’erario sono venuti a mancare miliardi? Perchè non dice che bisogna tassare le rendite finanziarie e immobiliari, che pagano meno della metà delle imprese, e in compenso sono in mano a chi non rischia, a chi lavora solo sul valore?».

                              La polemica che si è scatenata contro gli immobiliaristi non l’ha lasciato indifferente.

                                «Quella polemica noi del sindacato l’abbiamo preceduta. Non è che abbiamo aspettato Montezemolo per dire certe cose. Certo, se lo dice lui, allora la questione diventa politica, se lo dicono Pezzotta, Epifani e Angeletti è la solita cosa da sindacalisti».

                                  Torniamo ai conti. A breve (si fa per dire) c’è il varo del Dpef. Che cosa dobbiamo aspettarci?

                                    «Io sono un seguace di Pirrone, il filosofo greco che ha fondato lo scetticismo. In effetti, non sono nemmeno molto angosciato per il Dpef, che è un brodino. Io voglio vedere il pranzo, cioè la Finanziaria. Mi attenderei che dicessero la verità sui conti agli italiani. I problemi verranno anche da lontano, ma questi ormai sono quattro anni che governano».

                                      La verità, e poi? Quali misure vorrebbe vedere nero su bianco?

                                        «Questo è un governo a fine legislatura in una situazione economica pesante, che oltretutto ha continuato a negare per anni. Un paese rattrappito, che si sta immiserendo. C’è bisogno di misure a sostegno del reddito. Un governo normale dovrebbe dire: facciamo tre cose, per il mezzogiorno, per le risorse umane, le facciamo con questi soldi e in questi tempi».

                                          Pensa che una manovra correttiva sarebbe utile, anche se il ministro Siniscalco lo nega?

                                            «Se le misure sono quelle di anticipare la riforma delle pensioni, lasciamo perdere…».

                                              Come dire: la situazione è troppo compromessa per poter volare alto.

                                                «Troppo compromessa, sì. Dobbiamo pensare alla prossima legislatura. Per questo noi proponiamo un patto di concertazione, per poter lanciare delle sfide più importanti per il rilancio del paese. Anche con Confindustria bisogna riprendere rapporti forti».

                                                  Misure a sostegno del reddito, dice. A proposito, e il contratto dei metalmeccanici?

                                                    «Questione complicata. Non voglio fare polemiche, però io credo che dobbiamoavere il coraggio di mettere mano al modello contrattuale. Altrimenti, lo faranno altri».

                                                  la.ma.