“Intervista” S.Pezzotta: «Il Governo non si muove, partiamo noi»

16/12/2004

    giovedì 16 dicembre 2004

      sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 2

      Il leader della Cisl Savino Pezzotta: subito un confronto tra parti sociali sullo sviluppo
      «Il Governo non si muove,
      partiamo noi»

      MASSIMO MASCINI

        ROMA • Savino Pezzotta, il segretario generale Cisl, condivide l’analisi di Confindustria. Ma va anche più in là. Esistono due filosofie di politica economica, dice, molto distanti. Se il Governo non si muove, prendiamo l’iniziativa noi parti sociali, discutiamo il da farsi, come abbiamo fatto per il Mezzogiorno. Assumiamoci così le nostre responsabilità.

        Pezzotta, condivide l’analisi e le preoccupazioni di Luca Montezemolo?

          Chi si confronta con i problemi reali del Paese non può dire cose differenti. Non perché ci sia un patto tra produttori o alleanze ibride. La verità è che sia le imprese che il sindacato sono in grandi difficoltà. Noi vediamo cadere i posti di lavoro, chiudere centinaia di aziende. Loro assistono alle difficoltà di interi settori produttivi.

          Stesse analisi, stesse preoccupazioni?

            Sì, ma la cosa più grave è che non risponde la parte politica. Cade la tenuta sociale, cade la tutela dei redditi, ma il dibattito politico va per altre strade. Si discute della riforma delle tasse, di alleanze, sulla questione produttiva nessuno sa nulla.

            Il Governo pensa ad altro?

              È che siamo di fronte a due diverse filosofie di politica economica. La Cisl, parlo per la mia parte, crede che sia opportuno un intervento pubblico sui fattori della produzione e sui fattori dell’innovazione, altri pensano che bastino degli stimoli al mercato, ai consumi. Sono due politiche totalmente agli opposti. E qui si apre la polemica tra noi e il Governo. Non è un’opposizione politica, non mi interessano queste cose. Noi crediamo che allentare le tasse non sia una politica adeguata alla drammaticità della situazione e occorra ben altro.

              Quali sono i capitoli da approfondire?

                Dobbiamo capire come aiutare lo sviluppo della produzione, quale politica del costo del lavoro serva, quali infrastrutture. Non crediamo che quattro stimoli siano sufficienti a mettere in moto un meccanismo per il quale poi l’economia risolve da sola i suoi problemi.

                E chiedete un tavolo di confronto?

                  Voglio un posto dove ragionare assieme. Questo chiedono del resto Montezemolo e Bombassei, un luogo per discutere, dove ognuno metta in campo le proprie proposte e si assuma precise responsabilità.

                  Era la politica della concertazione.

                    Sì, ma è stata messa da parte. Ma dico di più. Se il terzo interlocutore, il Governo, che avrebbe un obbligo istituzionale di avviare questa discussione, non si muove, io credo che sarebbe opportuno che con estremo laicismo, senza pregiudizi, noi e gli imprenditori rifacciamo la stessa cosa che abbiamo fatto per il Mezzogiorno. Confrontarci, discutere le diverse analisi, individuare due o tre priorità, vedere quali comportamenti assicurare per stimolare la crescita. La situazione è grave, abbiamo calcolato che sono già in bilico 150mila posti di lavoro, adesso, non domani. Dobbiamo muoverci.

                    Non c’è il pericolo che poi tutto finisca nel nulla?

                      Il pericolo c’è, perché c’è chi pensa che sia importante solo chi vota e chi governa e che le rappresentanze sociali non contino più nulla. Ma questo è un indebolimento della democrazia, che non può avere altro sbocco che una crescita della conflittualità. Ma se il modello scelto è quello dei forestali, ho capito, a me non sta bene, preferisco il confronto, la negoziazione, ma se il modello è quello mi adeguerò.

                      Però siete stati convocati da Gianfranco Miccichè.

                        Con tutto il rispetto, noi andremo a parlarci, ma a Palazzo Chigi, non a un bar di via del Corso, ci era stata promessa l’apertura di due tavoli alla presidenza del Consiglio, uno su competitività e Mezzogiorno, l’altro sulla tutela dei redditi.

                        Quando partiranno questi confronti?

                          Intanto sono sparite le risorse per la previdenza integrativa.
                          Si è voluta fare una riforma sbagliata e poi si blocca l’unica cosa che poteva funzionare.