“Intervista” S.Pezzotta: il governo non intervenga

27/04/2004

martedì 27 aprile 2004

Pezzotta: il governo non intervenga
Trattare è il mestiere del sindacato

Il leader Cisl: Fiom un problema di tutti, non della Cgil

    ROMA – «Stiamo valutando se chiedere un incontro con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per segnalare la grave crisi economica in cui versa il Paese e per denunciare la scarsa considerazione in cui il governo tiene il sindacato». Il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta è preoccupato dalla piega che hanno preso gli ultimi episodi di Melfi dove per lui «hanno sbagliato sia la polizia a intervenire sia la Fiom a interrompere le trattative». E con convinzione sostiene che l’incontro di ieri con Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti è stato aggiornato ad oggi non per dissidi ma per «trovare la quadra su tutto».
    Visti i precedenti fra le tre confederazioni, è difficile da creder e
    «Mi dispiace ma è così. Non c’è nessuna dietrologia, è stato un incontro di grande lealtà come da tempo non ne facevamo. Rispetto a quello che è successo a Melfi, abbiamo affrontato le cose in modo nuovo, tutti attenti a non rompere quel flebile filo unitario che siamo riusciti a costruire».

    Il governo ha fatto bene a rimanerne fuori?

    «Non capisco perché sarebbe dovuto intervenire per una questione di turni notturni, francamente non capisco questa logica».

    Veniamo a Melfi, di chi è la responsabilità?

    «Da una parte c’è un malessere oggettivo dei lavoratori e dall’altra forzature che non hanno sbocchi. Il compito del sindacato è quello di affrontare un confronto serrato con l’azienda».

    Epifani ha detto che è colpa della Fiat.

    «Tutte le imprese hanno le loro responsabilità. Ma ci sono le forme e i modi con cui si affrontano i problemi. E pur avendo convergenza su alcune questioni sostenute dalla Fiom, non abbiamo utilizzato gli stessi metodi. Per noi la trattativa è sempre sacra. Se c’è una questione dei turni di notte o dei salari come l’affronto? Prima ci vuole la trattativa, per la mobilitazione c’è sempre tempo».

    Non c’è pericolo che la protesta di Melfi dilaghi?

    «L’intervento noi lo vogliamo mantenere sul terreno sindacale, che c’è un malessere generale è sotto gli occhi di tutti. Ma non farei una sovrapposizione tra i problemi di Melfi e le risposte sociali che vanno date a un altro tipo di malessere. Che, diciamolo con franchezza, non si risolve nemmeno con le elezioni politiche.

    La polizia ha sbagliato?

    «Quando ci sono situazioni di questo genere bisogna calcolare se accentuare o diminuire i problemi, la tensione. Era meglio che l’intervento non ci fosse stato, avrebbe aiutato di più».

    Anche il vescovo di Melfi ha detto che la polizia ha fatto bene…

    «I vescovi hanno il diritto di dire quello che pensano. Ma ripeto che è inutile radicalizzare le situazioni e la carica della polizia lo ha fatto. Punto».

    Per l’ex ministro del Lavoro Treu la vicenda Melfi è la conseguenza della fine della concertazione . Lei che ne dice?

    «E’ stato un errore d’accordo, però non esageriamo, non è che si può mettere tutto nel calderone della concertazione. Questo è un problema di una azienda e va affrontato per quello che è. Certo il clima generale influisce».

    E l’onda lunga dell’articolo 18?

    «Non credo, quella è una questione chiusa e archiviata. Certo nel sindacato ci sono delle linee politiche diverse, chi da più peso all’antagonismo politico e chi alla partecipazione. Ma non dico nulla di nuovo, è la storia del sindacalismo italiano».

    Che cosa vi aspettate da un eventuale incontro con Ciampi?

    «Vogliamo denunciare la grave situazione in cui versa il Paese. Così grave che il sindacato si trova nella condizione di rivolgersi a lui per fargli capire che le relazioni con il governo sui grandi temi economici del Paese non funzionano. Abbiamo preso un sacco di iniziative ma tutto è finito in niente. Nessuna interlocuzione con il governo. A questo punto non è più nemmeno un problema del sindacato ma dell’Italia».

    Caso Fiom, problema solo della Cgil?

    «E’ di tutto il sindacato. E speriamo sia possibile individuare qualche percorso giusto per disinnescarlo. E’ un momento delicatissimo».

    Ha sbagliato la polizia a intervenire e la Fiom a interrompere il dialogo
    Dal 4 dicembre 2000 è il segretario generale della Cisl e in poco più di tre anni si è imposto nel panorama italiano come l’uomo decisivo del sindacalismo riformista. Insieme al leader della Uil, Luigi Angeletti, ha firmato nel luglio 2002 al ministero del Welfare il «Patto per l’Italia».

    Roberto Bagnoli