“Intervista” S.Pezzotta: il governo non ha chiarito nulla

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            «ASTENSIONE CRITICA» DEL LEADER CISL
            Pezzotta: il governo non ha chiarito nulla

            Roberto Giovannini

            ROMA
            Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, che cosa significa l’«astensione critica» sulla Finanziaria che ha espresso al termine del vertice di Palazzo Chigi?
            «Che ci è stata illustrata una manovra, ma che non è stato chiarito nulla. Si parla di una manovra senza tagli sociali. Noi diciamo che ci pare un miracolo, e che bisognerà verificare. Per questo quando parlo di astensione critica intendo dire che non abbiamo gli elementi per dare un giudizio compiuto, e che manteniamo alta l’attenzione. Non vuol dire che diciamo che va bene».


            E che Finanziaria si dovrebbe fare, per il sindacato?

            «Una manovra di sviluppo. Diciamo che non si devono ridurre le tasse, ma che serve semmai una fiscalità di vantaggio che favorisca l’innovazione, e consenta di sostenere scuola, università e ricerca, le imprese, il Mezzogiorno, e i redditi più bassi».


            Si parla di due tavoli sulla competitività e la tutela del reddito. Che cosa significa?

            «Per noi competitività vuol dire Mezzogiorno, innovazione, politiche industriali. Sugli incentivi alle imprese insistiamo: non siamo in assoluto contrari alla trasformazione dei finanziamenti a fondo perduto in questo fondo rotativo. Ma attenzione: bisogna capire cosa succede nella fase di transizione, di passaggio da un sistema all’altro. Non si può inserire elementi di incertezza che sarebbero pericolosissimi».


            E sulla tutela del reddito?

            «Per noi si deve discutere di una politica redistributiva che utilizzi anche la leva fiscale, la restituzione del fiscal drag, misure per gli “incapienti”, la tutela del valore delle pensioni, la casa, gli anziani non autosufficienti. E soprattutto una politica dei prezzi e delle tariffe, estendendo l’esperimento che si sta facendo a Torino a tutte le cosiddette «città campione”. Faremo questi confronti, anche se sulla manovra complessiva continuiamo ad avere delle forti perplessità. È una manovra grande, pesante, vogliamo capire dove va a colpire».


            Nei giorni scorsi lei si era detto curioso di sapere come si facevano a reperire tutte le risorse…

            «E le mie curiosità restano tutte in piedi. Come si finanzia la riduzione delle tasse? Io penso che se ci sono tre lire bisogna usarle per rilanciare gli investimenti. Il ministro ci ha esposto un lungo ragionamento sul deficit tendenziale, su quello programmatico… Ragionamenti molto “inglesi”, ma ancora poco chiari. Bisognerà avere in mano l’articolato per capire cosa c’è davvero nella manovra. Poi, il tetto del 2%: non può essere un elemento fisso e rigido. Se c’è un settore in cui bisogna investire e rilanciare, il tetto all’aumento di spesa per noi non può essere un vincolo, altrimenti ci impoveriamo».


            Il ministro vi ha rassicurato su questo?

            «Siniscalco ha detto che non toccherà la spesa sociale. Ma io voglio vedere, perché se poi si bloccano i trasferimenti agli Enti locali è la stessa cosa: è un modo indiretto per colpire la spesa sociale. Il taglio c’è, poi il governo ha trovato un metodo nuovo, diverso, chissà, forse indolore rispetto al passato. Ma sempre di tagli si tratta».


            Il premier Berlusconi si era lamentato di essere il solo a volere la riduzione delle tasse…

            «Penso che si sia trovato solo anche con le parti sociali. Non ho sentito nessuno dire che bisogna fare la riduzione delle tasse. Molto flebilmente, ma molto, gli imprenditori».


            Siniscalco le è parso un sincero sostenitore di questa operazione fiscale?

            «Tra i ministri ho notato – nei volti, nessuno si è espresso esplicitamente – molta cautela e qualche preoccupazione. Ma l’impegno lo hanno confermato».


            C’è stata sintonia tra Cgil-Cisl-Uil?

            «Direi di sì, ho sentito giudizi molto simili, e tutto sommato le nostre valutazioni erano abbastanza vicine a quelle delle associazioni degli imprenditori. Non è stato un incontro negativo, direi: interlocutorio. C’è il segnale positivo sulla disponibilità ad aprire i tavoli per i rinnovi del pubblico impiego. Questo è importante».