“Intervista” S.Pezzotta: «il governo deve modificare la sua proposta»

12/01/2004


12 Gennaio 2004

IL SEGRETARIO DELLA CISL: ALL’INTERNO DELL’ESECUTIVO POSIZIONI DIFFERENZIATE

intervista
Roberto Giovannini

Pezzotta: il governo deve modificare la sua proposta
«Non mi sottraggo certo al dialogo, ma adesso serve concretezza
Nuovi scioperi? Non lo escludo, certo non staremo silenti e inerti»

ROMA
Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, oggi c’è l’incontro forse decisivo col governo sulle pensioni, preceduto dall’invito del vicepremier Fini a una riforma «più condivisa».
«Le parole sono parole: se si vuole dialogare, non mi sottraggo. Ma al punto in cui siamo, ci vuole concretezza. Il governo è o no disponibile a modificare la sua proposta? In che termini? Il sindacato ha detto chiaramente che il progetto del governo introduce ingiustizie ed è impraticabile».
Fini parla di dialogo, per Maroni il confronto è concluso.
«Vedo che nella maggioranza ci sono posizioni diverse. Risolvano: io attendo una risposta collegiale dal governo. Per ora, la distanza è grandissima. L’Esecutivo è disponibile ad aumentare i contributi dei lavoratori che oggi pagano poco, come gli autonomi, i commercianti e gli artigiani, armonizzare i contributi? Per noi questo è un punto dirimente. Non si può caricare tutto il peso – come si è visto dagli stessi dati del governo – sui lavoratori dipendenti».
Il ministro del Welfare pensa a qualche concessione su decontribuzione e sui fondi pensione.
Sarebbe sufficiente?
«Ma se tagliano le pensioni di anzianità non cambia nulla… In una situazione difficile come la nostra, la questione dell’anzianità si può rinviare alla verifica in programma per il 2005. Oggi si possono fare altre cose, a partire dalla previdenza integrativa. La nostra è una posizione seria, che non nega i problemi».
Se ci sarà rottura, ci sarà un nuovo sciopero generale?
«Un sindacato può negoziare, manifestare, mobilitarsi, e scioperare. È ovvio. Dipende tutto da quello che dice il governo lunedì. Non escludo nulla. L’unica cosa che il governo non potrà però pensare è che noi restiamo silenti e inerti. La vertenza degli autoferrotranvieri dimostra che il sindacato sa assumersi le sue responsabilità, a costo di avere problemi con la sua base. Mi sembra che la politica non abbia lo stesso coraggio».
Nel governo c’è chi dice che la questione delle pensioni non è molto sentita dai lavoratori. È così?
«Noi abbiamo fatto centinaia di assemblee, e sappiamo bene cosa pensa la gente del progetto di riforma.

Il clima è già teso. Ci vogliono versare su la benzina delle pensioni… contenti loro!»
Con conseguenze per il centrodestra alle prossime elezioni?
«Non so. Posso solo dire che il clima sociale è molto, ma molto teso».
Pensa ai casi del trasporto locale, all’Alitalia?
«Spie di una situazione potenzialmente esplosiva, è chiaro. Gli autoferrotranvieri hanno fatto scioperi selvaggi? Certo, ma la vertenza è durata 27 mesi, erano stati fatti otto scioperi. Si è fatto saltare il modello della concertazione, e oggi si vede che è stato un errore formidabile. E rimettere le cose a posto adesso è complicato. Il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni è stato ed è mangiato giorno dopo giorno dall’aumento dei prezzi e delle tariffe. Il malessere si diffonde. Per questo dico: non aggiungete a questo malessere lo schiaffo della riforma delle pensioni. Si facciano le cose che si possono fare, nei tempi e nei modi possibili».
Si parla di riforma della contrattazione.
«La Cisl non vuole una frammentazione dei contratti e dei livelli, ma punta a un rafforzamento della contrattazione decentrata. Su questo le tre confederazioni dovrebbe aprire una riflessione unitaria di prospettiva. Dobbiamo farlo noi prima che ce lo propongano altri».
Si attende una ripresa economica per il 2004. Ci crede?
«Negli Usa si è visto che non produce un posto di lavoro in più. Per me non è ripresa se non si crea occupazione. Per questo mi sento abbastanza pessimista, e per questo chiediamo una politica economica di sviluppo, su scala europea».
Ma c’è ancora l’Europa, dopo il flop del patto di stabilità e della Costituzione Ue?
«Indebolire il patto di stabilità è stato un errore, anche se quel patto poteva essere reso più flessibile. Si è intaccata la prospettiva europea. Ma noi non ci rassegniamo all’euroscetticismo: l’Europa rappresenta l’unica prospettiva per il nostro paese. Se non ci fosse stato l’euro, che sarebbe successo all’Italia dopo i casi Cirio e Parmalat? Con i suoi limiti, l’euro è stato un baluardo per il nostro paese».
Hanno ragione dunque Ciampi e Prodi a difendere la moneta unica…
«Sono convinto: l’euro ci ha salvato. E l’aumento dei prezzi sarà stato incentivato dall’addio alla lira, ma negli altri paesi non ha portato la speculazione che si è vista da noi. In Italia c’è stata: ma perché è mancata la politica dei redditi, il controllo dei prezzi e dei salari».
Che idea si è fatto del caso Parmalat?
«Una vicenda gravissima, che ha dell’incredibile. Adesso bisogna rafforzare la Consob, con poteri sanzionatori; ma va anche difesa la Banca d’Italia come istituzione di garanzia e di difesa del sistema bancario dalla colonizzazione da parte di istituti esteri. Sottrarle il governo sul sistema bancario sarebbe un errore grave».
C’è polemica sul governatore Antonio Fazio…
«Non è un problema di persone, ma di istituzione: Bankitalia serve al paese, e per questo va difesa. E c’è la questione della democrazia economica: si deve passare da un capitalismo familiare, con intrecci non chiari con la finanza, a un sistema più trasparente, più regolato e controllato. E qui c’è uno spazio per la partecipazione dei lavoratori, con la negoziazione e con una presenza negli organismi d’impresa».
Parlava di salario. Che farete?
«C’è un problema, e lo affronteremo nelle piattaforme contrattuali».
Ma l’inflazione programmata per il 2004 è dell’1,4%…
«Non la rispetteremo, questo è chiaro. L’1,4% non è stato nemmeno concordato con me. Faremo una politica salariale di recupero, nessuno ne dubiti».