“Intervista” S.Pezzotta: «Ho firmato l’accordo, ma il malessere è vero»

14/01/2004




14 gennaio 2004
«Ho firmato l’accordo, ma il malessere è vero»

Il segretario della Cisl Pezzotta difende le proteste. «A Milano c’è chi ha fatto promesse senza mantenerle»

      ROMA – Non condanna gli scioperi selvaggi che anche ieri hanno scavalcato le precettazioni. Non fa appelli ai tranvieri perché tolgano l’assedio alle città bloccate dalla protesta. Per una volta il leader del sindacato moderato per eccellenza, il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, di buon senso non vuol proprio sentirne parlare. «Niente prediche. Ci sono lavoratori che hanno atteso a lungo il rinnovo del biennio contrattuale e ci sono aziende che non hanno rispettato scadenze e promesse. Se c’è qualcuno che ha fatto saltare le regole delle relazioni sindacali non sono certo i lavoratori. Si prenda atto di questo malessere prima che sia troppo tardi».
      Un passo indietro. Gli italiani sono partiti per le vacanze convinti che l’accordo firmato il 20 dicembre avrebbe scongiurato altri scioperi. Cosa è successo?
      «E’ successo che a Milano qualcuno aveva fatto delle promesse e poi non le ha mantenute. Perciò ora a Milano si è tornati a discutere. Ma l’accordo nazionale è chiuso».
      Mi scusi, vuole dire che quando avete firmato il 20 dicembre sapevate già che a Milano gli 81 euro sarebbero bastati?
      «Milano non è l’ombelico del mondo».

      Lo sapevate o no?

      «Sapevamo che quel rinnovo era aperto da troppo tempo e bisognava chiuderlo altrimenti si rischiava non il decentramento contrattuale, su cui abbiamo una certa propensione, ma la frammentazione, che non ci sta bene. E poi c’era il pericolo che il trascinamento del biennio ricadesse sul rinnovo del contratto che è scaduto».

      Lei dice che bisognava evitare il decentramento contrattuale. Ma è stato proprio il suo segretario regionale lombardo, Dario Balotta, prima del 20 dicembre, a spingere perché a Milano si concludesse un precontratto…

      «Ma no. E’ stata solo una strategia per sbloccare la trattativa nazionale. Rientra nella normalità. Poi fatto il contratto, tutto rientra».

      Veramente ancora ieri Balotta ha spiegato che l’obiettivo dello sciopero del primo dicembre era proprio far saltare il modello contrattuale nazionale che «non tiene più».

      «Che il modello non tenga più lo andiamo dicendo dal nostro congresso, tre anni fa. Bisogna dare più spazio al decentramento. Ma io sono come Tarzan: prima di mollare una liana devo avere l’altra pronta. E non siamo ancora a questo punto».

      Insomma non si stava preparando a Milano un’altra rivoluzione, come quella del Patto per Milano, sventolando un accordo da 106 euro, superiore a quello che qualsiasi altra azienda avrebbe potuto permettersi?

      «Guardi a me questi sospetti e retropensieri non m’interessano».

      Ora però a scioperare sono anche i suoi iscritti?

      «Sì, lo hanno fatto. C’è malessere. Lo so benissimo. Ma l’Italia non è solo Milano. L’Italia è lunga, molto lunga. E il mio è il sindacato della solidarietà. Devo tenerne conto e usare la forza che ho perché quelli più deboli ottengano ciò che, da soli, non potrebbero avere. Perciò abbiamo sottoscritto l’accordo. Con sforzo, perché abbiamo dovuto chiedere l’aumento dell’accisa sulla benzina per riuscire a chiudere».

      Non sarebbe il caso di spiegare queste cose ai lavoratori nelle assemblee?

      «E’ quello che stiamo facendo. In alcuni casi non è facile parlare, in altri troviamo comprensione».

      Il professore Pietro Ichino, dalle colonne di questo giornale, la invita a Milano per ricostruire un sistema di mediazione degli interessi collettivi.

      «Lo ripeto. Il sistema delle relazioni è saltato ma non per colpa nostra. Non c’è più la concertazione, non c’è la politica dei redditi. Non si può scaricare tutto sui lavoratori e sui sindacati».

      Ma andrà a Milano a parlare con i suoi iscritti?

      «Ci andrà la categoria. La confederazione ha fatto la mediazione: è il suo ruolo. Personalmente ho già parlato qualche giorno fa con i dirigenti della categoria».

      Non teme che questi scioperi selvaggi appannino l’immagine dei sindacati e dei lavoratori?

      «Il diritto di scioperare è tutto quello che è rimasto oggi a loro. Se il biennio contrattuale fosse stato rinnovato per tempo non saremmo a questo punto».

      Quindi la legge sugli scioperi non si tocca?

      «Non si tocca. E se c’è qualcuno che deve essere sanzionato sono le aziende che non rispettano le regole».

      Non la turba che sia stata violata la precettazione?

      «Vogliamo inasprire le pene? E’ questa la soluzione? No, io dico che serve ragionevolezza. Bisogna tornare a un dibattito normale».

      E’ sempre dell’idea che il referendum sull’accordo non vada fatto? La Cisl è la sola a non volerlo.

      «Niente referendum. Ci sono le assemblee: si va sul posto a sentire cosa dicono i lavoratori. Non basta un "sì" o un "no". Io credo nella relazione diretta tra i dirigenti e i lavoratori. E’ quello che faremo».

      Teme che il malessere di cui parla possa estendersi a altre categorie? Il trasporto aereo ad esempio?

      «C’è una vertenza delicatissima in corso. Spero che non si facciano gli stessi errori».

      E per Milano, è ottimista?

      «Bisogna chiedere a chi è seduto al tavolo. Io mi auguro che tutto vada per il meglio».
Antonella Baccaro