“Intervista” S.Pezzotta: «governo inerte sui veri problemi»

02/09/2005
    venerdì 2 settembre 2005

      Pagina 15 – Economia

        L´Intervista

          Il leader della Cisl deluso dall´autodifesa: un cattolico deve metterci qualcosa di più sul piano etico

            Pezzotta: «Fazio non convincente
            e governo inerte sui veri problemi»

              ROBERTO MANIA

              ROMA – Il governo chiuda in fretta l´affaire Fazio e cominci ad occuparsi del crollo del reddito di lavoratori e pensionati, falcidiato dall´aumento del prezzo del petrolio e dalla mancata restituzione del fiscal drag. «Copiando, per esempio, quello che è stato fatto in Francia, dove non c´è certo un governo rivoluzionario. Eppure de Villepin ha deciso di dare un bonus di 75 euro alle famiglie meno abbienti per aiutarle ad affrontare il caro greggio. Così si governa». Di ritorno da Danzica dove ha partecipato alla festa per i 25 anni di Solidarnosc, Savino Pezzotta, leader della Cisl, lancia una sorta di appello a maggioranza e opposizione: «La politica deve tornare ad affrontare le cose concrete e non limitarsi ad assistere, interessata, a pochi mesi dalle elezioni, alla ricomposizione del nostro capitalismo».

                Pezzotta, a lei non piacerà, ma la vicenda Fazio resta centrale in questa fase politica. Il governo sembra intenzionato a dare il benservito al governatore. Lei crede che debba uscire di scena?

                  «Credo che al punto in cui siamo la decisione sia eminentemente politica. Ciascuno ha detto la sua. Ora va ripristinata la credibilità della Banca d´Italia. Per farlo va approvata subito la riforma del risparmio, ferma in Parlamento da due anni. Se tutto questo si facesse con un accordo bipartisan e sentendo anche l´opinione delle parti sociali sarebbe meglio».

                  Lei è un cattolico. Cosa pensa della tesi sostenuta da autorevoli uomini politici, da Andreotti a Buttiglione, secondo cui Fazio sarebbe vittima di un´operazione ostile all´impegno dei cattolici nelle istituzioni?

                    «Ma no, mi pare un dibattito dell´Ottocento. Fazio va giudicato laicamente secondo quanto ha fatto e sulla base delle leggi che esistono. E la sua autodifesa al Cicr non è stata affatto convincente. Questo è il punto, anche se poi continuo a pensare che un cattolico debba metterci qualcosa di più, sul piano etico, nello svolgimento della sua attività».

                    Lei pensa che esista una nuova questione morale nella politica italiana?

                      «Intanto penso che il Paese non sia così marcio come lo si vuole dipingere. Penso anche che quando si solleva la questione morale si vuole coprire qualcosa. Il problema vero è capire dove sta andando il capitalismo italiano».

                      Che idea si è fatto, potendolo guardare da un osservatorio particolare qual è quello di un sindacalista?

                        «Che siano in corso movimenti con la relativa ridefinizione delle alleanze è evidente a tutti. Io capisco anche che i nuovi entranti possano turbare l´establishment. Ciò che mi interessa sono i progetti industriali, se ci sono, di chi cerca di entrare nel salotto buono. Mi preoccupo, invece, se dietro c´è solo la speculazione finanziaria, senza investimenti e senza la creazione di lavoro».

                        Cosa pensa della proposta di Prodi di ridurre gli stipendi dei parlamentari?

                          «Ma sì, si può fare. Introdurre elementi di rigore va sempre bene, anche se non è quello che risolverà i nostri problemi economici».

                          Ha trovato normale lo scontro, proprio sulla questione morale, tra i Ds e la Margherita sullo sfondo della vicenda Unipol?

                            «È una questione che non mi interessa più di tanto. Ciò che mi ha stupito e mi stupisce è stato il dibattito di tutta la politica intorno alle banche. Per carità, la politica non può ignorare le guerre finanziarie; ma allo stesso modo non può ignorare che per migliaia di persone è aumentato lo stato di insicurezza rispetto al futuro».

                            Vuole dire che la politica, anche quella del centrosinistra, è stata troppo attenta ai giochi di potere e meno ai problemi della gente comune?

                              «Sì, ci sono strati sociali che non ce la fanno più. Bisogna invertire le priorità. Cominci il governo restituendo il fiscal drag».

                              Sarà la Finanziaria ad affrontare questi temi. O crede che il governo non manterrà le promesse?

                                «Nessuno ha ancora un´idea di quale sarà la Finanziaria. E la riduzione dell´Irap non basta. Poi: come si compensano le minori entrate? Aggiungo che i tagli all´Irap non potranno essere fatti a pioggia, bisognerà mirarli a vantaggio di chi innova e investe soprattutto nel Sud. Penso ad un nuovo patto fiscale per ristabilire un sistema di equità e di lotta all´evasione dopo i condoni e gli sgravi ai ceti medio alti. Anche sulla politica industriale andrebbe imitata la Francia».

                                Lei si candiderà alle prossime politiche nelle liste della Margherita?

                                  «Deluderò tutti quelli che mi candidano al Centro, mentre il Centro non esiste. Io mi sono candidato alla segreteria generale della Cisl e sono stato rieletto. Punto e basta».