“Intervista” S.Pezzotta: «Finito il dialogo sociale ora inizia la lotta dura»

13/05/2004


GIOVEDÌ 13 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Savino Pezzotta, segretario della Cisl: parleremo solo con Confindustria
«Finito il dialogo sociale ora inizia la lotta dura»
la proposta
Ucciso il pluralismo: se gli imprenditori confermeranno le aperture, individueremo assieme a loro gli obiettivi da raggiungere
RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – «Il governo pone la fiducia sulle pensioni? Allora sappia che per noi salta qualunque verifica della riforma e che di qui al 2008 faremo di tutto per contrastarla». La mossa del governo sulla delega previdenziale è per il leader della Cisl, Savino Pezzotta, la dimostrazione che anche il dialogo sociale, dopo la concertazione, è morto e sepolto: «Ma se non c´è il dialogo, c´è il conflitto», fa sapere Pezzotta. A questo punto «i sindacati – aggiunge – andranno avanti da soli e, se la Confindustria confermerà le sue aperture, individueranno con gli imprenditori gli obiettivi d´interesse generale del Paese».
      Pezzotta, il governo ha deciso di accelerare il cammino della delega previdenziale. Se l´aspettava?
      «È singolare che dopo aver parlato a lungo anche di accordi bipartisan, ora il governo decida di porre la fiducia. Significa che neppure tra i promotori della riforma c´è grande convinzione: devono blindare la riforma e fare ricorso a uno strumento di disciplina. Mi sembra un segno di debolezza. Noi confermiamo il nostro giudizio negativo: l´innalzamento dell´età pensionabile è sbagliato e non porterà alcun vantaggio economico, oltre al fatto che la riforma introduce elementi di iniquità di trattamento tra i lavoratori. Da parte nostra, dopo questo ricorso alla fiducia, non saremo più disponibili ad alcuna verifica».
      Lei contava sulla concertazione, poi siete passati al dialogo sociale. Quali sono oggi i rapporti tra i sindacati e il governo?
      «Siamo di fronte a una situazione incredibile. Da una parte c´è un sindacato, che dimostra di saper affrontare con la massima responsabilità questioni delicate come i casi Alitalia e Melfi, predispone piattaforme unitarie, fa scioperi generali, firma documenti sullo sviluppo con la Confindustria. Dall´altra c´è un governo che non risponde, non dà segni di vita. C´è un disconoscimento del ruolo dei sindacati e di tutte le forme di rappresentanza sociale. Questo governo ha un´idea di politica e di società che non ci piace».
      C´è un disegno preciso o è solo mancanza di cultura sindacale?
      «Io non lo so. Una società bene organizzata riconosce tutte queste articolazioni democratiche, considera un valore il pluralismo. Ripeto quello che sta avvenendo è incomprensibile. Ma se pensano che il sindacato stia a guardare si sbagliano. Sui temi dello sviluppo e sulla necessità di una politica dei redditi che difenda il potere d´acquisto dei lavoratori non staremo fermi».
      Lei è d´accordo sulla possibilità di un «patto tra produttori», cioè tra imprese e lavoro?
      «Io non parlo di patti e poi quell´etichetta non mi piace. Però è indispensabile che i soggetti che esprimono una rappresentanza economico-sociale individuino quali sono gli obiettivi utili al Paese e poi li perseguano. Avvertiamo che in Confindustria ci sono aperture, lo verificheremo alla loro aseemblea del 26 maggio. È necessario creare delle convergenze di interesse per sbloccare la situazione di declino, deindustrializzazione, scarsa capacità competitiva del sistema industriale».
      E il governo?
      «Se le parti sociali trovano obiettivi comuni diventa difficile per il governo non tenerne conto. Io non credo che la loro idea di ridurre le tasse risolva i problemi. E poi bisogna respingere l´idea che queste sono un´estorsione dello Stato: il sistema fiscale serve per redistribuire in modo solidale la ricchezza che un Paese produce».
      Pezzotta, oggi a Chianciano il leader della Cgil, Epifani, si soffermerà sull´unità sindacale. A che punto siete?
      «L´unità come la si concepiva negli anni Ottanta e Novanta non è più praticabile. Ora possiamo parlare di ricerca di una convergenza unitaria, una fase di pluralismo attivo, dove la pluralità è un bene per tutti. Non si tratta di fare compromessi, ma mediazione politica. È questo lo sforzo che con Cgil e Uil stiamo facendo e che ha già dato risultati positivi. Ultimamente questa capacità l´avevamo un po´ persa».
      Sta dicendo che i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil entrano in una fase nuova?
      «Sì, io credo sia possibile. Se c´è rispetto tra noi, ci sono le condizioni per un percorso unitario. Negli ultimi sei mesi qualcosa si è mosso. Cgil, Cisl e Uil, poi, aumentano gli iscritti e questo significa che il movimento sindacale italiano è vivo».
      Ma qualcuno, tra i vostri avversari, dice che non siete più rappresentativi...
      «Quelli che l´hanno detto, in occasione delle proteste degli autoferrotranvieri e dei dipendenti Alitalia, ora deve rispondere a questa domanda: chi è stato a chiudere quelle partite?»
      A proposito di rappresentatività, uno dei punti che maggiormente vi divide dalla Cgil è la legge sulla rappresentanza. Anche qui qualcosa si muove?
      «La nostra linea, su questo, è quella tradizionale: siamo contrari alla legge, non siamo chiusi a un confronto con le altre confederazioni per raggiungere un punto di convergenza, il problema va affrontato con le controparti».