“Intervista” S.Pezzotta: «E’ ora di essere propositivi»

26/04/2004


25 Aprile 2004

Intervista
Roberto Ippolito

L’APPELLO: IL GOVERNO CI IGNORA, SERVE UN AMPIO CONFRONTO
Pezzotta alla Cgil: parliamoci
«E’ ora di essere propositivi»
Il segretario della Cisl: la pregiudiziale Fiom è un problema per tutti
«Non devono autoescludersi. Così non si andrà molto lontano»

    INNANZITUTTO un chiarimento. «Non è stato firmato alcun accordo separato», fa presente Savino Pezzotta, segretario della Cisl, parlando dell’intesa raggiunta dalla Fim Cisl, dalla Uilm e dalla Fismic con la Fiat per affrontare i problemi degli stabilimenti di Melfi, Mirafiori e Cassino e quelli della Sevel.
    Perché, Pezzotta, non ritiene corretto definire separato l’accordo firmato senza la Fiom Cgil?
    «La Fiom è arrivata all’incontro con la Fiat con dei pregiudizi. Non ha voluto trovare l’intesa».
    Forse non la riteneva valida?
    «Si è seduta al tavolo e si è alzata subito, senza di fatto neanche aprire la trattativa e restando indisponibile a sospendere il blocco dello stabilimento di Melfi. Perché a Terni pur di fare la trattativa il blocco fu sospeso e la Fiom, che c’era, tenne un atteggiamento diverso? L’incontro con la Fiat era stato chiesto dalla Fim, dalla Uilm e dalla Fismic. Ricevuta la convocazione, la Fim e la Uilm hanno ottenuto di spostarla dalle 14 alle 21 per consentire la partecipazione della Fiom».
    Questo prova, secondo lei, la volontà di coinvolgerla?
    «Non esiste alcuna intenzione di escludere la Fiom. Ma è la Fiom che non ha cercato la convergenza unitaria e ha agito unilateralmente. Non si propone la naturale e normale mediazione con le altre sigle. E’ partita da sola: questo è il punto».
    Lei vede dunque una distinzione preventiva?
    «Questi atteggiamenti della Fiom si ripetono costantemente. Introducono tensioni nei già difficili equilibri sindacali. Non aiutano a solidificare i processi di convergenza. Sono un elemento di rottura nell’insieme del movimento sindacale. Insomma, sono un problema per tutto il sindacato. Esigo un po’ di chiarezza. Non è pensabile che ogni quindici giorni accada qualcosa del genere».
    Allude soprattutto alla Cgil?
    «Ognuno chiarisce il problema come ritiene. Io non dò suggerimenti a nessuno. Quando per la Cisl e la Fim si pose il caso di un’area, quella di Piergiorgio Tiboni, si cercò una soluzione e si diede un taglio. Il bene più generale del sindacato vale più dei beni particolari».
    Qual è il suo stato d’animo?
    «Sono turbato. Se la situazione non cambia, non andiamo lontano. Essendo stata trovata un’intesa di metodo preliminare che apre il confronto con l’azienda, auspico la partecipazione anche della Fiom, ma con volontà costruttiva. Non possiamo neanche dimenticare che la Fiat non ha superato tutte le difficoltà».
    Quindi quali sono le sue idee?
    «Bisogna affrontare i problemi delle unità produttive. Più malessere allontaniamo, più facciamo il bene dell’azienda; ma sapendo in quale contesto affrontiamo i problemi».
    Cosa deve avvenire ora?
    «E’ stato definito un percorso per il confronto con la Fiat. Non chiediamo l’esclusione di chi non ha firmato. Tutt’altro: chiediamo a chi non ha firmato di partecipare. Questo in un momento in cui le gravi difficoltà dell’economia richiedono ai sindacati capacità propositiva, non tensioni interne. Pensiamo all crisi Alitalia».
    Cosa pensa in proposito?
    «Tutte e tre le confederazioni sono impegnate con grande senso di responsabilità negli approfondimenti tecnici con la direzione dell’Alitalia. Ma non sarà accettato un decreto del governo Berlusconi senza la convocazione delle organizzazioni dei lavoratori alla presidenza del Consiglio. Il governo deve spiegare i suoi orientamenti, mentre non ci piacciono i suoi atteggiamenti ondivaghi».
    Volete conoscere il testo prima?
    «I sindacati e i dipendenti dell’Alitalia stanno dimostrando grande senso di responsabilità. Ma non bisogna abusarne. I tempi per aprire un tavolo politico di confronto sono stretti. Il decreto che il governo presenterà non ci è stato illustrato, non è stato discusso. Bisogna farlo prima delle decisioni».
    Sollecita un incontro?
    «Il confronto si deve aprire. I sindacati sono addirittura ignorati dal governo. Ma tutto questo rientra in un clima politico più generale».
    A cosa si riferisce?
    «Abbiamo presentato una piattaforma nata dalle preoccupazioni, ma da parte del governo c’è sempre il silenzio tombale. Nessun incontro, nulla. Eppure ci preoccupiamo delle condizioni del Paese: non solo dell’inflazione più alta o degli investimenti in calo, ma anche dell’aumento della cassa integrazione, delle aziende che entrano in crisi, dei settori che soffrono come il tessile-abbigliamento. La piattaforma riguarda l’innovazione, le infrastrutture, il Mezzogiorno, l’ammodernamento del Paese».
    Proprio niente comunicazione?
    «Guardi al pubblico impiego: non si sa se i contratti saranno rinnovati e se, nonostante la richiesta, le categorie saranno convocate. Perciò per il 7 maggio sono convocate le rsu, le rappresentanze unitarie. E se non arriverà una risposta il 21 tutto il pubblico impiego e la scuola sciopereranno».
    E per il clima più generale di cui parla cosa farete?
    «Forse per la prima volta nella storia della repubblica, i sindacati decideranno lunedì di chiedere al Presidente della Repubblica di essere ricevuti per illustrare la grave situazione economica, ma anche per denunciare la situazione pesante dei rapporti: il sindacato non è considerato un interlocutore. Abbiamo dieci milioni di iscritti, abbiamo effettuato due scioperi generali e una grande manifestazione dei pensionati, ma il governo non ha sentito il dovere di chiedere il motivo della mobilitazione».