“Intervista” S.Pezzotta: dai Ds sento proposte vere

05/12/2005
    lunedì 5 ottobre 2005

    Pagina 3

    L’Intervista

      Pezzotta: finalmente, dai Ds sento proposte vere

        Il segretario generale della Cisl: a Firenze ho capito che si vogliono affrontare i problemi; ma si deve sapere che quelli che verranno saranno anni durissimi per chi governerà

          di Giampiero Rossi / Milano

            FUTURO «Ho la sensazione di assistere, dopo tanto tempo, a un tentativo di affrontare i problemi veri di questo paese». Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, ripete da sempre che, da sindacalista, non seleziona tra governi «amici» e «nemici». Ma riconosce che a Firenze ha assistito a un dibattito che finalmente entra nel vivo dei nodi che attendono il paese. Ma avverte: «Saranno anni difficilissimi per chi si assumerà la responsabilità di governare».

              Pezzotta, a Firenze i Ds hanno parlato molto di temi che coinvolgono di rettamente il sindacato e sui quali in questi anni vi siete fatti molto sentire. Che opinione si è fatto del centrosinistra che si candida a guidare il paese?

                «Sia Firenze con i Ds che a Milano con la Margherita ho assistito finalmente a discussioni serie, ho colto il tentativo di uscire dalla genericità su temi come l’economia e il welfare, sui temi centrali per il futuro di questo paese. Quindi ho seguito con grane attenzione questo dibattito, fermo restando che, come dico sempre di fronte alla politica, io attendo prima di confrontarmi con i programmi per verificare fino a che punto saremo d’accordo e poi con le politiche del governo che verrà».

                  Ma anche il suo sindacato si è scontrato duramente e sta continuando a farlo con l’attuale governo di centrodestra, non coglie quindi nelle proposte discusse a Firenze una maggiore continuità con le vostre richieste?

                    «Be sì, ma è anche vero che, forse come non aveva mai fatto prima in una fase pre-elettorale, con lo sciopero generale il sindacato ha praticamente definito la lista delle priorità per la politica. Cioè la necessità urgente di interventi a sostegno dell’industria, per lo sviluppo del Mezzogiorno e a sostegno dei redditi di lavoratori e pensionati. E poi, dal momento che stiamo andando anche incontro a un declino demografico, credo si dovrà adeguare il sistema di welfare. E noi saremo pronti a discutere di queste cose con qualsiasi governo. L’ho sempre detto. Non me lo scelgo io il governo, lo scelgono gli italiani, io posso prima confrontarmi e poi, alla fine, dire se mi è piaciuto o meno quello che ha fatto. E a Berlusconi mi pare di averlo detto abbastanza chiaramente».

                      Immagino abbia colto qualche segnale di discontinuità, però, tra le politiche di questo esecutivo e i contenuti del dibattito dei Ds a Firenze…

                        «Ma sì. Oltre a quel tentativo di affrontare i problemi concreti ho apprezzato la volontà, almeno quella espressa nelle parole, di ritornare alla concertazione. Al congresso della Cisl ho sottolineato molto questo metodo: stabiliamo una elenco di quattro-cinque punti su cui siamo tutti d’accordo e mettiamoci a lavorare per realizzarli. E so che anche gli imprenditori guardano con interesse a un dibattito orientato in questo modo, dove i temi reali siano affrontati con chiarezza».

                          A Firenze sono emerse anche proposte precise di interventi di riforma rispetto a certi provvedimenti del centrodestra che le opposizioni e le parti sociali hanno sempre indicato come sbagliati, come per esempio la legge 30. Quale deve essere, secondo lei, il metodo per vanificare gli effetti negativi di scelte come quella? Cancellare o correggere?

                            «Io credo che in una democrazia dell’alternanza, quale spero ci attenda in futuro, su leggi che riguardino elementi di sistema non si possa ogni volta distruggere e rifare tutto ogni volta. Lo stesso penso a proposito della legge 30: superiamo gli equivoci che ha generato, gli eccessi, i limiti, le mancanze. Emendiamola e correggiamola: per esempio cercando di aprirla alla contrattazione e sostenerla con ammortizzatori sociali, altrimenti quel lavoratori resteranno in condizioni disperate. Ma questo deve essere il metodo, secondo me, questo è il vero riformismo. Non serve a niente scagliarsi contro simboli, non servono le guerre di religione: io mi sento un sindacalista laico».