“Intervista” S.Pezzotta: «Contro la riforma scioperi spontanei»

09/07/2004




VENERDÌ 9 LUGLIO 2004
Pagina 9 – Economia
TRA PENSIONE E TFR
Savino Pezzotta, leader della Cisl, annuncia una nuova ondata di proteste nel giorno in cui sarà votata la fiducia
«Contro la riforma scioperi spontanei
da Berlusconi segnale di debolezza»
le tasse In una fase di congiuntura economica negativa, è sbagliata una riduzione generalizzata della pressione fiscale. Bisogna favorire gli investimenti nel Mezzogiorno
I giovani potranno avere lo stesso trattamento pensionistico dei padri soltanto se rinunceranno al Tfr investendolo nei Fondi
ROBERTO MANIA

ROMA – Sono quasi sei mesi che Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, non va a Palazzo Chigi per discutere con il governo di questioni di politica generale. L´ultima volta lo ha fatto a gennaio e l´incontro (senza la Cgil) andò male perché – ricorda – «emersero forti differenze tra la linea di Tremonti e quella di Fini». Ora il ministro dell´Economia è cambiato, la maggioranza non esiste più, ma il premier Silvio Berlusconi ha comunque annunciato la decisione di ricorrere al voto di fiducia per approvare entro luglio la riforma della previdenza.

Pezzotta, sono tutti segnali di un ridimensionamento del vostro ruolo?

«Non so se si tratta di una scelta consapevole. Nei fatti mi pare che siano tutti tentativi di ridimensionare il ruolo politico del sindacato. Certo, per l´Alitalia siamo andati a Palazzo Chigi ma le emergenze sono una cosa diversa dal confronto generale sulla politica economica».


E ora sulle pensioni si andrà al voto di fiducia.


«Il ricorso al voto di fiducia non è affatto un segnale di forza. E´ esattamente il contrario. Si tratta di una plateale presa d´atto della debolezza del governo Berlusconi. Anche all´interno della maggioranza molti convergono sulle posizioni del sindacato. Questa è una riforma strutturalmente sbagliata e noi la contrasteremo con tutti i mezzi».


Vuol dire che proclamerete lo sciopero generale?

«Nel momento in cui verrà posta la fiducia, ci saranno fermate nelle aziende di un´ora, mezz´ora, a seconda dei casi».


Scusi, ma che differenza c´è tra le fermate e gli scioperi?

«Nessuna. Sono lo stessa cosa. Però le fermate sono organizzate spontaneamente nelle singole fabbriche e negli uffici dai sindacati interni. Senza un coordinamento. E questo è il programma definito per luglio insieme a Cgil e Uil. Ci stiamo preparando ad un confronto di lunga durata».


Sta dicendo che a settembre lo scontro potrebbe essere ancora più aspro?

«A settembre il quadro sarà più completo. Dopo la manovra correttiva, sarà stato approvato il Dpef e dovremmo conoscere anche le linee della legge Finanziaria del 2005. Avremo tutti gli elementi per valutare cosa fare. Di certo non staremo a guardare».


Intanto il confronto con la Confindustria potrebbe aver dato qualche risultato.

«Da mercoledì parte il negoziato. L´obiettivo è quello di definire insieme alcune priorità per consentire la ripresa del sistema produttivo. Poi bisognerà coinvolgere anche il governo, senza il quale non esiste la concertazione».


Con la Confindustria di Montezemolo sta così ripartendo il dialogo. La considera una svolta?

«Non vedo alcuna svolta, almeno per la Cisl. Per noi il rapporto con la Confindustria è un rapporto di continuità. Che non si è mai interrotto. E, come sempre in questi casi, fatto di momenti di accordo e altri di disaccordo. Tutto nella normalità e nel reciproco riconoscimento».


Intende dire che se la svolta c´è stata, questa riguarda solo la Cgil?

«Non lo so e a me interessa la mia coerenza. In ogni caso, intendo dire, per esempio, che già nel Patto per l´Italia erano state indicate le politiche a favore dell´innovazione e delle ricerca, del Mezzogiorno e della formazione. Se uno è onesto intellettualmente non può non riconoscerlo. E´ stato il governo che non ha rispettato i patti. Ma questo è un altro discorso. Aggiungo che nel Patto del 2002 era anche prevista la riduzione della pressione fiscale per i ceti più bassi».


Già, ma in pochi se ne sono accorti…

«Sarà pure così, ma provi a pensare che cosa sarebbe stato se non ci fosse stato nemmeno quello per tutelare i salari e le pensioni più basse dall´aumento dei prezzi e delle tariffe».


Quindi è d´accordo con il progetto di Berlusconi di ridurre le tasse.

« No, è una cosa diversa. Una riduzione generalizzata delle tasse, in una fase critica della congiuntura, è sbagliata. Si può usare la leva fiscale ma deve essere finalizzata, per esempio agli investimenti nel Mezzogiorno».


Proprio come dice la Confindustria…

«Veramente la Cisl lo ha detto prima. E comunque, al di là degli interessi che ciascuno rappresenta, io non posso che essere contento se un´azienda si consolida e crea occupazione soprattutto nel Mezzogiorno».