“Intervista” S.Pezzotta: «Continueremo la battaglia»

28/07/2004


          mercoledì 28 luglio 2004

          intervista
          Roberto Ippolito

          PER IL LEADER DELLA CISL LA FIDUCIA E’ UN «GESTO INOPPORTUNO E POLITICAMENTE SBAGLIATO»
          Pezzotta: ostacolerà anche il Dpef
          «Continueremo la battaglia, le leggi non sono eterne»
          Con il governo non andremo a discutere di inflazione programmata non è questo il problema
          Ma chiederemo quali sono le politiche antinflattive che hanno intenzione di adottare perché c’è incertezza e malessere nel Paese

          ROMA
          PER il segretario della Cisl Savino Pezzotta il governo Berlusconi ha compiuto un passo falso: «Far approvare la riforma delle pensioni ricorrendo al voto di fiducia in prossimità del confronto con i sindacati sul documento di programmazione economico finanziaria non aiuta a creare quel clima più disteso che sarebbe servito». Il voto di fiducia previsto alla camera per le 16 di oggi pesa pertanto sull’incontro con le parti sociali in programma per le 17 alla presidenza del consiglio.

          Per lei, Pezzotta, dunque la scelta del governo deve essere criticata?

          «Per i sindacati, che hanno osteggiato la riforma, voler forzare la situazione rappresenta un gesto inopportuno oltre che politicamente sbagliato»


          Dimentica che l’intervento sulla previdenza è considerato importante dal governo?

          «Credo sia ormai abbastanza evidente che la riforma delle pensioni è una riforma sbagliata, visto che il governo non riesce a farla varare con un percorso parlamentare normale. Prendo atto dell’errore, ma non posso digerirlo».


          E’ proprio impossibile accettare la logica del provvedimento?

          «E’ chiaro che l’operazione pensioni non è diretta alla razionalizzazione rispetto alle crescenti aspettative di vita, ma è un rimedio di fronte al deficit pubblico: si fa pagare a pochi quello che dovrebbero pagare tutti. Un giorno sarà necessario rimettere mano alla riforma per garantire più equilibrio e più equità. Ci batteremo da qui al 2008».


          Si sente messo di fronte al fatto compiuto?

          «No, non c’è mai un fatto compiuto. Continueremo la battaglia contro la riforma: le leggi non sono eterne, si possono cambiare. Prima o poi si accorgeranno anche loro che è impossibile immaginarci rassegnati».


          Vede un contrasto tra il voto di fiducia e le sue affermazioni di domenica in difesa dello stato sociale?

          «Domenica ho invitato a tenere giù le mani dallo stato sociale riferendomi sia alla vicenda pensioni, soprattutto a causa di questo tipo di intervento, sia più in generale alla sanità, all’assistenza, alle tutele, alla scuola».


          Lei resta preoccupato?

          «E’ appena stata decisa una manovra correttiva ed è annunciata, con il dpef, una manovra per ridurre il deficit di 24 miliardi di euro (17 miliardi tagli strutturali e 7 di una tantum): mi interrogo dove si interviene. Anche se vengono escluse misure per la sanità, l’assistenza e la scuola, qualche preoccupazione mi resta. Non mi è stato dato dal governo un documento con tutte le misure declinate, ma sono state consegnate solo linee generali».


          Perciò…

          «Perciò mantengo lo scetticismo».


          E con il voto di fiducia va a Palazzo Chigi con animo meno sereno?

          «Sì, vado all’incontro con il governo con animo meno sereno. Non che non mi aspettassi la richiesta della fiducia.Ma ero convinto che il governo si sarebbe reso conto del suo errore. Per il dpef, dobbiamo vedere le risposte alle osservazioni formulate lunedì dai sindacati».


          Può riassumerle?

          «Abbiamo criticato l’entità della manovra provocata dal fatto che alcuni nodi non sono stati affrontati prima. E abbiamo detto che non bastano i tagli: bisogna individuare gli investimente da fare per spingere l’economia. Le nostre proposte sono precise; riguardano il Mezzogiorno, l’innovazione, la ricerca e tutta una serie di problematiche con al centro lo sviluppo».


          E cosa accadrà nell’incontro con il governo?

          «Noi ci aspettiamo risposte. Non andiamo per discutere il tasso di inflazione programmata che non è il problema: il problema è quali politiche antiinflattive vengono adottate. C’è incertezza, c’è malessere».


          Ma il governo deve comunque rimediare al deficit che corre?

          «Il governo deve rimediare al deficit pubblico che galoppa. Ma deve decidere se limitarsi solo a interventi restrittivi, facendo diventare anoressico il paese, o se impostare processi adeguati per il Mezzogiorno, i finanziamenti al sistema industriale, il sostegno all’occupazione, le risorse umane, gli mamortizzatori sociali, la ricerca e l’innovazione».


          E la questione tasse?

          «La riduzione delle tasse non può essere considerata una variabile indipendente. Va coniugata con l’insieme della politica economica e con i servizi erogati. Abbiamo detto con chiarezza no a questo tipo di riforma fiscale, non in generale alla riduzione delle tasse».


          E questa posizione è ferma?

          «La riforma fiscale di cui si parla assicura vantaggi a pochi ricchi e dà poco o nulla alle fasce di reddito entro 20-30 mila euro. Mi chiedo poi come si possano ridurre le tasse se non è stata risolta la questione del federalismo fiscale. Si rischia di avere un taglio delle tasse che toglie risors. E come è possibile rilanciare i consumi se non si rinnovano i contratti di lavoro?».


          Cosa si aspetta a questo punto dall’incontro con il governo?

          «Non so dire cosa mi aspetto. In base a quello che ho ascoltato lunedì dovrei dire che non mi aspetto molto. E come sindacato mi devo anche attrezzare rispetto al varo a settembre della legge finanziaria 2005 che dispone gli atti concreti della politica economica».


          Siete quindi in preallarme?

          «Il giudizio negativo sulle indicazioni avute lunedì è già stato espresso. Il dpef deve essere valutato con la manovra appena varata. A settembre l’assemblea dei quadri e dei delegati sindacali effettuerà una valutazione complessiva. Poi vedremo, anche con un po’ dicreatività, quali iniziative prendere per smuovere una situazione che rischia di ripiegarsi su se stessa».