“Intervista” S.Pezzotta: «Basta con queste banalità»

29/03/2004


LUNEDÌ 29 MARZO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Pezzotta attacca Berlusconi: non prendiamo neanche in considerazione le sue proposte

«Basta con queste banalità
in che Paese pensa di vivere?»
      ore di lavoro Il problema, qui, non è quante ore si lavora, ma in quanti si lavora
      non funziona Tagliare le tasse non funziona. Mi chiedo quanto costerebbe e chi dovrebbe pagare

      LUISA GRION


      ROMA – Forse il governo non ha capito bene. Forse – dice – Berlusconi vive in un paese diverso da «quello con il quale parlo io», in una Italia «sua» che nella realtà non esiste. Ma se per questo pensa che ora il sindacato «vada nelle fabbriche a chiedere di lavorare di più per far sì che altri paghino meno tasse si sbaglia». Ecco come Savino Pezzotta boccia la politica di rilancio economico avanzata dal governo: meno fisco e più ore di lavoro.
      Partiamo dal fisco. La promessa di ridurre l´Irpef da 46 al 33 per cento – almeno quella – dovrebbe piacerle
      «No, perché non funziona. O meglio mi chiedo quanto potrebbe costare, chi sarebbe costretto a pagare. Temo che l´idea del governo sia quella di finanziare il taglio alle tasse con le riduzioni del welfare, una logica chiaramente inaccettabile. Se poi crede che a pagare dovrebbero essere i lavoratori chiamati ad aumentare i tempi del lavoro, beh non voglio nemmeno prendere in considerazione la cosa. Ridicolo.»
      E´ l´idea di un premier
      «Che evidentemente si ostina a non capire. Il problema, qui, non è quante ore si lavora, ma in quanti si lavora. Le ore sono tante, più che in Francia e Germania. La crisi economica non nasce dal fatto che il paese batte la fiacca, ma dal fatto che la sua industria, la sua competitività, la sua ricerca, sono in piena decadenza. E non lo diciamo solo noi sindacalisti. Lo dicono, ormai, anche ampi settori dell´industria, dal siderurgico al tessile, sempre più disposti al dialogo con noi e sempre più preoccupati. Ma il governo non vede quello che sta succedendo nel paese? Quando farà qualcosa di serio?»
      Ridurre le tasse non potrebbe essere qualcosa di serio?
      «No, perché non funziona. Lo si è già visto negli Usa: la leva fiscale da sola non basta per far ripartire un paese. Le tasse semmai vanno pagate e fatte pagare, perché rispondono ad una sorta di solidarietà sociale. E le risorse raccolte , poi, si utilizzano a vantaggio di tutti, per fare investimenti, nella ricerca, nel sistema industriale, per assicurare servizi e risollevare il potere d´acquisto di chi dovrebbe consumare. Restituiamo a pensioni e salari ciò che è stato tolto e vedrete che poi i consumi aumenteranno. Non si parte dal taglio alle tasse, ci si arriva semmai. Questo io sono disposto a dire nelle fabbriche, non che bisogna fare più ore»
      Ma il sindacato, dice il sottosegretario Sacconi, dovrebbe collaborare, non ostacolare la riorganizzazione del sistema produttivo.
      «Sacconi sa bene che quando si è trattato di partecipare ad un comune obiettivo non ci siamo mai tirati indietro. Non abbiamo mica ostacolato la tassa sull´Europa, per esempio. Ma allora c´era un progetto, qui che progetto c´è? A Sacconi, comunque, vorrei chiedere una cosa anch´io»
      Che cosa?
      «Lui giudicò a suo tempo banali le proposte da noi fatte per rilanciare l´economia. Se le nostre idee erano banali quelle appena esposte dal suo governo cosa sono? Sinceramente parlando, come le definirebbe?»
      Il premier, comunque, dice anche che quando manca una vera politica di rilancio europea un paese, da solo, può fare ben poco. Vero o falso?
      «Sul fatto che servirebbe una politica comune più incisiva siamo tutti d´accordo, non per nulla il 3 aprile ci saranno iniziative dai sindacati di tutta Europa per chiedere un maggiore impegno politico. Ma prima di pensare a cosa dovrebbe fare la Bce penso che dovremmo cercare di non ostacolare quello che già può fare. Forse la Bce potrebbe diminuire i tassi se i paesi fossero virtuosi. L´Italia, a proposito: sarà anche messa meglio di Francia e Germania quanto a conti, ma ha l´inflazione un punto sopra la media Ue. Ecco si parta da lì, si abbassi quel punto».
      Comunque sia il governo, con questo suo piano di rilancio, ha dato una risposta allo sciopero di venerdì scorso. E ora?
      «Ora lo invito a fare sul serio. Per esempio: credo sia arrivato il momento di riunire il Parlamento in sessione straordinaria per affrontare davvero l´emergenza economica. La situazione è talmente grave che potrebbe nascere davvero qualcosa di bipartisan».
      Ma in conclusione lo sciopero è servito o no a qualcosa?
      «Certo che è servito, eccome. L´unico a far finta di non capire, orami, è il governo. Ha parlato di sciopero stanco: macché stanco, è stato uno sciopero pensoso. La gente non ha più voglia di scherzare».